Peter Giannini, banchiere dal cuore grande
A San Francisco una piazza porta il suo nome e nel 1973 il servizio postale americano ha emesso un francobollo con il suo ritratto. Nel 2004 il governo italiano ha ricordato con una cerimonia in parlamento il centenario della fondazione della sua banca e anche il 2009 vedrà il nome di Amedeo Peter Giannini nelle agende commemorative degli Stati Uniti. Osannato come “Builder and titan” del XX secolo dalla rivista Time venne definito dai biografi un “economista dal volto umano”: un uomo che non rimase mai vittima del guadagno e dell’accumulo sterile di titoli e di aziende.
Nato a San Josè in California nel 1870, Amedeo Pietro era originario di Favale di Malvaro, vicino a Chiavari in Liguria. Papà Luigi e mamma Virginia arrivarono in California trasformando la loro casa prima in una piccola locanda e pensione e poi in un Hotel, ma non poterono godere il successo imprenditoriale. Testimone dell’omicidio del padre (per futili motivi economici) Amedeo rimase orfano a sette anni ma dopo poco tempo trovò nel patrigno Lorenzo Scatena, amorevole sostegno per i suoi studi. Il giovane imparò anche i rudimenti dell’ impresa e quando si laureò in economia e commercio aveva alle spalle già una notevole esperienza. A 22 anni, Giannini sposò la ricca Clorinda Flores Cuneo trovando nella moglie il punto di riferimento per tutta la sua carriera imprenditoriale. Deciso a non farsi soggiogare dal demone del denaro, nel 1901 il giovane ligure decise di vendere metà dell’azienda ai dipendenti permettendo loro di pagare sui futuri guadagni. Un’intuizione genale che gli assicurò un reddito fisso e la possibilità di dedicarsi a un altro segmento imprenditoriale.
“Non voglio diventare troppo ricco, perché nessun ricco possiede la ricchezza, ma ne è posseduto”. Con queste parole l’italo-americano scelse di dare una regola precisa alla propria vita e di mantenervi fede per tutti gli anni a venire.
Collaboratore della Columbus Saving and Loan (una banca appartenente alla famiglia Cuneo) Giannini si convinse ancora di più delle proprie teorie che vedevano nella banca uno strumento di finanziamento delle classi sociali più deboli. Dimessosi dalla Columbus, Amedeo decise di tentare così l’avventura in proprio e nel 1904 fondò la Bank of Italy, investendovi tutti i suoi averi. La Bank of Italy in poco tempo divenne la banca degli immigrati, cui venivano erogati prestiti a partire da 25 dollari. Giannini adottò anche la formula dell’azionariato popolare per limitare il potere degli amministratori: nel suo primo anno la banca raccolse 700 mila dollari di deposito.
Le intuizioni di Giannini si rivelarono fondamentali durante il tragico terremoto di San Francisco del 1906. In una città rasa al suolo dal sisma, Giannini fu l’unico a riaprire la propria banca dopo pochi giorni, offrendo prestiti sulla fiducia a operai che avevano perso tutto. Una scelta rischiosa ma basata sulla convinzione che la fiducia sarebbe stata ripagata da uomini cresciuti con il valore dell’onore. Il carretto di frutta che celava i soldi salvati dalle macerie divenne leggendario e trasformò Giannini nell’emblema della ricostruzione di San Francisco. Il banchiere ligure trasmise sicurezza e ottimismo a stimolò il coraggio di riprovare in una comunità che si legò in modo irreversibile alla Bank of Italy. La fama di Giannini iniziò a virare nella leggenda, e la sua integrità morale fece accorrere nuovi clienti da ogni dove. Nel 1909 la Bank of Italy aprì la sua prima filiale a San Josè e nel 1919 Giannini comprò una banca di New York, e la chiamò Bancitaly Cooperation che nove mesi dopo acquisì la “Banca dell’ Italia Meridionale” e mutuò il nome in “Banca d’ America e d’ Italia”. Affiliata nel 1919 alla Federal Riserve Sistem, la creatura di Giannini nel 1927 venne nazionalizzata.
Amedeo Peter Giannini non si fermò all’attività bancaria. Intuì prima di altri la possibilità di sviluppo dell’industria cinematografica (che operava soprattutto a New York) e offrì agli artisti prestiti a tassi agevolati. Fu lui a finanziare con 50mila dollari il progetto di un giovane di talento che non riusciva a trovare il capitale per il suo film. Grazie al banchiere Charlie Chaplin poté girare “Ill monello”.
Fedele alla propria teoria, Giannini non accumulò mai somme ingenti per fini personali e nel 1928 trasferì alla Università della California e alla ricerca sulle tecniche agricoli i suoi utili derivanti dai proventi imprenditoriali. Nello stesso periodo decise di finanziare anche il progetto di Walt Disney su “Biancaneve e i sette nani.”
Colpito dalla poliomelite nel 1931, Giannini respinse l’assalto di speculatori interessati alle sue azioni bancarie e durante i mesi di difficoltà fisica conobbe un giovane artista siciliano, Frank Capra, e il suo sogno in celluloide.. Grazie alla loro amicizia, Giannini finanziò “Accadde una notte” di Capra e oltre 500 film e proseguì nel suo percorso di economia sociale destinando sei milioni di dollari alla costruzione del Golden Gate, imponendo alla Bank of America di non percepire alcun interesse. Passato il testimone al figlio Lawrence Mario, Amedeo si ritirò ufficialmente dal mondo finanziario con 423 filiali, dopo aver devoluto (con assoluta discrezione) gran parte dei suoi guadagni a opere sociali, creando la Giannini Foundation of Agricoltural Economics (che affidò all’Università della California) e la Giannini Family Foundation con lo scopo di promuovere la ricerca medica. Suoi furono anche i soldi che aiutarono gli italiani confinati nei campi di internamento durante la seconda guerra mondiale, e i tentativi di evitare l’internamento di altri italo-americani.
Suoi furono infine molti soldi che servirono per la ricostruzione dell’Italia post-bellica nell’ambito del Piano Marshall. Quando abbandonò l’attività nel 1945, Giannini lasciò come sempre i cassetti della propria scrivania aperta e alle proprie spalle chiuse la porta della banca più grande del mondo!
