Cinque Hezbollah con passaporti e cittadinanze italiane per far giungere jihadisti in Europa
Diversi jihadisti hanno ottenuto la cittadinanza italiana grazie a funzionari corrotti: sono almeno 5 i militanti di Hezbollah che circolavano senza problemi in Italia con un passaporto grazie a documenti falsi. La vicenda è stata resa nota dal ministero degli Esteri. Sono in corso controlli alla Farnesina per chiarire la posizione di cinque libanesi che erano riusciti a ottenere la cittadinanza italiana tramite falsi certificati, quindi ne è stata chiesta la revoca.
Per questo Mario Borghese, Senatore e Vicepresidente MAIE, ha presentato un’interrogazione per chiedere al ministero degli Esteri di sapere se è a conoscenza delle generalità delle cinque persone che sarebbero state coinvolte nel caso e se vi sono, allo stato, funzionari o diplomatici sospesi o nei confronti dei quali siano stati disposti o avviati provvedimenti disciplinari per i casi su citati.
Non solo: Borghese chiede anche se il Ministro a cui si rivolge l’interrogazione, quindi Tajani, abbia trasmesso atti o relazioni alle Procure della Repubblica per le eventuali ipotesi di reato da perseguire.
“Siamo molto preoccupati per la sicurezza del Paese – spiega il Senatore eletto nella ripartizione estera America Meridionale -, quindi , chiediamo al governo di saperne di più sulla vicenda. Al momento – prosegue – non sappiamo con certezza se quanto riportato dagli organi di stampa corrisponda al vero, né siamo a conoscenza delle eventuali conseguenze di quanto sarebbe successo. Nell’interesse della sicurezza nazionale, vorremmo avere maggiori dettagli da parte del governo su tutto quanto accaduto e sulla situazione attuale”.
“Sappiamo inoltre – aggiunge Borghese – che le persone tacciate come esponenti di Hezbollah, in passato sono state in Italia, entrate con visto turistico. Com’è stato possibile questo?”.
Dunque, ribadisce in conclusione l’esponente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, “evidenziamo la nostra preoccupazione e attendiamo la risposta del governo per poi eventualmente esprimere pubblicamente le nostre valutazioni”.
La vicenda risale a un paio i mesi fa e riguarda un traffico di passaporti richiesti in Venezuela, dove è presente una comunità di libanesi, compresi sciiti con collegamenti con Hezbollah. Alcune delle persone che hanno ottenuto la cittadinanza sarebbero trafficanti di droga che si sono avvalsi di finti antenati italiani. La denuncia è stata approfondita dalla Farnesina attraverso i suoi ispettori, quindi il console dal Venezuela è stato richiamato a Roma.
La vicenda si intreccia con il problema dell’immigrazione illegale e con la sicurezza nazionale, perché questi soggetti che ottengono la cittadinanza italiana e poi finiscono nelle black list Usa per traffico di droga, compravendita di armi e finanziamenti al terrorismo.
Una serie di pratiche sospette hanno gettato ombre sul consolato italiano a Caracas, dove negli ultimi mesi sono state lavorate 8mila pratiche: l’ipotesi è che ci sia un mercato di cittadinanze flase che coinvolgerebbe avvocati, traduttori e funzionari. Ad aprile sono partiti gli ispettori in Venezuela, in compagnia di finanzieri e carabinieri, per analizzare i documenti. Il console generale Nicola Occhipinti ha fornito l’elenco delle pratiche trattate tra ottobre 2023 e marzo 2024, poi è stato richiamato.
L’ispezione della Farnesina, secondo Il Riformista, potrebbe allargarsi e arrivare nei comuni italiani dove gli jihadisti diventano connazionali con l’aiuto di alcuni funzionari. I controlli si stanno intensificando anche a livello comunale.
