Cittadinanza, legge confermata: il MAIE spinge per cambiarla in Parlamento
La recente decisione della Corte costituzionale ha stabilito che la cosiddetta “legge Tajani” sulla cittadinanza è conforme alla Costituzione. Questo significa che le contestazioni giuridiche contro il provvedimento sono state respinte e, quindi, la normativa resta valida dal punto di vista legale.
La questione, però, non è chiusa sul piano politico. Secondo esponenti del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), l’unica strada rimasta per modificare la legge è quella parlamentare. In altre parole, se si vuole cambiare o correggere la riforma, bisognerà intervenire attraverso nuove proposte di legge discusse e votate in Parlamento.
Il dibattito resta acceso soprattutto tra le forze politiche e le rappresentanze degli italiani all’estero. Da una parte c’è chi difende la riforma, ritenendola necessaria per mettere ordine nel sistema della cittadinanza, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento iure sanguinis. Dall’altra, c’è chi critica la legge, sostenendo che penalizzi molti discendenti di italiani e crei situazioni di incertezza o disparità.
Proprio in questo contesto, il MAIE propone un intervento legislativo correttivo, con l’obiettivo di tutelare maggiormente i diritti degli italiani residenti all’estero e dei loro discendenti. L’idea è quella di trovare un equilibrio tra l’esigenza di regolare il sistema e quella di non escludere intere comunità legate all’Italia.
In sintesi: dal punto di vista giuridico la legge è stata “salvata”, ma sul piano politico il confronto è tutt’altro che concluso. Ora la partita si sposta interamente in Parlamento, dove si deciderà se e come modificare la normativa sulla cittadinanza.
nella foto: Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del MAIE
