Cividale del Friuli: passeggiando sul ponte del diavolo
In quegli anni la Penisola italiana era diventata terra di conquista per numerose bande barbare che dall’Est marciavano calpestando quel che restava dell’Impero romano d’Occidente.
Nel 568 toccò a una popolazione di origine scandinava attraversare le Pannonia (l’attuale Ungheria) per riversarsi sull’Italia. Erano i Longobardi, popolazione di lingua germanica, alleati con gli Avari e in conflitto con i Bizantini.
Nell’aprile di quell’anno i Longobardi, guidati da re Alboino, si misero in marcia e conquistarono l’attuale Friuli Venezia Giulia. Per cautelarsi le spalle durante l’avanzata in Valpadana, il re scelse di affidare al nipote Gisulfo un presidio militare a Forum Iulii (fondata da Giulio Cesare), un borgo posizionato strategicamente sulle sponde del fiume Natisone e destinato a diventare la sede del primo ducato longobardo con competenza su un vasto territorio comprendente praticamente l’attuale Friuli.
Il dominio longobardo finì nel 774 sotto la spada di Carlo Magno, che si proclamò “Gratia Dei rex Francorum et Langobardorum” , mantenne le Leges Langobardorum, e riorganizzò il regno sul modello franco, sostituendo i duchi con i conti. Nel 781 il Friuli venne inquadrato nel Regnum Italiae e nel X secolo, la città iniziò a chiamarsi Civitas Austriae, la residenza ufficiale del Patriarca, vassallo dell’Imperatore di Germania fino al 1238. Con il trascorrere del tempo la popolazione abbreviò il toponimo in Cividale, che oggi è uno dei borghi più belli e suggestivi dell’Italia nei quali persistono tradizioni e miti. Dal nome antico della città, “Forum Julii”, per contrazione, è nato anche il nome “Friuli” mentre i suoi reperti artistici e i suoi monumenti, dal 2011, fanno parte del Patrimonio dell’Umanità.
Cividale sembra cucita su misura per gli amanti del turismo slow. Dopo aver lasciato l’auto a poca distanza dal borgo, è possibile infatti visitarla a piedi, puntando sulla piazza dominata dal Duomo di Santa Maria Assunta (iniziato nel 1453) che conserva dipinti di Giovanni da Udine, del Pordenone, di Gaspare Diziani, del Maggiotto e la pala d’argento dorato con Madonna, santi e il patriarca Pellegrino II (1194-1204).
Il Museo Cristiano, posto accanto allo stesso Duomo ospita alcune tra le testimonianze più preziose della dominazione Longobarda, come, l’Ara di Ratchis (un altare in pietra carsica decorato con bassorilievi), la cattedra su cui vengono raffigurati di molti patriarchi e la spada del Patriarca Marquardo di Randeck. Sulla stessa piazza sorge il palazzo dei Provveditori Veneti, che oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale.
La scoperta della città longobarda prosegue tra i vicoletti del centro urbano, punteggiati da case medievali sospese nel tempo. Il prezioso Tempietto Longobardo che si trova nel Monastero di Santa Maria in Valle (poco lontano dal centro e sulle sponde del fiume Natisone) custodisce una cappella in pietra costruita nel Settecento e rappresenta una struttura unica in tutto l’Occidente, in particolare per il grande arco decorato con trafori a giorno e le grandi statue di santi e martiri. La cappella, alta e stretta e sormontata da un arco di pietra decorato con tralci di vite e sei statue femminili più alte del normale, la rende davvero unica. Nel soffitto e sulle pareti vi sono tracce di affreschi realizzati tra l’XI e il XIV secolo mentre le navate sono separate da colonne con capitelli corinzi. L’Ipogeo Celtico, che si raggiunge a piedi con pochi passi dalla piazza, è invece un insieme di stanze sotterranee scavate nella roccia lungo gli argini del fiume, di epoca preromana e utilizzate nel tempo come carceri o cisterne. L’ipogeo ospita tre grandi mascheroni di pietra scavati nelle nicchie, le cui funzioni originarie rimangono ancora oggi avvolte nel mistero.
Lo skyline di Cividale tocca lo Zenit con il Ponte del Diavolo, un massiccio ponte di pietra con due grandi arcate, risalente al 1442 e sospeso tra le sponde del Natisone. La leggenda narra che il successo della costruzione di questo ponte fu merito del diavolo in persona, che chiese in cambio l’anima del primo passeggero del ponte. Il mito, a seconda delle sue versioni, racconta che i cividalesi si presero gioco del maligno facendo passare di lì un cane, un gatto, una pecora.
Chi arriva a Cividale (decorata al valor militare per la guerra di liberazione e insignita della medaglia d’argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale) non può esimersi ovviamente dalla degustazione della cucina locale, formata da un mix di sapori che unisce le tradizioni delle cucine italiane, slovene e austriache. Di impronta italiana sono ad esempio il Frico, il Prosciutto di San Daniele, il Muset (cotechino di muso del maiale) e la Brovada (rapa), mentre dalla tradizione austro-ungarica attinge lo Stakanje (patate, zucchine e tegoline condite con ciccioli, aglio e aceto) e la Bizna (Minestra con rape, fagioli e grano turco). Sulla tavola non potrà mancare ovviamente un Refosco o un Cabernet (vini rossi) e oppure un Verduzzo o un Tocai friulano (vini bianchi).
