Honduras. La storia di un italiano di successo: Stefano Coppa, Console Generale Onorario a Tegucigalpa.
Doveva essere una intervista “tradizionale”, con domanda e risposta. Ma il racconto della sua vita, che Stefano mi ha fatto pervenire, mi é piaciuto tanto che ho deciso di pubblicarlo cosí, come lui me l’ha mandato. E’ la vita di un italiano di successo che ha saputo reinventarsi tante volte: in Costa Rica, in Messico, in Nicaragua fino ad arrivare in Honduras, un Paese difficile, con tanti problemi, dove é riuscito a realizzarsi con quello che il suo bagaglio culturale da sempre gli aveva messo a disposizione: la nostra bellissima lingua (e.m.)
Sono nato a Guastalla in provincia di Reggio Emilia nel 1957. La mia famiglia si è spostata a Cremona quando io avevo 10 anni. A Cremona ho frequentato il Liceo Classico e poi mi sono trasferito a Milano dove ho proseguito i miei studi alla Facoltà di Scienze Politiche. Nel capoluogo lombardo sono rimasto a vivere fino al momento dell’espatrio, avvenuto nel 1993. Attualmente vivo a Tegucigalpa. Sono sposato ed ho un figlio di 25 anni, avuto in un precedente matrimonio.
A Milano, nei primi anni 90, gestivo un Centro Congressi con Ristorante di prestigio sulla Darsena, cioè la zona dei Navigli. Non erano anni facili. Dopo l’ubriacatura della “Milano da bere”, finiti i mondiali del 1990, la città cominciava a conoscere una crisi che sarebbe culminata con lo scoppio di Tangentopoli. La Milano che avevo tanto amato, che mi aveva accolto a braccia aperte quando ero studente universitario, dove avevo svolto con successo differenti attività, aveva cessato di essere tale. Avevo 35 anni quando decisi di andarmene e il passo decisivo, l’ ”alea iacta est”, l’ho fatto quando ne avevo 36.
Perché l’America Centrale? Assunta la decisione di andarmene dovevo scegliere una meta. Nel Centro Congressi ospitavo varie manifestazioni, alcune proposte dalla Fiera di Milano, dove differenti Paesi si presentavano all’Italia. Fra questi l’Ucraina, la Malesia e la Costa Rica. Scartai immediatamente l’Ucraina, per ragioni soprattutto climatiche. Ricordo che la bellezza del mare della Malesia, all’inizio, rappresentò una tentazione. Ma mi spaventava l’eccessiva differenza culturale. Quindi …rimaneva la Costa Rica.
Sono sempre stato un appassionato di mare. Nell’anno che ha preceduto la mia partenza conseguii un brevetto da istruttore subacqueo. L’idea era quella, dunque, di aprire una scuola sub insieme ad una pizzeria su una spiaggia. Dove? A Playa Tamarindo, in Guanacaste, Costa Rica. Detto fatto. Senza mai esserci stato prima, partii.
I primi anni sono stati difficili, anche se le attività che avevo sviluppato avevano avuto successo. La difficoltà stava nell’abituarsi al “modus vivendi” che avevo trovato in loco.
Nel 1995 era nato mio figlio, Nicolò. Si stava avvicinando la sua età scolare e sulla spiaggia dove vivevamo non vi era di fatto nessuna offerta scolastica decente. Quindi, nel 1998, misi in vendita la casa e l’immobile che aveva ospitato pizzeria e scuola subacquea. Si parlava, allora, delle enormi opportunità che stava offrendo il Nicaragua dove la vecchia capitale, León, aveva anche strutture scolastiche discrete, e, soprattutto era a soli 12 chilometri dal mare. La scelta, presa specialmente per andare incontro alle esigenze di formazione di mio figlio, venne assunta. Mi trasferii in Nicaragua, a León, nell’agosto del 1998. Ma nell’ottobre dello stesso anno arrivò l’uragano Mitch…. Il Paese, che stava cercando una via di sviluppo, venne stroncato da quel fenomeno naturale. Nonostante gli aiuti internazionali che vennero destinati sia al Nicaragua che all’Honduras (ugualmente colpito), il Paese non si sarebbe più risollevato, entrando allo stesso tempo in una progressiva crisi politica che l’avrebbe portato all’attuale situazione di totale assenza di Stato di diritto e di libertà democratiche. Quell’esperienza mi fece conoscere di persona la miseria, quella vera, che colpì migliaia di famiglie nicaraguensi che persero la casa e vennero ridotte letteralmente alla fame.
Mi trasferii in Messico perché avevo un contatto a Veracruz Puerto, nello stato di Veracruz. Costituii una società di importazione. Da una risoluzione delle Nazioni Unite, che trovai in lingua spagnola nei documenti della Unione Europea, mi venne l’idea di importare contenitori speciali per rifiuti tossici ospedalieri. Per pura casualità esisteva una fabbrica di questi nuovi contenitori a norma in un piccolo paese vicino a Guastalla, dove sono nato. Mi presentai in azienda in Italia e mi diedero la rappresentanza per il Messico. L’iniziativa andò in porto solo in parte, per le numerose difficoltà legate ad una corruzione che è molto diffusa e che continua a minare la vita economica e sociale del Messico. Mentre mi occupavo dell’importazione dei prodotti, mi venne chiesto, da un costituendo Comitato della “Dante Alighieri” di Veracruz, di seguire ed aiutare il suo processo di formazione.
