Canada ed Europa sempre più vicini: e se un giorno Ottawa entrasse davvero nell’orbita dell’UE?
Il Canada si sta avvicinando all’Europa come mai prima d’ora. E quella che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata un’ipotesi quasi fantapolitica oggi è diventata una domanda legittima: potrebbe il Canada costruire con l’Unione Europea un rapporto così stretto da assomigliare, almeno in parte, a una forma di integrazione?

Per ora nessuno sta parlando di adesione del Canada all’UE. I Trattati europei prevedono infatti l’adesione per gli Stati europei e Ottawa non sta chiedendo di diventare un normale Stato membro. Ma la proposta arrivata ieri dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen cambia comunque il livello della discussione: Bruxelles ha aperto alla possibilità di fare del Canada il primo membro associato dell’Unione Europea.
Il primo ministro canadese Mark Carney, parlando oggi al Parlamento europeo, ha accolto con favore il progetto di un rapporto molto più stretto con l’Europa.
Canada ed Europa hanno già molto in comune
La vicinanza non nasce oggi.
Canada e Unione Europea hanno rapporti diplomatici dal 1959 e già dispongono di due importanti strumenti: l’accordo commerciale CETA e l’Accordo di partenariato strategico.
Il CETA è applicato provvisoriamente dal 2017 e ha rafforzato considerevolmente gli scambi tra le due economie. Nel 2025 il valore complessivo degli scambi di beni e servizi tra Canada e UE è arrivato a circa 178 miliardi di dollari canadesi. L’Unione Europea è inoltre il secondo maggiore partner commerciale del Canada e la seconda fonte di investimenti esteri nel Paese.
Ma non è soltanto una questione economica.
Canada ed Europa condividono sistemi politici democratici, una lunga tradizione di stato di diritto, istituzioni multilaterali e una concezione relativamente simile dei rapporti internazionali.
Sono inoltre entrambi impegnati nella NATO e stanno aumentando la cooperazione in materia di sicurezza e difesa.
Dalla politica commerciale alla sicurezza
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della nuova fase.
Il Canada è diventato nel febbraio 2026 il primo Paese non europeo a partecipare al programma europeo SAFE, dedicato agli investimenti nella sicurezza e nella difesa. È un passo significativo perché porta un Paese nordamericano dentro un programma strategico dell’Unione.
Ora Bruxelles e Ottawa vogliono allargare ulteriormente la collaborazione.
Sul tavolo ci sono difesa, intelligenza artificiale, tecnologie avanzate, energia, materie prime critiche, batterie, spazio, sicurezza economica e Artico. Carney e von der Leyen hanno parlato anche della possibilità di rendere più fluido il commercio digitale e gli scambi di servizi.
L’idea europea è quella di costruire una vera “Alleanza per il futuro”, andando molto oltre il semplice accordo commerciale.
E gli Stati Uniti?
Sul nuovo rapporto Canada-Europa aleggia inevitabilmente anche la questione americana.
Gli Stati Uniti rappresentano ancora di gran lunga il principale partner economico del Canada. Ma le tensioni degli ultimi mesi e le politiche commerciali dell’amministrazione Trump hanno spinto Ottawa a cercare una maggiore diversificazione.
Carney ha parlato di rafforzare la sovranità canadese attraverso nuove partnership internazionali. E l’Europa rappresenta per Ottawa il partner naturale con cui sviluppare questa strategia.
Trump ha reagito criticamente all’ipotesi di un rapporto privilegiato tra Canada e UE, arrivando a minacciare possibili nuove misure commerciali contro l’Europa qualora considerasse l’iniziativa ostile agli interessi americani.
Potrebbe davvero entrare nell’Unione Europea?
Qui bisogna distinguere tra possibilità politica e possibilità giuridica.
Oggi il Canada non può semplicemente presentare una normale domanda di adesione come farebbe uno Stato europeo. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea parla infatti di uno Stato europeo che chieda di diventare membro.
Per questo la proposta di “membro associato” è qualcosa di nuovo: non significa diventare automaticamente uno dei 27 Stati membri, né ottenere automaticamente il diritto di voto nelle istituzioni europee o la cittadinanza dell’Unione. Il contenuto concreto di questa eventuale nuova forma di associazione dovrà ancora essere negoziato.
Ed è proprio qui che potrebbe nascere qualcosa di interessante.
L’Europa ha già rapporti molto stretti con Paesi che non fanno parte dell’UE, come Norvegia, Islanda e Liechtenstein, attraverso lo Spazio Economico Europeo. Altri Stati hanno accordi di associazione o di accesso al mercato unico.
Il Canada potrebbe diventare il primo grande Paese extraeuropeo a costruire una relazione di questo tipo su una scala completamente nuova.
Non è fantapolitica, ma nemmeno un’adesione all’orizzonte
Immaginare oggi il Canada come il 28° Stato dell’Unione Europea sarebbe prematuro.
Ma immaginare un Canada sempre più integrato economicamente, tecnologicamente e strategicamente con l’Europa è invece già realtà.
E c’è un elemento che rende il caso canadese particolarmente interessante: il Canada è geograficamente nordamericano, ma possiede forti legami storici e culturali con l’Europa. È un Paese bilingue, con una componente francofona molto importante, membro del G7 e della NATO, con istituzioni democratiche consolidate e un’economia fortemente complementare a quella europea.
In altre parole, Canada ed Europa non hanno bisogno di diventare la stessa cosa per diventare molto più vicini.
Il prossimo appuntamento sarà decisivo
Il percorso appena aperto avrà una prima verifica concreta al vertice Canada-UE del 29 e 30 ottobre a Montréal.
Sarà allora che Bruxelles e Ottawa potranno cominciare a definire meglio cosa significhi realmente questa nuova “Alleanza per il futuro”.
Forse il Canada non entrerà mai nell’Unione Europea.
Ma quello che sta accadendo in questi giorni potrebbe rappresentare qualcosa di altrettanto interessante: la nascita di un nuovo modello di rapporto tra Europa e Nord America, nel quale un Paese geograficamente lontano diventa uno dei partner più stretti dell’Unione.
E chissà che, fra molti anni, guardando indietro, non si scopra che proprio da Strasburgo, nel settembre 2026, era cominciato qualcosa di molto più grande.
