Nella Repubblica Dominicana la campagna elettorale non finisce mai: il 2028 è già cominciato
Mancano ancora quasi due anni alle elezioni presidenziali, ma partiti e aspiranti candidati sono già al lavoro. In un Paese dove la politica occupa gran parte del dibattito pubblico, la competizione per il 2028 è già iniziata.

Nella Repubblica Dominicana la politica è uno dei principali argomenti di discussione quotidiana. Se ne parla nei bar, alla radio, in televisione, sui giornali e sempre più sui social network e su Internet.
Ma c’è un aspetto particolare della vita politica dominicana: la campagna elettorale sembra non finire mai.
Quando un’elezione si è appena conclusa, cominciano già le discussioni sulla successiva. Si analizzano i risultati, si contano le forze interne ai partiti, si cercano alleanze e soprattutto iniziano a circolare i nomi dei possibili candidati.
È quello che sta accadendo adesso, a poco meno di due anni dalle elezioni presidenziali del 21 maggio 2028.
Il calendario ufficiale è ancora lontano
Formalmente, la campagna elettorale del 2028 non è ancora iniziata.
La Junta Central Electoral ha però già preparato il calendario del prossimo ciclo elettorale. Le primarie dei partiti dovranno svolgersi entro il 3 ottobre 2027, mentre entro il 31 ottobre dovranno essere realizzate le convenzioni, le assemblee o le consultazioni previste dalle organizzazioni politiche.
Le elezioni municipali sono fissate per il 20 febbraio 2028 e quelle presidenziali e congressuali per il 21 maggio 2028. Un eventuale secondo turno presidenziale si terrebbe il 25 giugno.
Per la JCE, dunque, il processo ha già un calendario preciso. Per i partiti, invece, la partita è già cominciata molto prima delle scadenze ufficiali.
Il PLD ha già cominciato a contarsi
Nel Partido de la Liberación Dominicana (PLD) è prevista per il 18 ottobre 2026 una consultazione interna tra gli aspiranti alla candidatura presidenziale.
Non sarà ancora la primaria ufficiale prevista per il 2027, ma rappresenterà comunque un primo momento per misurare i rapporti di forza all’interno del partito.
È un esempio significativo di quanto presto sia iniziata la preparazione delle prossime elezioni.
Nel PRM gli aspiranti sono già in movimento
Ancora più evidente è la situazione nel Partido Revolucionario Moderno (PRM), dove diversi dirigenti stanno già costruendo il proprio spazio in vista della futura candidatura presidenziale.
I nomi che circolano sono diversi e comprendono Carolina Mejía, David Collado, Raquel Peña, Guido Gómez Mazara, José Ignacio Paliza e altri dirigenti.
In questi giorni la stampa dominicana registra una crescente attività degli aspiranti, con sostegni pubblici, adesioni e dichiarazioni che vengono interpretate come segnali della competizione interna. Diario Libre ha parlato di una corsa che, nel PRM, sembra essere iniziata con largo anticipo rispetto alla convenzione.
Anche in questo caso, tuttavia, è ancora presto per parlare di candidature definitive.
La Fuerza del Pueblo deve ancora decidere
La situazione è differente nella Fuerza del Pueblo, dove il quadro della candidatura presidenziale non è ancora formalmente definito.
Il partito di Leonel Fernández dovrà affrontare nei prossimi mesi la discussione sulla propria candidatura e sulle modalità con cui arrivare alla scelta.
Anche qui, quindi, il processo è già iniziato politicamente, ma non ancora formalmente secondo il calendario delle candidature.
Perché la campagna comincia così presto?
La risposta è in parte nella particolare struttura della politica dominicana.
Per aspirare alla candidatura presidenziale non basta arrivare al momento delle primarie. Occorre costruire per tempo una rete di dirigenti, militanti e sostenitori, visitare le province, partecipare a riunioni, ottenere appoggi e rendere riconoscibile il proprio nome.
La politica interna ai partiti diventa così una campagna permanente.
E non riguarda soltanto i candidati alla presidenza. Lo stesso meccanismo si riproduce a livello parlamentare e municipale, dove la costruzione delle candidature può iniziare molto prima del voto.
Il problema degli incarichi pubblici
C’è poi un’altra caratteristica della politica dominicana che contribuisce a rendere permanente il rapporto tra partiti, militanti e potere.
È il clientelismo politico, cioè la pratica di collegare l’accesso a incarichi o posti nella pubblica amministrazione alla fedeltà politica e al sostegno elettorale.
È un fenomeno denunciato da anni nel Paese e tornato recentemente al centro del dibattito. Un editoriale di Diario Libre ha osservato che la distribuzione di posti pubblici tra persone che hanno partecipato alle campagne elettorali continua a rappresentare una delle questioni problematiche dell’amministrazione statale.
Lo stesso giornale ha recentemente definito il clientelismo una pratica attraverso la quale la nomina può diventare una forma di ricompensa per lealtà politiche.
Il problema, naturalmente, non è che un militante politico possa avere le competenze necessarie per ricoprire un incarico. Il problema nasce quando la militanza diventa più importante della preparazione professionale e il posto pubblico viene considerato una ricompensa per il lavoro svolto durante la campagna elettorale.
È una distinzione importante: un’amministrazione pubblica ha bisogno anche di persone con esperienza politica, ma dovrebbe avere come criterio fondamentale la competenza necessaria per svolgere bene la funzione.
La politica come professione permanente
Ed è forse proprio qui che si comprende meglio perché, nella Repubblica Dominicana, la campagna elettorale possa sembrare non finire mai.
La competizione non riguarda soltanto il giorno del voto. Comincia molto prima: nella costruzione delle candidature, nella ricerca degli appoggi, nella distribuzione degli incarichi, nella formazione delle squadre politiche e nella preparazione della campagna successiva.
Quando un’elezione termina, inizia praticamente il lavoro per quella dopo.
Il risultato è un sistema nel quale la politica occupa uno spazio enorme nella vita quotidiana del Paese.
Ne parlano gli elettori, i partiti, i mezzi di comunicazione e naturalmente i social network. Ogni dichiarazione di un dirigente può diventare un segnale. Ogni nuova adesione può essere interpretata come un passo verso una candidatura. Ogni nomina può essere letta anche in chiave politica.
Il 2028 è già qui
Mancano ancora molti mesi al voto. E tra oggi e il 2028 possono cambiare alleanze, candidature, equilibri interni e perfino le strategie dei partiti.
Ma una cosa è già evidente: la campagna elettorale del 2028 è cominciata nella pratica molto prima che arrivasse il momento previsto dalla legge.
La JCE ha già il suo calendario. I partiti hanno iniziato a preparare le proprie squadre. Gli aspiranti candidati cercano consensi. E gli elettori, volenti o nolenti, hanno già ricominciato ad ascoltare parlare della prossima elezione.
Perché nella Repubblica Dominicana, più che la politica, sembra non finire mai la campagna elettorale.
