C’erano una volta i traditori (e ci sono ancora)
Nel suo ultimo libro Domenico Vecchioni ripercorre le storie di venti personaggi che si sono resi famosi per i loro tradimenti
Amore e odio, coraggio e vigliaccheria, generosità e tirchieria. Il tradimento appartiene al gruppo di quelle parole che assumono pieno senso solo confrontandolo allo specchio con il suo contrario. E non ci sarà mai tradimento se dall’altra parte dello specchio non si trova la lealtà cui venir meno per i motivi più disparati: dal denaro alla vendetta, dall’ambizione alla viltà. Il tradimento marchia l’autore del gesto con un segno indelebile e lo spedisce nella dannazione della storiografia ma quanti gesti eroici, quante decisione risolutive e quante scelte coraggiose ci sarebbero stati senza dover fronteggiare il rinnegamento della lealtà?
Per capire meglio i tanti fili che legano insieme gli eventi della storia e il contributo dei traditori, Domenico Vecchioni ci guida nella sua ultima fatica editoriale, facendoci conoscere 20 personaggi, protagonisti di storie singolari e controverse. Attraverso le pagine del libro sarà possibile le scoprire le motivazioni profonde che incitarono all’infedeltà, all’inganno, al tradimento uomini che oggi la storia pone anche al di sotto del gradino riservato a dittatori e despoti.
Domenico Vecchioni, autore di lungo corso e di ottima prosa narrativa, ci fa viaggiare attraverso le storie di Giuda Iscariota (il quale lega al suo stesso nome la propria scelta di tradimento) dell’omicida Bruto, assassino di Cesare e traditore per scelte politiche, di Bernadotte, traditore per ambizione,
L’attributo di traditore è stato dato a rivoluzionari e voltagabbana, apostati ed eretici, convertiti e rinnegati, ammutinati e disertori, spie e collaborazionisti, ribelli e terroristi, pentiti e crumiri. E tra i mille personaggi possibili, Domenico Vecchioni sceglie il profilo di venti personaggi per riportare alla luce le gesta più eclatanti avvenute nella storia. E se con Laval conosceremo un traditore che auspicava la vittoria della Germania nazista, con Bazaine conosceremo un traditore per viltà mentre Talleyrand, ci ricorda la storia che di un uomo che fece del tradimento un’arte.
Domenico Vecchioni, diplomatico di professione è stato ambasciatore d’Italia a Cuba ha ricevuto diverse onorificenze, tra le quali quella di “Chevalier des Palmes académiques” e di Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Storico e saggista, iscritto all’albo nazionale analisti d’Intelligence (ANAI), ha collaborato a riviste di politica internazionale (Rivista di studi politici internazionali), di storia (Storia illustrata, Cronos, Rivista Marittima, Conoscere la Storia, Civiltà romana), di intelligence (Gnosis, Intelligence e Storia top secret). Collabora abitualmente con BBC History/Italia ed è autore di una trentina di saggi storico-politici. Si è inoltre interessato alle biografie di personaggi celebri, con particolare riferimento ai protagonisti dello spionaggio mondiale. Tra i suoi volumi vanno ricordati: Richard Sorge, Kim Philby, Ana Belén Montes, Garbo, Storia degli agenti segreti dallo spionaggio all’Intelligence, XX destini straordinari del XX secolo, Cicero, la più intigrante spy-story della 2a guerra mondiale, “Le dieci operazioni che hanno cambiato la Seconda guerra mondiale” (2018) e “Le dieci spie donna che hanno fatto la storia” (2019).
Recensioni
l’attributo di traditore è stato dato a rivoluzionari e voltagabbana, apostati ed eretici, convertiti e rinnegati, ammutinati e disertori, spie e collaborazionisti, ribelli e terroristi, pentiti e crumiri.
Eppure, se osserviamo il tradimento nelle diverse epoche, la percezione che ne hanno avuto contemporanei e posteri è molto più mutevole di quanto non dicano le formalizzazioni giuridiche. Lo dimostra un bel libro di Marcello Flores (“Traditori. Una storia politica e culturale”, il Mulino, 2015). Poiché “chi vince non è mai un traditore”, i protagonisti della sua monumentale ricerca sono quei personaggi che, secondo il potere e le autorità, hanno violato le leggi e i costumi al cui rispetto erano tenuti. Condannati o assolti, assistiti o perseguitati, nelle loro vicissitudini si possono cogliere i sintomi di una millenaria e tortuosa trasformazione: il passaggio dalla fedeltà al sovrano alla fedeltà alla nazione, dalla lealtà individuale alla lealtà istituzionale.
