Due parole sul Papa e la sua (ultima) caduta di stile
Dai non detti sulla sparizione di Emanuela Orlandi all’ultima gaffe sui gay in seminario, passando per gli schiaffetti sulla mano della fedele cinese; dire ciò che va detto sul pontefice è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.
Vedere un vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana (Matteo Salvini) combattere contro i moderni tappi attaccati alle bottiglie, ridere del presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana (Giorgia Meloni) che stringe la mano al presidente della Regione Campania (Vincenzo De Luca) presentandosi come “La Stronza” e sentire un Papa (Jorge Mario Bergoglio) parlare di “frociaggine”, la dice lunga sul livello culturale (se di livello culturale possiamo ancora parlare) raggiunto dalla nostra razza.
OK, Salvini “l’è quel che l’è” (è quello che è).
OK, la Meloni ha spiegato che il suo era un attacco nei confronti di tutti quei maschi che credono che offendere una donna sia qualcosa di normale e di accettato.
Ma il Papa? Dall’uomo considerato un “Santo Padre” non mi sarei mai aspettato certe battute “démodé” (“démodé” come le commedie scollacciate degli anni ’70 che hanno contribuito a diffondere certi preconcetti del tutto sbagliati sulle donne e gli omosessuali), ma, tuttalpiù, “un’entrata a gamba tesa” su tutti i bullismi da sempre accettati solo dai più volghi.
Tuttavia, se anche questa volta mi ritrovo a fare i conti con una delusione, la colpa è solo mia; il Papa, in fin dei conti, cos’è? È un uomo e gli uomini, come Salvini, sono quello che sono.
Io, che non sarò mai Papa (da buon ateo non ho mai fatto nemmeno il chierichetto), credo che un “frocio” di buon cuore sia una persona migliore di un eterosessuale capace di accoltellare la propria compagna incinta (sì, sto proprio parlando di Alessandro Impagnatiello) o di scaraventare la madre di suo figlio giù da un cavalcavia (sì, sto proprio parlando di Andrea Favero).
Io, che non sarò mai Papa e nemmeno chierichetto, credo che il mondo non debba dividersi in “froci” e “non froci”, ma in buoni o cattivi.
I buoni, quelli capaci di creare famiglie composte da persone capaci di volersi bene, avranno sempre la mia stima.
Per tutti gli altri, ovvero per tutti quelli devoti a una “anacronistica normalità”, ci sono gli uomini come Roberto Vannacci e i Papi come Jorge Mario Bergoglio.
