Repubblica Dominicana, quanto è davvero vulnerabile a un grande terremoto? Gli esperti lanciano l’allarme
La domanda non è se la Repubblica Dominicana sia esposta ai terremoti.
La domanda è quanto il Paese sarebbe preparato ad affrontarne uno di grande intensità.

Un nuovo approfondimento sulla vulnerabilità sismica delle infrastrutture dominicane riporta al centro dell’attenzione un problema che spesso viene dimenticato fino a quando la terra non ricomincia a tremare: la Repubblica Dominicana si trova in una zona geologicamente molto attiva e presenta diverse faglie capaci di generare terremoti importanti.
Gli specialisti che hanno partecipato a un recente panel sulla vulnerabilità sismica e sulla sicurezza strutturale hanno sottolineato che il rischio non può essere ignorato.
Circa 18 faglie attive
Secondo gli esperti, nella Repubblica Dominicana sono conosciute circa 18 strutture sismiche attive.
Tra quelle considerate maggiormente importanti ci sono la faglia Septentrionale, che attraversa la parte settentrionale dell’isola arrivando fino alla zona di Samaná, e la faglia di Enriquillo, che interessa il sud del Paese e l’area della frontiera con Haiti.
A queste si aggiungono strutture sottomarine come la Fossa di Hispaniola, a nord, e la Fossa dei Morti, che interessa anche l’area di Santo Domingo.
Insomma, la posizione geografica della Repubblica Dominicana non lascia molto spazio alla tranquillità.
Il ricordo del terremoto del 1946
C’è una data che gli esperti continuano a ricordare: 4 agosto 1946.
Quel giorno un terremoto di grande intensità colpì la Repubblica Dominicana e provocò anche uno tsunami.
Sono trascorsi ottant’anni.
Secondo quanto spiegato dagli specialisti, il tempo di ritorno che in passato veniva considerato per un grande evento lungo la faglia Septentrionale era nell’ordine dei 50 anni.
Naturalmente questo non significa che un terremoto debba necessariamente verificarsi perché è trascorso un determinato numero di anni.
La sismologia non funziona come un orologio.
Ma significa che il rischio deve essere preso seriamente e che il Paese non può permettersi di considerarsi al sicuro soltanto perché negli ultimi decenni non si è verificato un evento catastrofico.
Il terremoto non è il vero nemico
C’è una frase pronunciata durante il panel che merita di essere ricordata:
«I terremoti non uccidono. Quello che uccide sono le strutture».
Il concetto è fondamentale.
Un terremoto è un fenomeno naturale.
La quantità di vittime e di danni dipende invece in larga misura dalla qualità degli edifici, dalla progettazione, dal terreno sul quale vengono costruiti e dal rispetto delle norme antisismiche.
Ed è proprio qui che si trova una delle maggiori vulnerabilità della Repubblica Dominicana.
Quanto sono sicuri gli edifici?
È questa probabilmente la domanda più importante.
Non basta sapere dove si trovano le faglie.
Bisogna sapere come reagirebbero gli edifici costruiti sopra di esse.
Una casa moderna progettata secondo criteri antisismici può sopportare una scossa molto meglio di una costruzione vecchia, modificata senza controlli o realizzata senza rispettare adeguatamente le norme.
E il problema riguarda tanto le abitazioni private quanto gli edifici pubblici, le scuole, gli ospedali e le infrastrutture essenziali.
Per questo gli studi di vulnerabilità delle costruzioni rappresentano uno strumento fondamentale di prevenzione.
La microzonizzazione può fare la differenza
Le autorità hanno avviato anche studi di microzonizzazione sismica in diverse aree urbane, tra cui Santo Domingo, Santo Domingo Oeste, Santiago e Barahona.
L’obiettivo è capire come i diversi tipi di terreno possano amplificare o attenuare le onde sismiche e utilizzare queste informazioni per migliorare la progettazione degli edifici.
È un lavoro che forse non fa notizia quanto un terremoto.
Ma è molto più importante.
Perché la prevenzione si costruisce prima della scossa.
Anche la popolazione deve essere preparata
La sicurezza antisismica non riguarda soltanto ingegneri e autorità.
Riguarda tutti.
Sapere dove ripararsi durante una scossa, quali oggetti possono diventare pericolosi, come interrompere eventualmente gas ed elettricità e soprattutto come comportarsi dopo il terremoto può salvare vite.
E c’è un altro elemento fondamentale: non aspettare il terremoto per informarsi.
Quando la terra trema, il tempo per prendere decisioni è pochissimo.
Una lezione che arriva anche da altri Paesi
Durante il panel è stato citato il caso del Giappone, Paese che ha sviluppato nel corso dei decenni una delle più avanzate culture antisismiche del mondo.
Il Giappone non può impedire ai terremoti di verificarsi.
Può però ridurre drasticamente le loro conseguenze attraverso edifici progettati per resistere, sistemi di allerta, esercitazioni e una popolazione abituata a sapere cosa fare.
È una lezione che potrebbe essere particolarmente importante anche per la Repubblica Dominicana.
Non bisogna aspettare la tragedia
La cosa più preoccupante sarebbe trasformare queste informazioni in una previsione.
Nessuno può sapere quando avverrà il prossimo grande terremoto.
Ma proprio per questo non bisogna aspettare che avvenga.
Il vero significato degli studi sulla vulnerabilità sismica è un altro: capire oggi quali sono gli edifici più esposti, quali infrastrutture devono essere rafforzate e quali norme devono essere rispettate.
La Repubblica Dominicana ha già fatto passi avanti nel monitoraggio e nella conoscenza del proprio territorio. Ora la sfida è trasformare queste conoscenze in prevenzione concreta.
Una domanda che riguarda tutti
Chi vive a Santo Domingo, Santiago, Samaná, Puerto Plata, Barahona o in qualsiasi altra parte del Paese dovrebbe porsi una domanda molto semplice:
Se domani arrivasse una forte scossa, quanto sarebbe sicuro l’edificio nel quale vivo o lavoro?
Non è una domanda catastrofista.
È una domanda di buon senso.
Perché il terremoto non possiamo impedirlo.
Possiamo però fare molto per evitare che un terremoto naturale si trasformi in una catastrofe provocata dalla nostra impreparazione.
