“Arrestato in Venezuela”. Mistero sull’imprenditore torinese Mario Burlò
Dal 9 novembre 2024 non si hanno più notizie dell’imprenditore torinese, Mario Burlò, coinvolto nel processo Carminius sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Burlò, a capo di diverse aziende attive nell’outsourcing, era stato condannato a 7 anni in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Era in attesa della sentenza della Cassazione. Il 7 novembre un messaggio all’avvocato in merito al processo, il 9 alla famiglia. Poi, più nulla.
Fuga dai processi?
A carico di Burlò – secondo la Stampa – ci sarebbero però anche anche alcuni procedimenti per presunte indebite compensazioni di crediti Iva e Irpef. Pochi giorni fa, durante un’udienza del Tribunale di Torino, i giudici si sono visti depositare una breve nota del console italiano a Caracas dal titolo inequivocabile: “Detenzione di Burlò Mario in Venezuela”. Non si sa nient’altro. Né il carcere, né i motivi dell’arresto. Un giallo sul quale ora indaga la Procura di Roma, competente sulle sorti degli italiani all’estero. Notizie informali acquisite dai legali attraverso un imprenditore amico di Burlò – e riportate dalla Stampa – parlano di un arresto avvenuto il 10 novembre 2024 in territorio venezuelano dove Burlò sarebbe entrato, via terra, dalla Colombia. Era da poche ore atterrato a Bogotà, avrebbe noleggiato un’automobile e un interprete e sarebbe stato fermato poco dopo aver varcato il confine. Forse, Burlò aveva paura di finire in carcere. Ma la Cassazione, nel frattempo, ha emanato la sentenza: assoluzione.
