Cittadinanza negata: chi ha tradito gli italiani all’estero
Con la conversione in legge del Decreto 36/2025, migliaia di italiani nati all’estero stanno vedendo crollare le loro speranze di ottenere la cittadinanza italiana per discendenza. Non si tratta di una semplice “revisione normativa”, come qualcuno cerca di far credere, ma di una vera e propria chiusura nei confronti di chi, pur vivendo lontano, ha conservato nel cuore e nella vita il legame con l’Italia.
Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, pur con delle restrizioni, lasciava ancora alcuni margini di accesso. Ma tutto è cambiato durante i lavori in Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove la Lega, con il pieno sostegno di Fratelli d’Italia, ha proposto e fatto approvare emendamenti che hanno reso la norma molto più dura e selettiva.
L’emendamento più discusso è il numero 1.8 (testo 2), firmato da cinque senatori della Lega. Questo intervento ha modificato in modo sostanziale l’articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, che regolava l’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis, cioè per discendenza.
In particolare, sono stati introdotti tre criteri nuovi e molto più rigidi:
- L’ascendente italiano (cioè il nonno o bisnonno) deve aver posseduto esclusivamente la cittadinanza italiana, senza mai averne acquisita un’altra o averla persa. Un cambiamento che esclude automaticamente milioni di discendenti, specialmente in America Latina, dove l’emigrazione italiana si accompagnava spesso all’acquisizione della cittadinanza locale per motivi pratici.
- Il genitore o adottante deve aver risieduto in Italia per almeno due anni continuativi, ma non in un momento qualsiasi della sua vita: questa residenza deve essere avvenuta dopo l’acquisizione della cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio. Un vincolo temporale estremamente restrittivo, che di fatto taglia fuori la stragrande maggioranza dei figli di italiani nati all’estero.
- Infine, è stata cancellata ogni possibilità alternativa, come la possibilità di presentare documentazione sostitutiva o dimostrare un legame forte con la cultura e la lingua italiana: ora o si rientra perfettamente nei nuovi criteri, oppure si è fuori.
È importante sottolineare che questi irrigidimenti non erano presenti nel testo originale del governo, ma sono stati introdotti proprio su spinta della Lega, che in aula ha difeso queste modifiche con convinzione. Fratelli d’Italia ha appoggiato ogni passaggio, senza proporre alcuna mediazione, confermando una linea politica che mira a restringere il concetto stesso di italianità.
Il risultato è un quadro desolante: chi è nato all’estero e ha un nonno italiano, magari ancora parla il dialetto di origine o partecipa alla vita delle associazioni italiane locali, si vede oggi escluso per cavilli burocratici e scelte politiche.
È un segnale pericoloso. Invece di rafforzare i legami con le comunità italiane nel mondo, si preferisce innalzare muri. Chi ha difeso queste norme dovrà ora spiegare agli italiani all’estero perché non sono più considerati abbastanza italiani per essere riconosciuti come tali.
