Da Napoli a Veracruz: cinque secoli di musica raccontano il legame tra Italia e Messico
A volte la storia lascia tracce inattese. È il caso del sorprendente legame musicale che, secondo alcune ricostruzioni storiche, unirebbe la Napoli rinascimentale alle tradizioni popolari dello Stato messicano di Veracruz, attraverso un percorso culturale lungo oltre cinque secoli.

L’argomento è stato recentemente approfondito dal divulgatore culturale messicano Cristóbal de Viveros nel progetto digitale “Cristóbal por Europa”, dedicato alle connessioni storiche tra il Vecchio e il Nuovo Mondo. Al centro della sua analisi vi è la possibile influenza della gagliarda napoletana, una danza molto popolare nel Rinascimento, sulle successive espressioni musicali sviluppatesi sulle coste del Golfo del Messico.
Nel XVI secolo il Regno di Napoli e la Nuova Spagna, che comprendeva gran parte dell’attuale territorio messicano, facevano parte dello stesso impero governato dagli Asburgo. Navi, mercanti, soldati, missionari e artisti attraversavano regolarmente l’Atlantico, favorendo uno scambio continuo di idee, tradizioni e forme artistiche.
Secondo questa interpretazione, alcune melodie e strutture ritmiche provenienti dall’Europa meridionale sarebbero giunte a Veracruz, dove entrarono in contatto con le tradizioni indigene e con i contributi musicali delle comunità africane presenti nella regione. Da questo incontro sarebbe nato, nel corso dei secoli, quel ricco patrimonio culturale che oggi conosciamo come son jarocho, uno dei generi musicali più rappresentativi del Messico.
Gli studiosi concordano sul fatto che il son jarocho sia il risultato di un complesso processo di fusione culturale tra influenze europee, africane e indigene. Tuttavia, l’ipotesi di una lontana eredità napoletana offre una prospettiva affascinante sulle relazioni storiche tra le due sponde dell’Atlantico.
Oggi, a distanza di cinquecento anni, le note del son jarocho continuano a risuonare nelle piazze e nelle feste popolari di Veracruz. E forse, tra i suoi ritmi più antichi, sopravvive ancora qualche eco di quella musica che un tempo animava le strade e le corti della Napoli rinascimentale.
