Cisgiordania, cinque italiani coinvolti nell’assedio di Qusra: la Farnesina segue la situazione
Cinque cittadini italiani, quattro donne e un uomo di età compresa tra i 20 e i 40 anni, sono stati coinvolti nelle tensioni che da giorni interessano il villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania.

I cinque italiani si trovavano nel villaggio per portare solidarietà ad alcune famiglie palestinesi coinvolte nell’assedio delle loro abitazioni da parte di coloni israeliani. La vicenda è ora seguita direttamente dalla Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, in collegamento con il consolato italiano a Gerusalemme e l’ambasciata italiana a Tel Aviv.
La situazione dei cinque italiani
La situazione è evoluta nella mattinata di oggi.
Secondo quanto riferito da fonti della Farnesina, i cinque italiani hanno lasciato l’abitazione nella quale si trovavano e sono stati trasferiti in una casa palestinese non sottoposta all’assedio, senza che vi fosse uso di forza o violenza.
Una delle attiviste italiane, intervistata dall’ANSA con il nome di fantasia di Magda per ragioni di sicurezza, ha raccontato che il gruppo era arrivato a Qusra domenica per verificare direttamente la situazione e portare solidarietà alla famiglia palestinese coinvolta.
«Stamattina la polizia di frontiera israeliana ci ha evacuati», ha raccontato l’attivista, spiegando che ora i cinque sono ospiti di amici palestinesi nel villaggio.
Un villaggio sotto tensione
Qusra si trova a sud di Nablus ed è al centro da giorni di una situazione particolarmente tesa.
Alcune abitazioni palestinesi sono state circondate da coloni israeliani. Secondo le testimonianze raccolte, le persone presenti nelle case hanno avuto difficoltà a entrare e uscire liberamente.
La vicenda ha attirato l’attenzione anche oltre i confini della Cisgiordania.
Nelle ultime ore un piccolo gruppo di attivisti israeliani ha cercato di portare cibo alle famiglie coinvolte, ma la polizia di frontiera avrebbe impedito loro di raggiungere direttamente le abitazioni.
Anche i bambini sono stati evacuati
Secondo il racconto dell’attivista italiana, nelle abitazioni coinvolte nell’assedio si trovavano anche bambini.
Due bambine sono state evacuate nei giorni scorsi attraverso un’ambulanza, che avrebbe portato contemporaneamente acqua e cibo.
La situazione rimane quindi delicata per le famiglie palestinesi rimaste nelle abitazioni circondate.
La posizione della Francia
La vicenda ha provocato anche una reazione diplomatica internazionale.
La Francia ha dichiarato di condannare con la massima fermezza l’occupazione di abitazioni palestinesi da parte di coloni israeliani nel villaggio e le violenze contro i civili.
Parigi ha chiesto alle autorità israeliane di intervenire per proteggere la popolazione civile e di perseguire gli autori delle violenze.
Perché la presenza degli italiani rende il caso ancora più delicato
La presenza di cinque cittadini italiani porta inevitabilmente la vicenda anche sul piano diplomatico italiano.
Non si tratta, infatti, di turisti casualmente presenti nella zona.
Secondo quanto riferito dalle fonti e dalla stessa attivista, i cinque erano arrivati a Qusra con l’intenzione di portare solidarietà alla popolazione palestinese e alcuni di loro avevano già esperienza di attività nella regione.
Ora la priorità per le autorità italiane è naturalmente garantire la loro sicurezza.
La Farnesina sta seguendo direttamente gli sviluppi e mantiene i contatti con le autorità diplomatiche e consolari presenti nell’area.
Una situazione che resta molto fragile
Il trasferimento dei cinque italiani in una casa non assediata rappresenta un elemento positivo, ma non significa che la situazione a Qusra sia risolta.
Le tensioni rimangono elevate e l’area della Cisgiordania continua a essere caratterizzata da episodi di violenza e forti contrapposizioni tra comunità palestinesi e coloni israeliani.
Per questo sarà importante seguire gli aggiornamenti delle prossime ore.
Per i cinque italiani, intanto, l’obiettivo è uno solo: rimanere al sicuro e poter lasciare la zona senza ulteriori rischi.
Una vicenda che ancora una volta dimostra quanto sia delicata la situazione in Cisgiordania e quanto anche cittadini stranieri, compresi gli italiani, possano trovarsi direttamente coinvolti nelle tensioni quotidiane del conflitto.
