Domanda per chi canta vittoria troppo in fretta…
Davvero possiamo parlare di “grande conquista” quando si ridà la cittadinanza solo a chi l’ha persa prima della legge del 1992 per averne acquisita un’altra?E ancora: possiamo definirla una vittoria se questa cittadinanza non è trasmissibile ai figli, ai nipoti, ai pronipoti, perché nel frattempo sono diventati tutti maggiorenni?
Conosciamo decine di casi del 1992 in cui il riacquisto non ha avuto alcun impatto familiare: il padre o la madre l’ha riottenuta, ma i figli, ormai adulti, ne sono rimasti esclusi.
Allora chiediamoci:
È questo il modello che vogliamo replicare oggi?
È davvero giusto cantare vittoria per una misura che premia solo chi ha superato i 70 anni e lascia fuori intere generazioni nate all’estero?
Chi conosce le comunità italiane nel mondo sa che il problema è ben più profondo.
Il vero nodo non è “riavere la cittadinanza individuale”, ma ridare dignità e diritti a famiglie intere che l’Italia ha dimenticato per troppo tempo.
Riformare è necessario. Ma farlo a metà non è una vittoria. È solo una toppa mal cucita su una storia interrotta.
Vorrei sapere: per i figli ormai già maggiorenni si applicherà lo stesso limite del 1992? Anche stavolta saranno esclusi?
O è solo il solito gioco di una parte della politica, sia di destra che di sinistra, per prendere in giro i malcapitati?
