Con gli alligatori contro la disperazione?
Donald Trump non smette mai di stupire — o forse, più tristemente, di spaventare. Dopo il muro, i dazi e le deportazioni, adesso arriva la prigione per migranti irregolari… con tanto di fossato e alligatori. No, non è un film distopico. È la realtà americana del 2025.
La proposta — o forse sarebbe meglio dire minaccia — è quella di costruire strutture di detenzione ai confini, dove gli irregolari non solo vengano rinchiusi, ma anche simbolicamente (e fisicamente) intimiditi da una cornice degna di una caricatura tirannica: recinti rinforzati, vigilanza armata e, appunto, alligatori. Una “soluzione finale” al problema migratorio che grida vendetta non solo al buon senso, ma ai più elementari diritti umani.
Perché è bene ricordarlo: gli “irregolari” non sono criminali. Non sono assassini, stupratori o terroristi, come qualcuno vorrebbe farci credere. Sono, nella stragrande maggioranza, uomini e donne in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle dittature, dal disastro climatico o semplicemente dalla disperazione. Cercano, come ognuno di noi farebbe al loro posto, un futuro migliore. E invece vengono accolti come bestie, trattati come parassiti, spogliati della loro dignità.
Dov’è l’umanità? Dov’è la giustizia? E soprattutto: dov’è la Corte Interamericana dei Diritti Umani? Dov’è la voce forte e chiara dell’ONU? Possibile che una potenza mondiale possa tranquillamente violare trattati e principi fondamentali del diritto internazionale senza che nessuno intervenga?
L’idea di usare animali predatori come deterrente contro l’immigrazione è talmente aberrante da non meritare nemmeno discussione nel merito. È una barbarie. È tortura psicologica di massa. È una dichiarazione di guerra contro i poveri, contro i migranti, contro l’umanità stessa.
Ecco perché serve una risposta immediata, giuridica ma anche morale. I tribunali per i diritti umani devono intervenire. Non si tratta più di una questione interna agli Stati Uniti: riguarda l’idea stessa di civiltà che vogliamo difendere.
Se non alziamo la voce adesso, quando verrà il prossimo passo? Le mine antiuomo? I droni armati ai confini? La deportazione su zattere?
Non possiamo più restare a guardare. Perché oggi gli alligatori li mettono contro i disperati. Domani, magari, li metteranno contro di noi.
