Digitalizzare gli archivi consolari. Le perplessitá del FLP
Digitalizzare gli archivi consolari: questo l’obiettivo della Farnesina che ha presentato il progetto ai sindacati degli Esteri in un video-incontro l’11 giugno scorso. A renderlo noto è il sindacato Flp Affari Esteri, che in una nota riporta i contenuti illustrati durante l’incontro dai rappresentanti delle Direzioni generali Italiani nel Mondo e Amministrazione Informatica della Farnesina, alla presenza di Alfonso Di Riso, Capo dell’Unità per le Relazioni sindacali e l’innovazione della DG Risorse e Innovazione.
Il progetto, scrive il sindacato, “prevede che le varie sedi all’estero presentino a loro volta singoli progetti per l’affidamento a ditte locali della relativa somministrazione di hardware, software (commerciale e condiviso) e personale per la scannerizzazione dei documenti e la creazione di un database contenente tutti i file dei connazionali iscritti all’AIRE. Le ditte dovranno anche provvedere all’istruzione del personale delle Sedi all’estero circa il software utilizzato e le procedure per la scannerizzazione e l’inserimento dei dati nel nuovo database. L’idea è che, una volta completato l’inserimento dei dati storici da parte del personale della ditta appaltatrice, gli impiegati delle Sedi all’estero possano essere in grado di procedere autonomamente per i futuri aggiornamenti e il relativo inserimento dei nuovi documenti”. Il progetto, infatti, “prevede l’inserimento di tutti i documenti esistenti e di quelli che si genereranno successivamente”.
Per esso, riporta ancora Flp esteri, “sono stati stanziati 11 milioni di euro”. Compito delle ditte aggiudicatrici sarà quello di “istallare i server solo all’interno delle strutture consolari, attenendosi alle norme sulla privacy, firmando un documento analogo a quello utilizzato per le elezioni e i referendum”.
Gli archivi digitalizzati, è stato specificato durante l’incontro, “non sostituiranno quelli cartacei, ma serviranno solo da supporto per facilitare il lavoro degli Uffici Consolari. Sarà necessario anche procedere a uno svecchiamento della documentazione ora esistente nei files dei connazionali”.
Diverse le perplessità della FLP Affari Esteri, soprattutto per la “grave carenza di personale all’estero” che “non permetterebbe di procedere in tempi rapidi allo svecchiamento delle pratiche”. Sul punto, la Dgit, riporta il sindacato, “ha risposto che non è indispensabile procedere prima allo svecchiamento (anche se sarebbe opportuno) e che lo stesso si potrà effettuare anche dopo la scannerizzazione e l’inserimento dei dati nel nuovo database. Inoltre, sarebbe anche possibile procedere prima all’inserimento dei nuovi documenti generati e poi quelli storici. L’intenzione è infatti quella di lasciare libere le Sedi sui modi e i tempi dello svolgimento del progetto. Il prossimo passo sarà quello di inviare a tutte le sedi all’estero una comunicazione con la quale verrà sollecitata la presentazione di un preventivo per la realizzazione del progetto”.
Per il sindacato il progetto solleva dubbi anche sul fronte-privacy, tanto da essere “inaccettabile sotto ogni punto di vista”.
Secondo Flp Esteri “affidare a società estere la gestione di dati estremamente sensibili, come la composizione del nucleo famigliare, lo stato civile, il titolo di studio, la professione, oltre l’indirizzo di residenza, eventuali atti notarili, informazioni riguardante l’appartenenza religiosa, lo stato di salute, e tanto altro ancora concernenti i connazionali residenti all’estero e iscritti all’AIRE, significa dare in pasto a quelle società locali dati talmente sensibili da poter minacciare la loro sicurezza e perfino quella del nostro Paese. Il tutto a fronte di una dichiarazione d’impegno, che equivarrebbe, più o meno, alla promessa del marinaio, impossibile da far rispettare e perseguire in caso di mancato rispetto dell’impegno assunto. Soprattutto se il mancato rispetto dell’impegno rimanesse celato. Ci fa specie, soprattutto, che tale intento provenga da un’Amministrazione sempre e troppo esageratamente attenta alle questioni legate alla privacy, tanto da burocraticamente complicare qualunque attività”.
Secondo il sindacato, Comites e Cgie dovrebbero farsi sentire, così come l’Anac e il Garante della Privacy.
Sotto accusa, oltre al costo del progetto, anche “la volontà di continuare ad affidare a servizi esterni compiti istituzionali propri del MAECI”, senza contare che “se il progetto dovesse andasse in porto, si potrebbero avere nei consolati oltre 200 software diversi, secondo le scelte delle singole società incaricate”.
“Assurdo”, il commento della FLP Affari Esteri che parla di “decisione scellerata” nata da una “gestione amministrativa fallimentare”: “il blocco delle assunzioni dell’intera area tecnico amministrativa e il crescente impegno nell’assumere solo diplomatici e personale a contratto ha portato alla perdita di controllo e alla esternalizzazione di tutto ciò che non si è più in grado di gestire”, l’accusa della Flp Esteri, secondo cui sarebbe da “rivedere la carriera diplomatica” perché ci sarebbero “troppe feluche cui trovare un posto” sicchè “oggi accade che, dopo solo tre anni dall’entrata nei ranghi, un “giovane diplomatico” possa essere messo a dirigere un Ufficio Consolare senza aver avuto alcuna esperienza estera”.
Sotto accusa anche “la trascuratezza dell’adeguamento tecnologico” e “la mancata assunzione di personale informatico” che alla fine costringono l’amministrazione a “scelte paradossali”.
Concludendo, la FLP Affari Esteri ribadisce la “necessità di provvedere alla digitalizzazione degli archivi consolari”, proponendo però “con gli 11 milioni di euro stanziati un progetto diverso, che passi attraverso l’assunzione di un congruo numero di informatici che possano elaborare un unico software da adottare in tutte le Sedi e che possano avviare la digitalizzazione, mantenerla e aggiornarla con la loro presenza in ciascuna Sede”. (aise)
