Atalanta nella storia: travolge 3-0 il Bayer Leverkusen e si prende l’Europa League
Il trionfo di Dublino, griffato dalla tripletta dell’anglo-nigeriano Ademola Lookman, porta la squadra bergamasca sull’Olimpo del calcio.
Una soddisfazione per un intero territorio, tanto forte e resiliente quanto fragile e sfortunato
Da mercoledì scorso, il 22 maggio, già ricordato per il Patto d’Acciaio firmato da Germania e Italia nel 1939 e per le Coppe dei Campioni/Champions League vinte dal Milan (1963), dalla Juventus (1996) e dall’Inter (2010), verrà ricordato (anche) per il primo, storico trionfo continentale dell’Atalanta, la squadra di calcio che dal 1907 rappresenta Bergamo e il suo territorio.
Per la ‘Dea’, così erroneamente soprannominata dai propri tifosi e da molti addetti ai lavori (Atalanta, nella mitologia greca, non era una Dea bensì un’eroina nota per la sua maestria nella caccia e nella corsa), si tratta del secondo trofeo in bacheca dopo la Coppa Italia vinta nella stagione 1962-63 (anche quella volta fu una tripletta, realizzata allora da Angelo Domenghini, a permettere alla squadra neroblú di superare un’avversaria considerata, sulla carta, più forte: il Torino di Lido Vieri, Enzo Bearzot, Roberto Rosato e Giorgio Ferrini).
Tuttavia, la Coppa nazionale vinta nel ’63 non era, fino al trionfo di mercoledì scorso, l’unico vanto della squadra: con le sue 63 partecipazioni alla Serie A, l’Atalanta è la provinciale col maggior numero di presenze nel massimo campionato; l’Atalanta, inoltre, è stata anche l’unica società di Serie B ad aver raggiunto una semifinale europea (quella di Coppa delle Coppe della stagione 1987-88). Insomma, la storia della squadra bergamasca era già abbastanza ricca già prima di alzare nel cielo di Dublino l’Europa League conquistata al termine del match vinto per 3-0 contro il Bayer Leverkusen neo-campione di Germania (successo che fa dell’Atalanta una delle poche società, con Parma, West Ham Utd, Villarreal e Real Saragozza, a vincere un trofeo continentale senza aver mai vinto un massimo campionato). Ora, grazie a questo trofeo, anche l’Atalanta è, a tutti gli effetti, una “Grande” del calcio europeo, una bella soddisfazione per una squadra che negli agghiaccianti anni della Pandemia da Covid-19 ha rappresentato per tutto il proprio territorio, tra i più colpiti del pianeta (io che vivo in provincia di Bergamo posso assicurare che certe immagini non erano affatto “Fake”), un simbolo di speranza, di rinascita e, al grido di “Berghèm Mola Mia” (Bergamo non mollare), anche di sopravvivenza.
Finalmente, dopo le sofferenze, anche per i bergamaschi è giunto il momento dei sogni: Gasperini, l’allenatore “condottiero” scelto 8 anni fa dal “Presidentissimo” Antonio Percassi (considerato da Forbes il 2405° uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato superiore al miliardo di euro), vorrebbe confermare tutti i propri campioni e puntare ancora più in alto per scrivere storie ancora più incredibili. Non sarà facile, ma se l’Atalanta non commetterà lo stesso errore dell’eroina da cui ha preso il nome (che perse una corsa per fermarsi a raccogliere delle mele d’oro seminate dallo spasimante che promise di sposare se quest’ultimo l’avesse battuta), ciò che da impossibile è diventato improbabile, potrebbe anche risultare possibile.
