Sinner batte Medvedev e conquista Pechino
Quella volta, alle Finals del 2021, Medvedev gli aveva dato un 6-0 e poi, nel cambio campo gli aveva sbadigliato in faccia. Come a dire: che noia questo ragazzino. Quell’immagine, Jannik Sinner, se l’è appuntata nel cervello alla voce: conti da regolare. Ci ha messo un po’, un paio d’anni, ma alla fine ce l’ha fatta.
Jannik Sinner ha sfatato anche questo tabù, per la prima volta ha battuto la sua bestia nera, Daniil Medvedev 7-6 (2) 7-6 e lo ha fatto in una finale, la prima a Pechino dal dopo Covid. Un Atp 500, il nono titolo in carriera che vale come un mille, o forse di più visto il tabellone iniziale con tutti i primi al mondo schierati tranne Novak Djokovic, impegnato a giocare a golf e seguire la Ryder Cup.
Un 500 che vale di più perché finalmente, dopo anni di critiche, arriva dopo aver battuto due più forti di lui, il numero 2 al mondo Alcaraz e il numero 3 Medvedev in finale. Il tutto nella settimana in cui raggiunge al numero 4 del mondo Adriano Panatta, rompendo una tradizione che durava dal 1976. Ma quello che più impressiona è come è riuscito Sinner a conquistare questa finale, imponendo la cura serve and volley a Medvedev, chiamato spesso a correre in avanti proprio lui che ama starsene laggiù a fondo campo a fare la spola. La stessa cosa che Novak Djokovic aveva fatto nella finale dello Us Open per piegare il russo che gioca senza bandiera.
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