Ritorno in Nicaragua, che avevo avuto modo di conoscere qualche anno prima e, a Managua, costituisco la “Fundaciòn Dante Alighieri”. Associazione senza fini di lucro che sceglie un rapporto con la Università per Stranieri di Siena. Perché Siena? Perché l’offerta migliore in materia viene dalle due Università specializzate: la Stranieri di Siena e la Stranieri di Perugia. Esami di certificazione CILS e CELI. Laboratori linguistici sempre attivi e disponibili. E a Managua il successo dell’iniziativa è clamoroso.
Le scuole di lingua italiana non hanno nei discendenti dei nostri antichi emigranti il più numeroso e miglior referente. Certo, ci sono anche loro. Ma il loro vero target sono i figli della classe media o medio-alta, ai quali si possono spalancare le porte della Bocconi o del Politecnico, eccetera.
Dieci anni fa decisi di esportare il “Modello Managua” a Tegucigalpa. Aprii un clone della scuola e, anche in Honduras, si sono ripetuti in questi anni i risultati che si erano raggiunti a Managua. Scelsi allora di trasferirmi a Tegucigalpa a vivere, per tante ragioni non escluse quelle climatiche.
Negli ultimi anni ho anche avviato un progetto privato, Dante in Linea Inc, con sede in Florida, per l’insegnamento completamente online della nostra lingua.
La considerazione interessante, relativamente alla presenza italiana nei due Paesi, è che in nessuno di questi esiste una numerosa comunità italiana. Rimanendo ai dati AIRE, ci sono circa mille italiani in Nicaragua e poco meno di duemila in Honduras.
Attualmente la presenza italiana in Honduras è in espansione, mentre si sta contraendo in Nicaragua.
La chiusura dell’Ambasciata ha ridotto le possibilità di eventi in cui riunire gli italiani residenti. In ogni caso, in alcune parti dell’Honduras, la presenza storica delle nostre comunità ha segnato la vita culturale anche degli honduregni. Come nel caso della Festa Agostana “La Noche Veneciana”, nata per effetto di una forte emigrazione da Cefalù, in provincia di Palermo. I nostri connazionali appena arrivati, vedendo la rete di canali di acqua salmastra che esisteva all’epoca hanno avuto la sensazione di trovarsi a Venezia…. Da lì è nata la sfilata di gondole (in realtà le imbarcazioni più diverse fra di loro) sul fiume che si celebra per la festa Patronale. Resta comunque, come problema principale, legato alla presenza italiana in questi due Paesi, la difficile situazione politico-istituzionale in uno e l’aperta assenza dello Stato di diritto nell’altro.
Nel 2014 è stata chiusa l’Ambasciata d’Italia a Tegucigalpa. Le funzioni Consolari dell’Honduras sono passate sotto l’Ambasciata d’ Italia in Guatemala. Dall’anno scorso, su proposta dell’Ambasciatore d’Italia in Guatemala e Honduras, Edoardo Pucci, e con decreto del Presidente Mattarella, sono stato nominato Console Generale Onorario. I Consolati Generali possono essere istituiti solamente laddove non ci siano Ambasciate. E le funzioni, se si considera che, come accennavo prima, la comunità italiana in Honduras è in espansione, sono …onerose più che onorarie. Perché ho accettato considerando che ero già oberato di impegni? Sicuramente ha inciso un ottimo rapporto di collaborazione e di lavoro con l’attuale Ambasciatore. Inoltre, sono convinto che, per chi come me, è un emigrante di vecchia data, l’attaccamento al Sistema Italia, al Paese, con i suoi difetti e i suoi pregi, sia qualcosa di direttamente proporzionale agli anni di espatrio vissuti, ai problemi incontrati, alle difficoltà che ogni italiano che vive all’estero deve affrontare. Ed allora perché non dare una mano? Come si sa i Consoli Onorari non hanno nessun contributo e devono farsi carico in persona delle spese che derivano dall’incarico. Però sono convinto che, parafrasando una famosa espressione kennediana, in generale tutti possano fare qualcosa di più per il loro Paese. Ed io cerco di fare la mia parte e non solo di chiedere agli altri di farla. Ci sono tanti modi di esprimere il proprio orgoglio di essere italiani. Uno è attraverso la cultura del fare, dell’impegnarsi per aiutare la nostra Comunità. In fondo non ho fatto altro che mettere in pratica valori a cui sono legato da sempre. Si è trattato, dunque, di una questione di coerenza.
Nel tempo libero (per la verità da quando sono Console non so più cosa significhi la parola) sono un appassionato di calcio in generale e, soprattutto, un tifoso dell’Inter. L’Inter rappresenta un punto fermo nella mia vita, una sorta di “centro di gravità permanente”. Sono interista da quando avevo sei anni, cioè dalla prima elementare, quando l’Inter vinse di fila due Coppe dei Campioni. Poi mi è toccato aspettare fino al 2010. Per questo quell’anno sono andato a Madrid per seguire la finale di Champions, accompagnato da mio figlio, che è sportivamente figlio d’arte. Come avrei potuto non andare, considerando che avevo dovuto aspettare 45 anni….?
Intervista raccolta da Ennio Marchetti
