Cittadinanza italiana, la Consulta conferma la nuova legge: cosa cambia davvero
La Corte Costituzionale ha depositato la sentenza sulla nuova legge sulla cittadinanza, mettendo un primo punto fermo su una delle riforme più discusse degli ultimi anni. I giudici hanno respinto le principali contestazioni, confermando la validità delle nuove norme introdotte nel 2025.
Al centro della decisione c’è la riforma dello ius sanguinis, che ha reso più restrittivi i criteri per ottenere la cittadinanza italiana per discendenza. In particolare, non è più sufficiente avere un lontano antenato italiano: il diritto viene limitato a un numero più ristretto di generazioni e richiede un legame più concreto con l’Italia.
La Consulta ha chiarito che queste limitazioni non violano la Costituzione. Sono state infatti considerate infondate le accuse secondo cui la legge introdurrebbe una revoca implicita dei diritti acquisiti o una discriminazione tra i richiedenti.
Si tratta di una decisione destinata ad avere un impatto significativo soprattutto per gli italiani all’estero e per i loro discendenti. Molti di coloro che in passato avrebbero potuto ottenere la cittadinanza potrebbero ora non rientrare più nei nuovi criteri stabiliti dalla legge.
Tuttavia, il dibattito non è chiuso. Esperti e giuristi sottolineano che restano ancora questioni aperte, in particolare sull’applicazione concreta delle nuove norme e sui casi già avviati prima della riforma.
In sostanza, la sentenza rappresenta una svolta: la cittadinanza italiana non è più vista solo come un diritto automatico legato al sangue, ma sempre più come un rapporto reale con il Paese. Un cambiamento che segna una nuova fase per milioni di discendenti di italiani nel mondo.
