Costarica. Giuseppe Virgilio Cacace: “Il MAIE per me è come una famiglia”
Giuseppe Virgilio Cacace è un italiano che, in Costa Rica ha trovato, con successo, la sua seconda patria.
Cinquantuno anni, originario di Bitritto, in provincia di Bari, vive ad Heredia, distretto costaricano, capoluogo del cantone e della provincia omonimi, dove ha sede anche l’Università Nazionale del Paese Centro Americano.
Membro della Giunta Direttiva della Camera di Commercio Italo-Costaricana, Cacace, da anni coordinatore del MAIE, riveste anche la carica di Presidente del Comites locale.
“La mia infanzia – racconta Giuseppe Virgilio – ha lasciato in me un marchio indelebile. Più che un ricordo in particolare, mi vengono alla mente tutti i giorni passati nel mio bel Bitritto. La mia è la storia che, più o meno, vivono tutti i pugliesi che emigrano”.
Cacace arriva nella Costa Rica nel 1996. “Conobbi la mia prima moglie, venni attratto da due cose: l’amore e la natura spettacolare che il Paese centroamericano offre. Molti dicono che il Paese sia cambiato, e che preferiscono il Costa Rica di una volta – prosegue -, io invece penso che il cambio sia stato in positivo, anche perché oggi ci si trova un po’ di tutto, i servizi sono da primo mondo, anzi credo che, in alcune cose, sia più avanti e poi il popolo costaricano è molto sereno e trasmette serenità, specie quando si va nell’entroterra.
Il mio lavoro è stato segnato dal Covid. Ho avuto un ristorante per 11 anni che ho chiuso all’inizio di questo 2022. Ho da qualche anno un’agenzia che sviluppa pagine web e piattaforme E-commerce per la ristorazione.
Il mio hobby principale da sempre è quello della tecnologia e informatica. Dedico molto del mio tempo libero a leggere tutorial e studiare linguaggi tipo Kotlin, Swift etc.”.
“La comunità italiana nella Costa Rica è molto autonoma – spiega – non esistono centri ricreativi e di aggregazione.Uno dei miei sogni nel cassetto è quello di creare un Club Italia e convogliare li tutta la nostra comunità, sia quella nuova sia gli italo discendenti.
La maggior parte degli italiani ultimi arrivati si dedica alla ristorazione. Bisogna tener conto che in Costa Rica abbiamo 6000 iscritti AIRE, ma, se parliamo di italo discendenti, si arriva anche a 200 mila su una popolazione di 5 milioni di abitanti.
Quali sono le opportunità che questo Paese offre ai nostri connazionali?
Secondo il mio parere uno dei lavori principali è quello del turismo, poi ci sono molte aziende del settore medico/farmaceutico di provenienza italiana che risiedono nelle zone franche.
Come vive un italiano nella Costa Rica? Arrivano facilmente i nostri prodotti?
Non abbiamo una copertura del 100%, mancano molti prodotti e non sono accessibili a tutti, ma so che la nostra Camera di Commercio insieme alla delegazione europea e le altre Camere di Commercio europee fanno l’impossibile per cercare di firmare accordi e inserire più prodotti possibili nelle contingenze.
Quanto è importante l’immigrazione italiana nell’economia costaricana?
Non credo che sia un dato influente, se parliamo di enogastronomia si, abbiamo una certa influenza.
Esistono nostre associazioni?
Una volta si, vi erano tante, sia regionali che di supporto agli italiani, tipo “La Asociación italiana de Mutuo Socorro” nata nel 1890, anch’essa oggi vive un po nell’ombra.
La comunità italiana nella Costa Rica è molto unita?
Direi proprio di no, l’italiano vive di questo egoismo e protagonismo che divide e non unisce, noi, come Comites e Camera di Commercio, stiamo cercando in tutti i modi di unire e sembra che pian piano ci stiamo riuscendo.
Cosa si potrebbe fare, dunque, per ottenere una migliore coesione?
Innanzitutto creare un’associazione Italiana e non regionale, che aggreghi tutti indipendentemente dalla provenienza e poi non avere rivalità con nessuno, io li definisco i MICROCLIMI, cioè abbatterli, se si sente parlar male o alle spalle di qualcuno si dovrebbe pagare un pegno, il problemi vanno affrontati e risolti con i diretti interessati.
Consiglieresti a un connazionale di trasferirsi li?
Prima di tutto consiglio di fare una vacanza lunga, almeno di 6 mesi e poi decidere.
So che presiedi il Comites. Quanto è importante questa istituzione?
Questa istituzione, se venisse gestita seguendo la sua natura, diventerebbe perno principale per tutti e non solo i nuovi arrivati. Nei Comites manca aggregazione perché c’è molta politica. Il Comites della Costa Rica è ibrido; abbiamo fatto una lista dove vi sono tutti i colori e ideologie politiche e si sta cercando di portare avanti tutti insieme dei progetti che beneficiano la comunità, perché a loro non interessano le nostre divergenze politiche.
Come ti sei avvicinato al MAIE e perché credi in questo Movimento?
Se dovessi raccontare tutta la storia ci vorrebbe un libro. Sono coordinatore MAIE dal 2012, ho indossato quella maglietta fin dal principio perché lo considero fondamentale per risolvere tutti i problemi che ho sopracitato. Il MAIE, per me, è come una famiglia, è la finestra più legittima e imparziale che abbiamo per chiedere alle istituzioni di non dimenticarsi degli italiani all’estero, come ha sempre fatto la politica partitocratica romana, questo tema lo vorrei approfondire in un’altra intervista solo a tema MAIE.
Come considerano il Maie i nostri connazionali della Costarica? Quali le sue possibilità di crescita?
Allora, considerando il dato delle ultime elezioni, il MAIE è stato nella Costa Rica il primo partito con il 41,80%, secondo il CDX con 28.47% e terzo il PD con 16.83 %. Le sue possibilità di crescita nella Costa Rica sono innumerevoli in termini di voti perché ha votato solo il 15.35%, in termini di percentuali potremmo crescere ancora di 3 punti, raggiungendo così il 45%. Invece, per quanto riguarda Nord e centro America, bisogna seguire il metodo Costa Rica: parlare costantemente di MAIE e involucrare e aggregare anche gli italo discendenti. Il nostro messaggio dal 2018 è stato chiaro, quando qualcuno ci interpellava per un disservizio o mancanza di aggregazione, carenza di Made in Italy o qualsiasi altro problema, gli si evidenziava che sarebbe stato possibile cambiare tutto ciò nelle urne il giorno del voto.
Ora l’impegno sarà quello di rafforzare e di non lasciare la comunità a se stessa e continuare a lavorare a suo beneficio.
