In Guatemala l’Italia si racconta a tavola: nasce la Scuola del Vino Italiano
Come si promuove oggi il Made in Italy nel mondo?
Forse non basta più organizzare una degustazione o presentare qualche prodotto italiano.
Bisogna far vivere un’esperienza.
È questa l’idea alla base della “Scuola del Vino Italiano – Experience Edition”, un nuovo progetto della Camera di Commercio e Industria Italiana in Guatemala che punta a portare nel Paese centroamericano, regione dopo regione, il meglio della cultura enogastronomica italiana.

Il progetto è partito dalla Puglia e ha già registrato il tutto esaurito nei primi due appuntamenti.
Non soltanto vino
Il nome potrebbe far pensare a un normale corso dedicato agli appassionati di vino.
In realtà il progetto è molto più ambizioso.
La prima esperienza pugliese ha unito vino, cucina, tradizioni, territorio e convivialità, trasformando due appuntamenti gastronomici in un vero viaggio attraverso la cultura della regione.
Durante la Wine Dinner Experience, i partecipanti hanno scoperto alcuni piatti tradizionali pugliesi, dalle focacce ai panzerotti, dall’acquasale agli spaghetti con pomodori gratinati, fino al calzone di San Leonardo, accompagnati da una selezione di vini della regione.
Non si è trattato quindi semplicemente di assaggiare.
L’obiettivo era capire cosa c’è dietro un prodotto italiano.
La cucina diventa uno strumento per conoscere l’Italia
La seconda esperienza ha seguito invece una strada completamente diversa.
Diciotto partecipanti sono stati divisi in tre squadre, chiamate Bari, Brindisi e Lecce, e hanno partecipato a un laboratorio di cucina nel quale hanno dovuto collaborare per preparare piatti della tradizione pugliese.
Una competizione, ma soprattutto un’occasione per conoscersi.
Tra cucina, vino e convivialità è nata una piccola comunità di persone accomunate dall’interesse per l’Italia.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa.
Il prodotto diventa il punto di partenza, non il punto di arrivo.
Dal vino al turismo
Un bicchiere di vino può raccontare molto più di quanto sembri.
Può raccontare una regione, un paesaggio, una tradizione agricola, una famiglia di produttori.
E può far nascere una curiosità.
Dove nasce questo vino?
Come si produce?
Com’è quella regione?
Quali sono i suoi piatti?
Ed è proprio qui che il progetto può diventare anche uno strumento di promozione turistica.
Chi conosce la Puglia attraverso un vino o un piatto potrebbe domani decidere di visitarla.
Il turismo, in questo modo, comincia molto prima di salire su un aereo.
Il Wine Passport
Tra gli elementi più innovativi del progetto c’è anche il Wine Passport, sviluppato dalla società BOLD.
Attraverso quiz, contenuti digitali, attività interattive e un sistema di punti, i partecipanti possono approfondire la conoscenza dell’Italia durante il percorso.
Il premio finale sarà addirittura un viaggio in Italia offerto da Air Europa.
È un modo decisamente moderno di promuovere il nostro Paese.
Non una brochure da portare a casa, ma un’esperienza nella quale il partecipante viene coinvolto direttamente.
Ogni regione avrà la sua storia
La Puglia è stata soltanto l’inizio.
Il prossimo appuntamento porterà infatti i partecipanti alla scoperta della Toscana, con nuovi vini, nuovi piatti e nuove tradizioni.
L’idea è poi quella di proseguire attraverso le diverse regioni italiane.
Ed è qui che il progetto potrebbe assumere una dimensione internazionale molto interessante.
Ogni regione ha infatti qualcosa di diverso da raccontare.
La cucina e il vino possono diventare una sorta di filo conduttore attraverso il quale scoprire l’Italia delle tante identità.
Un modello che potrebbe viaggiare
Secondo il progetto, il format potrebbe essere adattato anche da altre Camere di Commercio Italiane all’Estero, creando una rete internazionale di iniziative coordinate.
È una prospettiva interessante.
Perché non si tratta soltanto di vendere vino italiano in Guatemala.
Si tratta di creare una comunità di persone che conoscono, apprezzano e possono diventare ambasciatrici del Made in Italy.
E questo può avere conseguenze positive anche per le imprese italiane.
Un consumatore che conosce un prodotto, ne comprende la qualità e ne apprezza la storia è molto più vicino a diventare un cliente.
La diplomazia del buon vivere
C’è infine un aspetto che va oltre l’economia.
La cucina italiana ha una caratteristica particolare: è difficile raccontarla senza parlare di persone.
Si mangia insieme.
Si beve insieme.
Si conversa.
Si condividono ricette e ricordi.
La tavola diventa quindi anche uno strumento di diplomazia culturale.
E forse proprio per questo il progetto guatemalteco è interessante anche per gli italiani che vivono all’estero.
Perché non presenta l’Italia come qualcosa di lontano e immobile.
La presenta come un Paese vivo, creativo e capace di creare relazioni.
Un pezzo d’Italia a migliaia di chilometri da casa
La Scuola del Vino Italiano è partita dalla Puglia, ma il suo obiettivo è molto più grande.
Vuole portare in Guatemala l’Italia delle sue regioni, dei suoi vini, delle sue cucine e delle sue tradizioni.
E soprattutto vuole trasformare chi partecipa in un ambasciatore di questa cultura.
Perché oggi promuovere il Made in Italy significa forse proprio questo:
non limitarsi a mostrare un prodotto, ma far capire da dove viene, chi lo produce, quale storia racconta e perché vale la pena conoscerlo.
Dal Guatemala alla Puglia, e presto alla Toscana, il viaggio è appena cominciato.
E questa volta il biglietto per l’Italia potrebbe cominciare proprio da un calice di vino.
