Alofoke presidente della Repubblica Dominicana? La candidatura che divide il Paese
Fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata una provocazione, una delle tante discussioni nate sui social.
Oggi, invece, Santiago Matías, conosciuto da tutti come Alofoke, sembra intenzionato a fare sul serio.
L’imprenditore della comunicazione e personaggio di enorme popolarità nel mondo digitale dominicano ha annunciato di voler costruire una propria organizzazione politica e di voler concorrere alle elezioni presidenziali del 2028. Ha anche iniziato a parlare pubblicamente ai giovani chiedendo il loro sostegno.
La notizia sta provocando un acceso dibattito nella Repubblica Dominicana.
E la domanda è inevitabile:
Alofoke può davvero diventare presidente?

Santiago Matías non proviene dalla politica tradizionale.
È diventato famoso attraverso la radio, la musica urbana, YouTube e soprattutto attraverso la sua enorme capacità di costruire un pubblico sulle piattaforme digitali.
Il suo Alofoke Media Group è diventato una delle realtà più influenti dell’informazione e dell’intrattenimento digitale dominicano.
Ora Matías vuole trasformare quella popolarità in consenso politico.
Ed è proprio questo il punto che rende la sua candidatura così particolare.
Non è il politico che cerca di conquistare i social.
È il personaggio dei social che cerca di conquistare la politica.
A luglio Matías ha annunciato di voler creare una propria formazione politica, iniziando il percorso per ottenere il riconoscimento della Junta Central Electoral (JCE).
Ha spiegato di aver ricevuto proposte da più di 15 organizzazioni politiche, ma di aver scelto una strada autonoma perché vuole costruire un progetto con idee e principi propri.
Il passaggio è tutt’altro che simbolico.
Per presentarsi alle elezioni non basta dichiarare una candidatura sui social. Occorre costruire una struttura politica e rispettare i requisiti previsti dalla legislazione dominicana.
Matías ha quindi davanti a sé un percorso molto più difficile di quello che può sembrare guardando il numero dei suoi follower.
Questa è probabilmente la domanda più interessante.
Alofoke possiede qualcosa che molti politici tradizionali vorrebbero avere: un rapporto diretto e quotidiano con milioni di persone, soprattutto giovani.
Una recente rilevazione lo ha collocato al 6,3% in uno scenario di preferenze presidenziali per il 2028.
È una percentuale ancora lontana da quella necessaria per pensare concretamente alla Presidenza.
Ma è sufficiente per dimostrare che il fenomeno non può essere semplicemente ignorato.
E soprattutto bisogna ricordare che siamo ancora a quasi due anni dalle elezioni.
Alofoke potrebbe intercettare una parte dell’elettorato che non si riconosce nei partiti tradizionali.
È un fenomeno che non riguarda soltanto la Repubblica Dominicana.
In molti Paesi del mondo personaggi provenienti dalla televisione, dall’imprenditoria, dai social network o dall’intrattenimento hanno trasformato la propria popolarità in consenso politico.
La forza di Matías potrebbe essere proprio questa: presentarsi come qualcuno che non appartiene alla classe politica tradizionale.
Il suo messaggio insiste sull’origine umile e sulla possibilità, per una persona comune, di raggiungere posizioni che sembravano riservate ad altri.
Per una parte della popolazione questo può rappresentare una storia di riscatto. Per altri, invece, non è sufficiente per governare un Paese.
È qui che comincia la vera discussione. Un conto è costruire un’enorme piattaforma mediatica. Un altro è governare una Repubblica.
Un presidente deve occuparsi di economia, sanità, istruzione, sicurezza, infrastrutture, agricoltura, energia, politica estera, rapporti con Haiti, turismo, investimenti e debito pubblico. Deve inoltre confrontarsi con il Congresso, con la magistratura, con le istituzioni internazionali e con una macchina amministrativa enorme.
La popolarità può aiutare a vincere un’elezione. Non basta, da sola, per governare.
Ed è proprio questo il principale interrogativo che la candidatura di Alofoke pone.
Matías ha cominciato anche a presentare alcune idee.
Tra quelle che hanno provocato maggiore discussione ci sono la possibilità di concedere il voto ai membri attivi delle forze armate e della Polizia, una maggiore liberalizzazione dell’importazione legale di armi e la possibilità di estendere a 24 ore l’attività dei locali notturni e la vendita di bevande alcoliche.
Sono proposte controverse.
In particolare, il voto di militari e poliziotti richiederebbe una modifica della Costituzione, perché oggi la Carta costituzionale dominicana esclude dal voto i membri attivi delle Forze Armate e della Polizia Nazionale.
Questo dimostra anche che il progetto di Alofoke dovrà inevitabilmente trasformarsi da una serie di dichiarazioni in un programma politico completo.
E noi italiani che viviamo nella Repubblica Dominicana?
La questione ci riguarda direttamente. Non perché gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana debbano prendere posizione per un candidato dominicano. Ma perché chi vive qui vive anche le conseguenze delle scelte politiche del Paese.
Sicurezza, economia, tasse, turismo, cambio del peso, investimenti stranieri, rapporti con l’Italia e con l’Europa, servizi pubblici e condizioni per gli stranieri residenti sono questioni che interessano anche noi.
Per questo una candidatura come quella di Alofoke merita di essere osservata con attenzione. Non attraverso il tifo. Attraverso i fatti.
Forse la domanda più importante non è nemmeno se Alofoke riuscirà a diventare presidente.
È un’altra: perché un personaggio proveniente dai media riesce oggi a immaginare di poter competere per la Presidenza della Repubblica?
La risposta potrebbe trovarsi nel rapporto sempre più debole tra una parte della popolazione e la politica tradizionale.
Se un comunicatore riesce a parlare ogni giorno direttamente a milioni di persone, senza passare dai tradizionali canali politici, dispone di uno strumento di consenso che fino a pochi anni fa non esisteva. E questo cambia le regole del gioco.
È troppo presto per dirlo.
Il 2028 è ancora lontano e il percorso per trasformare un’enorme popolarità mediatica in una vera macchina elettorale è lungo.
Dovrà dimostrare di poter andare oltre il pubblico che lo segue per l’intrattenimento. Dovrà convincere persone che magari non hanno mai guardato un suo programma. Dovrà costruire una classe dirigente. Dovrà presentare un programma credibile. E soprattutto dovrà dimostrare di poter parlare a tutta la Repubblica Dominicana, non soltanto alla parte giovane e digitale del Paese.
Ma una cosa è già evidente. Alofoke non è più soltanto un personaggio dello spettacolo. È diventato un protagonista del dibattito politico dominicano. E da oggi, quando si parlerà delle elezioni del 2028, sarà difficile non parlare anche di lui.
Una domanda che lasciamo ai nostri lettori: Alofoke presidente?
Per alcuni è una possibilità concreta. Per altri è una follia. Per altri ancora potrebbe essere semplicemente il sintomo di una politica dominicana che sta cercando nuovi protagonisti.
Noi, come italiani che viviamo nella Repubblica Dominicana, possiamo permetterci di guardare questa vicenda soltanto come spettatori? Probabilmente no.
Perché qualunque sarà il risultato del 2028, il presidente che uscirà dalle urne governerà anche il Paese nel quale abbiamo scelto di vivere.
