Calcio. Mondiale tricontinentale del 2030.Il Cile, escluso, si ribella
Il Mondiale tri-continentale del 2030, tra sei Paesi con un oceano in mezzo, ha già fatto infuriare l’altro mondo escluso dall’operazione della Fifa. Il Cile, per esempio. Se le sedi saranno Spagna, Portogallo e Marocco, tre partite si giocheranno in Argentina, Paraguay e Uruguay. E il presidente del Cile, Gabriel Boric, se l’è presa: perché noi no? Ha telefonato al suo omologo argentino Alberto Fernández, e ha chiesto conto. Il presidente della Federcalcio cilena Pablo Milad, parla di “colpo sferrato a un intero Paese”. E il ministro dello Sport Jaime Pizarro spiega: “Logicamente ci sentiamo delusi dalla decisione, ma ci muoveremo in un contesto in cui vedremo come questa situazione continuerà ad evolvere e quali informazioni di base verranno fornite”.
LE MOTIVAZIONI DEGLI AMBIENTALISTI
Insorgono anche gli ambientalisti. Elliot Arthur-Worsop, fondatore di Football for Future, organizzazione no-profit per una cultura ecosostenibile nello sport, dice: “La decisione della Fifa che le prime tre partite della Coppa del Mondo 2030 si giocheranno in Sud America, prima di ospitare le restanti partite in due continenti, è un altro esempio dell’incapacità dell’industria calcistica di prendere sul serio la minaccia del cambiamento climatico. Ogni giorno assistiamo a eventi meteorologici estremi, inondazioni improvvise e ondate di calore che si stanno intensificando, mettendo a rischio le partite di calcio“.
“La decisione della Fifa- continua- costringe giocatori e tifosi a generare tonnellate di emissioni di carbonio per viaggi insostenibili. Questo crea un pericoloso precedente per i tornei futuri in un momento in cui gli impatti dei cambiamenti climatici peggioreranno. Il calcio ha il potere di cambiare questa tendenza e ispirare una generazione di tifosi ad agire”. Anche l’associazione gruppo Football Supporters Europe si è schierata contro: “La Fifa continua il suo ciclo di distruzione del più grande torneo della terra. Orrendo per i tifosi, ignora l’ambiente e lancia il tappeto rosso a un ospite per il 2034 (l’Arabia saudita, ndr) che ha un primato spaventoso sui diritti umani. È la fine del Mondiale come la conosciamo“.
ag. dire – www.dire.it
