Avviato l’esame della proposta di legge per l’esenzione IMU delle abitazioni in Italia dei connazionali all’estero iscritti all’Aire
L’Aula di Montecitorio ha avviato la discussione sulla proposta di legge di Toni Ricciardi ed altri relativamente alle modifiche della legge 160/2019 in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, nonché delle abbinate proposte di legge Di Giuseppe, Onori, Billi, Lovecchio, Manes, Borrelli ed altri. Nel suo intervento il relatore Toni Ricciardi (Pd- ripartizione Europa), ha spiegato che con questo provvedimento si ridefinisca un percorso volto a sanare un’incongruenza normativa: “Stiamo parlando degli immobili, delle case o, se volete, della prima casa di coloro che vivono all’estero, che si sono trasferiti all’estero; generalmente, se analizzassimo la fattispecie, stiamo parlando di persone – tutti nelle nostre famiglie abbiamo avuto qualcuno che è partito per l’estero – che, dopo dieci, vent’anni di duro lavoro, sacrificio, utilizzavano le cosiddette famose rimesse per costruirsi la casa nel proprio Paese di partenza”. “La casa nella cultura italiana è quel patrimonio indiscusso, se volete forse anche identitario, nella quale tutte e tutti si riconoscono. Era il segno tangibile di un sacrificio fatto al di fuori dei confini nazionali affinché si potesse, un giorno, immaginare un rientro, un ritorno e soprattutto la costruzione di un benessere per i propri cari”, ha rilevato Ricciardi auspicando quindi la risoluzione di quello che ha definito come “un problema atavico”. I relatore ha menzionato gli scritti di Francesco Saverio Nitti che, nel 1888, dà alle stampe il suo “L’emigrazione italiana e i suoi avversari”, nel quale si vuole sottolineare l’assenza, la mancanza di una legge organica che disciplini l’emigrazione italiana, che sia in grado di quantificarla e qualificarla. Ricciardi ha ricordato come l’emigrazione da questo Paese, così è stata almeno per oltre un secolo, partiva soprattutto dai piccoli comuni, soprattutto dalla provincia italiana. “E noi sappiamo benissimo quale sia il patrimonio edilizio che si concentra soprattutto nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti”, ha aggiunto Ricciardi facendo presente che in oltre il 70 per cento dei comuni italiani ritroviamo sempre più spesso case vuote o abbandonate. “E molte volte esattamente proprio quegli immobili appartengono agli italiani che vivono all’estero o a dei figli che li hanno ereditati e che, purtroppo, come dire, non riescono a coprire il pagamento dell’IMU”, ha sottolineato il deputato invitando a riflettere sul fatto che i cittadini italiani all’estero non siano cittadini di serie B. “Meritano e hanno la dignità di essere trattati alla pari di tutti gli altri”, ha puntualizzato Ricciardi sostenendo che tale provvedimento prevede che per la fattispecie degli italiani all’estero si possa riconoscere un diritto. “Auspico e credo – ha aggiunto il deputato – che avremo l’opportunità di giungere a un’approvazione all’unanimità di questo provvedimento – le opposizioni, insieme alla maggioranza, discutono, dialogano con i colleghi – e ringrazio tutte le elette e gli eletti all’estero che hanno contribuito, anche con le loro proposte che sono abbinate – si dà testimonianza, un messaggio al Governo rispetto al fatto che tutta la politica, su un tema centrale, ha avvertito la stessa sensibilità”. “La casa, essendo un bene primario, va tutelata: per questa ragione, invito tutte e tutti a esprimere, nel prosieguo del dibattito, un parere favorevole a questa proposta di legge”, ha suggerito Ricciardi. Ha poi preso la parola il deputato del Pd, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale, Christian Di Sanzo che ha sottolineato come questa proposta normativa sia stata recepita favorevolmente da tutti i gruppi politici, con grande spirito di condivisione. “Insieme ad essa, vi sono abbinate le proposte di quasi tutti i gruppi politici, inclusi tutti i partiti della maggioranza. È una proposta che nasce da un’esigenza semplice ma fondamentale: riconoscere pienamente i diritti dei nostri connazionali residenti all’estero e farlo non solo sul piano simbolico, culturale, storico, ma anche su quello pratico e su quello fiscale. È un’iniziativa che interviene sul trattamento fiscale degli immobili posseduti dagli italiani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, l’AIRE, correggendo un problema che, per troppo tempo, ha gravato su cittadini che, pur vivendo all’estero, continuano a mantenere nel nostro Paese beni, affetti