Centodieci anni di colore Azzurro
C’è chi ancora nutre un po’ di rammarico per quella divisa bianca che accompagnò la squadra nazionale nelle prime uscite ufficiali. C’è chi suggerisce da tempo di adottare il verde come colore ufficiale e chi invece vorrebbe una divisa con lo sfondo rosso. Ma la maggior parte degli italiani non cambierebbe affatto. All’Azzurro non rinuncerebbe mai. Perché azzurro è il colore dei trionfi delle nostre squadre nazionali, perché azzurra è la maglia che fa rima con l’Italia. E poco importa se quell’azzurro rende omaggio a un Regno che uscì con le ossa rotte dalla storia italiana e a un casato, i Savoia, che non riscuotono le simpatie di tutti gli italiani.
Il 6 gennaio del 1911 la Befana portò all’Italia una maglia color mare e con quella le squadre italiane hanno vinto e gioito, perso e pianto, mantenendo sempre il proprio orgoglio. Fu l’Arena di Milano a vedere per la prima volta la squadra azzurra di calcio indossare la maglia azzurra e il debutto non fu fortunato. Contro la forte Ungheria l’Italia perse 1-0 ma soddisfò il palato di Casa Savoia che si compiacque per il gradito omaggio ai propri colori reali. La maglia azzurra entrò subito nei cuori degli italiani, nonostante fossero i colori dei cugini francesi (da sempre rivali nel calcio) e nonostante poche parentesi alternative: nel 1938 l’Italia giocò infatti due partite in maglia nera accantonando subito questa scelta dettata dal fascismo ma forse scartata dallo stesso Regime come colore poco consono alle caratteristiche nazionali.
Con la maglia azzurra la nazionale di calcio ha vinto 4 titoli mondiali (1934,1938,1982,2006) un campionato d’Europa (1968), una Olimpiade (1936), due Coppe Internazionali (1930,1935) e si è qualificata vicecampione del mondo nel 1970 e nel 1994 sempre alle spalle del Brasile. Con la maglia azzurra l’allenatore Vittorio Pozzo ha conquistato il record di primo e unico selezionatore ad aver vinto due titoli mondiali di seguito, una Olimpiade e vincere due trofei internazionali.
L’azzurro ha trionfato in Spagna sotto gli sguardi estasiati del presidente “Nonno Pertini” e grazie alla strategia di Enzo Bearzot che per pochi giorni ha perso l’appuntamento con questo particolare centenario dell’Italia sportiva. E infine ha sconfitto ai rigori i cugini d’Oltralpe, in quella Berlino che ci ha avvicinati ancora una volta alla corazzata Brasile per il numero di trofei vinti nelle competizioni mondiali. 711 partite giocate con la maglia azzurra, in varie sfumature e con la maglia bianca come alternativa (un omaggio al primo amore!): 382 vittorie, 189 pareggi e 140 sconfitte nel curriculum della storia pallonara nazionale. E 1257 reti inflitte agli avversari contro le 714 subite.
Il re della maglia azzurra, dopo 100 anni rimane ancora Gigi Riva, capace di realizzare 35 gol in 42 partite e di piazzarsi davanti a due altre leggende del calcio italiano: Giuseppe Meazza (33 gol) e Silvio Piola (30 gol). Roberto Baggio e Alessandro Del Piero si sono invece fermati rispettivamente al quarto e quinto posto in questa particolare graduatoria.
Fu Giampiero Combi ad alzare il primo trofeo vinto nel 1934. Primo capitano di una nazionale campione del Mondo, lasciò la fascia e l’onore a Meazza nel 1938. Nel 1982 toccò a Dino Zoff rappresentare l’entusiasmo della squadra nella bolgia del Bernabeu di Madrid. E Fabio Cannavaro ha stretto il trofeo del 2006. Nel 1968 toccò invece al grande e rimpianto Giacinto Facchetti alzare le mani con la coppa d’Europa vinta a Roma sulla Jugoslavia.
Il primo capitano della Nazionale si chiamava Francesco Calì, ma giocò in maglia bianca. Il giocatore più presente è stato invece Fabio Cannavaro con le sue 136 presenze, 79 delle quali con la fascia di capitano. Il più giovane dei nazionali giocò nel 1910. Si chiamava Renzo De Vecchi e aveva 16 anni e tre mesi. Divenne una leggenda del calcio italiano. L’ultimo capitano della Nazionale italiana è stato invece Giuseppe Rossi, figlio dell’emigrazione e del New Jersey italiano. Sua la fascia nell’ultima partita giocata dall’Italia nel 2010, contro la Romania. Un segno dei tempi e un augurio affinché Rossi possa continuare a rappresentare al meglio i milioni di italiani partiti dall’Italia per lavoro. E oggi ritornati in Italia attraverso i propri figli e nipoti. Per tenere alto il colore Azzurro.
