Il progetto Trentini Americani
“Quando pensiamo all’emigrazione italiana negli Stati Uniti, la nostra mente va subito alle coste e alle colline assolate del Sud Italia e non ci sbagliamo, in realtà: dei 9 milioni di persone arrivate in America dal Belpaese tra il 1880 e il 1915, circa il 70% proveniva dal Sud. Ma”, come scrive però Francesca Bezzone sul giornale bilingue L’Italo-Americano di Los Angeles, “sarebbe sbagliato credere che i settentrionali non furono interessati a realizzare il loro sogno americano.
Verso la fine dell’Ottocento, sempre più famiglie venete, piemontesi e friulane cercarono di farsi strada sull’altra sponda dell’oceano e iniziarono una nuova vita. Quello che molti forse non sanno è che, in quegli anni, un’altra regione del Nord, nota per le sue belle montagne, contribuì notevolmente alla crescita della fiorente comunità italo-americana: il Trentino.
Realtà poco conosciuta ma molto influente e di immenso valore per il patrimonio degli italiani negli Stati Uniti: ecco perché è un piacere per L’Italo-Americano dare spazio e voce a Vincenzo Mancuso, documentarista e animatore del progetto Trentini Americani, interamente dedicato alla comunità trentina negli Stati Uniti, California compresa.
Nel corso della nostra intervista, Vincenzo ci racconta di più sullo “stereotipo migratorio italiano” cui abbiamo accennato brevemente: “Quando si parla di emigrazione italiana all’estero si pensa sempre al Sud Italia, ma la prima emigrazione italiana all’estero ancora nell’800 è partita dai paesi del Nord Italia. Il Trentino, insieme al Veneto, è una delle regioni del Nord che ha vissuto grandi fenomeni di emigrazione” spiega.
“Oggi il Trentino è una delle regioni più ricche d’Italia ma tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 quasi la metà della sua popolazione dovette emigrare per le condizioni di povertà in cui buona parte della popolazione viveva” continua Vincenzo, spiegando che la necessità di mantenere vivo il ricordo di queste persone e del loro viaggio è al centro del progetto. “Mi interessava recuperare questa memoria. Se il Trentino oggi è una regione così ricca in parte lo deve anche a chi è partito, lasciando maggiori opportunità a chi invece è rimasto”.
Lo sviluppo di questo progetto era quasi “scritto nelle stelle” per Mancuso, a cui interessa raccontare i dettagli della storia delle comunità di migranti italiani, come ci racconta: “Come ricercatore e documentarista avevo svolto diversi lavori sull’emigrazione marocchina e albanese in Italia, e mi interessava iniziare una ricerca sull’emigrazione italiana all’estero, per raccontare l’esperienza migratoria da una prospettiva diversa e andare alla ricerca di una memoria che lentamente stava scomparendo. Ero da subito interessato a raccontare l’emigrazione italiana negli Stati Uniti, uno dei Paesi protagonisti della grande emigrazione italiana. L’idea iniziale era realizzare un documentario che raccontasse l’emigrazione di una comunità italiana, quella trentina, nella città di New York. Il progetto è iniziato con una prima ricerca e campagna di raccolta di testimonianze a New York nel 2009. Questa prima esperienza è stata fondamentale perchè mi ha dato modo di vedere quanto era ancora estesa la rete dei circoli trentini negli Stati Uniti”.
Da lì all’estensione della ricerca e delle interviste a tutte le altre comunità trentine negli Stati Uniti, il passo è stato breve. La ricerca è andata avanti per buona parte di 9 anni e si è conclusa nel 2018, con oltre 160 interviste e testimonianze raccolte. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno e la collaborazione della Fondazione del Museo Storico del Trentino, con la quale Mancuso aveva già collaborato in precedenza e che si è subito interessata alla sua idea.
Continuando la nostra chiacchierata, abbiamo chiesto a Vincenzo cosa ha scoperto sulla comunità trentina negli Stati Uniti mentre lavorava al progetto: “Come tutte le comunità italiane all’estero c’è un grande legame con la propria regione, la propria valle e il proprio Paese di origine. Anche a distanza di generazioni, il legame incredibilmente forte che c’è con il luogo di origine della propria famiglia è davvero notevole”.
Ci spiega meglio la natura e la storia dell’emigrazione dal Trentino dicendoci che “ci sono due tipi di emigrazione trentina: quelli che sono arrivati prima della prima guerra mondiale e quelli che sono arrivati dopo, spesso grazie al fatto che un genitore era nato negli Stati Uniti. Questa è una differenza importante perchè il Trentino fino alla prima guerra mondiale era parte del regno Austro-Ungarico e di conseguenza i trentini, pur essendo una minoranza di lingua italiana, emigravano con passaporto austriaco. Questo elemento è particolarmente rilevante nell’identità delle comunità trentine più storiche, che si definiscono naturalmente anche tirolesi. A Solvay, nello stato di NY, ad esempio, il circolo storico trentino si chiama Tyrol Club”.
È interessante come questo aspetto culturale e linguistico sia emerso anche nella ricerca di Vincenzo, soprattutto in relazione al dialetto: “Ho avuto modo di incontrare persone nate e cresciute in America ma che parlavano benissimo il dialetto trentino (ma non parlavano italiano), perchè era la lingua che usavano con i propri genitori o addirittura con i propri nonni. E questo dialetto era comunque un po’ arcaico, con termini ormai non più utilizzati in Trentino”. Una considerazione analoga potrebbe essere fatta anche per l’inglese americano, il cui vocabolario presenta a volte parole arcaiche non più in uso in Inghilterra: un esempio su tutti, la parola “Fall”, molto più antica dell’inglese “Autumn”, di chiara origine francese.
Oggi il lavoro sul progetto prosegue, con l’obiettivo di mantenere vivo e di trasmettere alla generazione successiva un patrimonio di ricordi, storie e tradizioni. Questo è particolarmente importante perché, se non viene conservato in qualche modo, tutto potrebbe essere dimenticato: “Attraverso il progetto sulla comunità dei trentini mi sono reso conto che spesso la memoria familiare, se non salvaguardata, rischia di essere dimenticata. Se non c’è un membro della famiglia che conserva e preserva il patrimonio familiare fotografico, ad esempio, questo potrebbe andare disperso molto facilmente” precisa Vincenzo ed è per questo che “è nato un nuovo progetto, un portale per la memoria delle comunità italoamericane. Il progetto si chiama italoamericani.org e nel 2021 avvierà una prima raccolta di materiali privati fotografici e filmici, come i vecchi super8, con l’obiettivo di diventare un archivio online in cui poter preservare e condividere la memoria familiare degli italoamericani”.
Il progetto di Vincenzo Mancuso è in pieno svolgimento e, se la ricerca è stata completata, c’è ancora molto da fare per portarlo a compimento nella forma del film che il suo creatore ha immaginato, Trentini Americani: ricordi di un viaggio. “È un viaggio attraverso la memoria dell’emigrazione trentina, e italiana, negli Stati Uniti”.
Se volete, potete contribuire con una donazione visitando il sito del progetto, trentiniamericani.org. “È possibile contribuire alla campagna di raccolta fondi, che grazie alla generosità della comunità trentina ha raggiunto il 50% del budget previsto per finalizzare il montaggio del film” spiega Mancuso. “Se riusciamo a chiudere il budget entro il prossimo mese potremmo avviare la finalizzazione del film quest’autunno e contiamo di poter presentare il film la prossima primavera””.
da “L’Italo-Americano”
