Ambasciata Santo Domingo. Bene la corsia preferenziale per gli ultrasettantenni. Ma perché fermarsi qui?
L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha annunciato una novità destinata a facilitare l’accesso ai servizi consolari: una corsia preferenziale per gli ultrasettantenni.

È una decisione che merita di essere accolta con favore. Chi ha una certa età affronta con maggiore difficoltà lunghe attese e pratiche burocratiche, e ogni iniziativa che renda più umano il rapporto tra cittadini e amministrazione non può che essere apprezzata.
C’è però un piccolo dettaglio che colpisce.
Nel comunicato ufficiale si parla di “over 70”.
Viene spontaneo chiedersi: perché quell’ “over”?
L’Ambasciata rappresenta lo Stato italiano e comunica con cittadini italiani. Possibile che non si riesca più a scrivere semplicemente “ultrasettantenni” o “cittadini con più di 70 anni”? L’italiano possiede tutte le parole necessarie per esprimere lo stesso concetto con chiarezza ed eleganza, senza ricorrere a un anglicismo ormai inflazionato.
È una piccola osservazione, certo, ma il linguaggio delle istituzioni dovrebbe essere il primo a valorizzare la nostra lingua.
Detto questo, il nuovo ambasciatore sembra voler introdurre alcune innovazioni e questo è un segnale positivo. Proprio per questo ci permettiamo di rilanciare una proposta che Fatti Nostri sostiene da tempo.
La Repubblica Dominicana non è soltanto Santo Domingo.
Migliaia di italiani vivono a Las Terrenas, Las Galeras, Sosúa, Cabarete, Puerto Plata, Samaná, Punta Cana e in altre località lontane dalla capitale. Per rinnovare un passaporto, autenticare una firma o svolgere una pratica consolare sono spesso costretti a percorrere centinaia di chilometri, affrontando ore di viaggio, spese di trasporto, pernottamenti e, per molti, anche la perdita di una giornata di lavoro.
Ci chiediamo allora: non sarebbe possibile organizzare, almeno una volta all’anno, una missione consolare itinerante?
Basterebbe che un funzionario si recasse nelle località dove risiedono le comunità italiane più numerose per raccogliere documenti, acquisire dati biometrici o svolgere le pratiche che possono essere effettuate fuori sede.
Non si tratta di un’idea rivoluzionaria. In molti Paesi le ambasciate e i consolati organizzano periodicamente servizi consolari itineranti proprio per avvicinare l’amministrazione ai cittadini.
In Repubblica Dominicana, inoltre, il problema logistico sarebbe persino limitato. Alcuni connazionali si sono già dichiarati disponibili a mettere gratuitamente a disposizione un’automobile per accompagnare il funzionario da Santo Domingo alla località interessata e riportarlo in capitale al termine della giornata.
Dov’è, allora, l’ostacolo?
Una missione all’anno non sembra una richiesta irragionevole, soprattutto se consentirebbe a centinaia di italiani, specie anziani, di evitare viaggi lunghi, costosi e stressanti.
Naturalmente gli incontri istituzionali con la collettività sono sempre graditi. Ma forse il modo migliore per essere vicini ai cittadini non è soltanto partecipare a cerimonie o consegnare onorificenze. È anche portare i servizi dove vivono le persone.
Se davvero si vuole inaugurare una stagione di maggiore attenzione verso la comunità italiana nella Repubblica Dominicana, questa potrebbe essere un’innovazione concreta, semplice e molto apprezzata.
In fondo, un’ambasciata non è soltanto la rappresentanza dell’Italia all’estero. È, prima di tutto, la casa degli italiani che vivono all’estero. E una casa dovrebbe cercare, per quanto possibile, di venire incontro alle esigenze dei suoi cittadini.
