Alluvione in Emilia-Romagna: rimpallo di responsabilità tra i politici
Le lacrime dei residenti delle zone colpite non fermano le sceneggiate dei politici – molti dei quali del PD – sempre più bravi a infangare gli avversari anziché affrontare le proprie responsabilità.
Molti, per pulirsi, sporcano gli altri. Un adagio che, per i politici italiani, è diventato un mantra. L’Emilia-Romagna, piegata dalla seconda alluvione in meno di un anno e mezzo, fa emergere tutto lo squallore della nostra politica. Tuttavia, tra Nello Musumeci (ministro per la protezione civile e per le politiche del mare nel governo Meloni), che in conferenza stampa ha parlato di cifre precise – i 594 milioni per la lotta contro il dissesto idrogeologico stanziati alla regione – e Irene Priolo (presidente dell’Emilia-Romagna), che si è limitata a dichiarare: “Il governo faccia il governo e metta i soldi”, devo dire che preferisco il primo. Ma al di là di chi preferisco io, resta la mediocrità dell’attuale classe politica, forse la peggiore di sempre (e fare peggio di Bettino Craxi, sotto il cui governo, secondo i dati IRPEF, tra il 1983 e il 1987 il debito pubblico passò da 232.386 milioni a 463.083 milioni e il rapporto debito-PIL dal 69,4% all’89,2%, non era certo facile).
I cambiamenti climatici e i terreni diventati eccessivamente asciutti a causa della siccità e delle elevate temperature delle ultime estati rappresentano solo una parte del problema, ma non il problema principale. La verità, che pochi hanno il coraggio di ammettere, è che riparare costa meno che prevenire. Sì, l’Italia non naviga nell’oro, ma gli italiani, per questo, non devono annegare nella merda!
Un residente, intervistato in TV, ha menzionato la possibilità di uno sciopero fiscale. Ebbene, quel residente, e tutti coloro che condividono la sua opinione, hanno il mio totale appoggio.