e radici”, ha precisato Di Sanzo aggiungendo a sua volta come la prima casa in Italia venga considerata un bene fondamentale e come lo sgravio sulla prima casa sia già a beneficio di tutti i residenti in Italia. “Con questa proposta vogliamo semplicemente equiparare lo stesso trattamento ai nostri cittadini residenti all’estero”, ha precisato il deputato sottolineando come dalla fine dell’800 ad oggi, circa 30 milioni di italiani abbiano lasciato il nostro Paese in cerca di opportunità, lavoro e dignità . “Hanno costruito ponti tra l’Italia e il mondo, hanno creato associazioni e imprese e hanno reso il nostro Paese più grande dei suoi confini geografici, hanno sofferto, hanno lavorato e hanno sperato. Hanno amato l’Italia anche quando l’Italia sembrava averli dimenticati. L’emigrazione italiana non è un capitolo accessorio della nostra storia, è la nostra storia”, ha ribadito Di Sanzo precisando come ad oggi gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono oltre 6,5 milioni: una comunità che è di fatto la ventunesima regione d’Italia, distribuita in oltre 190 Paesi nel mondo. Di Sanzo ha anche ricordato il dato emerso dall’ultimo rapporto RIM della Fondazione Migrantes: ci sono state 155mila partenze solo nel 2024, con una mobilità che si è fatta più circolare e complessa. “Quindi non stiamo parlando di una legge di qualcuno o di una legge per qualcuno, ma di una legge per l’Italia, per gli italiani: un esempio di unità che merita di essere evidenziato e che sottolinea come il tema delle nostre comunità all’estero debba e possa essere affrontato con logiche trasversali a tutti i partiti. In un tempo in cui la politica a volte viene descritta come conflitto permanente, questo provvedimento ci dimostra che il Parlamento sa essere luogo di ascolto, di visione e di decisione condivisa per le nostre comunità all’estero”, ha rammentato Di Sanzo. A seguire l’intervento del deputato Andrea Di Giuseppe (FDI- ripartizione America settentrionale e centrale) che ha spiegato come non si sta dibattendo soltanto su un’imposta, quale appunto l’IMU, bensì si stia dibattendo su quale rapporto si voglia avere con milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali, ma che continuano ostinatamente a sentirsi parte di questa comunità nazionale. “Stiamo dicendo loro, in modo semplice ma molto chiaro: lo Stato vi vede, vi riconosce e smette di trattare la vostra casa d’origine come un lusso da tassare, ma come un ponte tra l’Italia e il mondo. Perché dietro ogni riga di questo provvedimento non ci sono solo numeri: ci sono dei volti, ci sono delle storie, ci sono delle famiglie, ci sono dei sacrifici. Ci sono persone che, mentre noi parliamo, dall’altra parte dell’Oceano o del mondo stanno seguendo questi lavori con la speranza che, per la prima volta, lo Stato non li consideri cittadini di serie B”, ha sottolineato Di Giuseppe rimarcando che la proprietà immobiliare ha un valore affettivo, spesso legato alla casa d’origine, alla casa dei genitori o dei nonni, alla quale conseguentemente si riflette anche un legame con la specifica comunità territoriale. “Per tanti connazionali la casa in Italia non è un investimento speculativo: è un luogo da dove sono partiti i loro nonni, molte volte con la valigia di cartone; è il luogo dove tornando ritrovano una lingua, un dialetto, un odore, una chiesa, un cimitero dove sono sepolti i loro affetti”, ha aggiunto Di Giuseppe evidenziando che le nuove generazioni, spesso professionisti qualificati, considerano la casa d’origine un porto sicuro: “un’Itaca alla quale sperano di fare ritorno”. “Quegli italiani che vivono a New York, a Toronto, a San Paolo, a Sydney o a Londra non sono un problema amministrativo: sono una parte della nostra Nazione che si è spostata fisicamente ma non si è mai staccata davvero e la casa in Italia spesso è il loro ultimo filo diretto con il territorio d’origine”, ha proseguito Di Giuseppe tornando alla questione dell’IMU che rappresenta un aspetto cruciale sia per le comunità storiche che per i giovani italiani all’estero. “Il pagamento di questa imposta ha spesso scoraggiato il mantenimento e la valorizzazione degli immobili di famiglia provocando, specialmente nei piccoli comuni, un impoverimento territoriale e immobiliare progressivo. Iniziative come il turismo delle radici cercano di invertire questa tendenza, riportando luce ai borghi e preservando storie che oggi costituiscono orgoglio e identità per le comunità italiane nel mondo”, ha sottolineato il deputato. (Inform)
