Repubblica Dominicana: la residenza… che non c’è
Credere di vivere da residente in uno Stato straniero ed accorgersi, dopo anni, di non avere la carte in regola.
È la disavventura toccata ad un nostro connazionale, ormai pensionato, che vive a Dajabón, nella zona di frontiera che divide la Repubblica Dominicana da Haiti.
La sua “cedula”, il documento che certifica il suo stato regolare di immigrante, riportava correttamente tutti i suoi dati, aveva la sua foto, la sua firma..
Ogni 4 anni la consegnava al suo avvocato che provvedeva a fargliela rinnovare all’Ufficio dell’Immigrazione. Il nostro pagava il suo legale e, qualche giorno dopo, riotteneva il suo documento con la nuova scadenza.
Giovanni, questo il nome fittizio che daremo al nostro compatriota, l’altro giorno ci ha chiamato ed ha raccontato la sua storia.
Una quindicina di anni fa aveva ottenuto la sua prima residenza, la provvisoria, e l’anno dopo ha iniziato ad avere la “permanente”. Si è affidato ad un azzeccagarbugli locale che i garbugli, invece di risolverli, glieli ha procurati.
Giorni fa Giovanni ha chiamato direttamente l’Ufficio di Immigrazione, a Santo Domingo, per avere alcuni chiarimenti e la sua sorpresa è stata grande quando gli è stato risposto che non figurava più come residente in questo Paese.
Lui non sapeva che, per rinnovare la residenza permanente, occorre, ogni quattro anni, sorbirsi un autentico “tour de force”. Raggiungere la capitale una prima volta per fare le analisi mediche, poi tornare dopo alcuni giorni per procedere ai rinnovi del tesserino di residenza e della “cedula” alla Junta Central Electoral, una sorta di carta di identità, che comportano depositare le proprie impronte digitali, rifare la propria foto con appositi apparati, cosa impossibile a farsi se non ci si va personalmente. Un “tour de force” indubbiamente costoso e estremamente stancante, specialmente per chi ha qualche anno in piú.
Giovanni si è fidato del suo “azzeccagarbugli” che si è fatto pagare e lo ha tradito, facendosi poi negare al momento della richiesta di spiegazioni.
Come avrà fatto il leguleio a fornirgli le due tessere con tanto di foto incorporata (sempre la stessa degli anni precedenti) e annessi e connessi non si sa, e la cosa potrebbe anche lasciar pensare ad una organizzazione che si dedichi a questo tipo di inganno.
E adesso il nostro, per rimettersi in regola, dovrà pagare tutti gli arretrati, sperando che all’Ufficio di Immigrazione siano comprensivi e magari gli vengano incontro.
“Non denuncerò quell’avvocato – confessa – però ho voluto raccontare la mia storia perché altri miei connazionali la conoscano e non cadano nel mio stesso errore con la mia stessa ingenuità”.
