È morto Eugenio Scalfari
È morto in queste ore all’età di 98 anni Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano “La Repubblica” ed ex deputato del Partito Socialista Italiano.
“Ciao direttore – un’avventura straordinaria. L’intellettuale amato dal popolo”, è il titolo scelto dal giornale da lui fondato per salutarlo.
Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924, laureato in giurisprudenza nel 1950, il “gigante del giornalismo classico” è stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana, padre di due “creature”, L’Espresso e La Repubblica, nate dal nulla ma che in pochi anni hanno raggiunto i vertici della diffusione e lasciato un’impronta indelebile.
Una vita spesa per informare. Dare notizia, mettere a conoscenza i fatti, muoversi nelle contraddizioni.
La prima creatura, il settimanale “L’Espresso”, lo ha fondato nel 1955 con Arrigo Benedetti. Ne sarà direttore dal 1963 al 1968 dopo essere stato nei cinque anni precedenti vicesegretario nazionale del Partito Radicale. Sotto la sua direzione L’Espresso pubblica per diverse settimane una storica inchiesta su un progetto golpista del Sifar, il servizio segreto militare allora dominato dal generale Giovanni De Lorenzo.
La seconda delle sue creature giornalistiche arriva nel 1974, “La Repubblica”. E ha preso vita dopo la sua elezione, nel 1968, come deputato tra le fila del PSI. Sarà direttore del quotidiano per vent’anni, rompendo diversi schemi dominanti della stampa dell’epoca, dal formato a sei colonne quando tutti uscivano a nove, alla decisione di non seguire lo sport e non uscire il lunedì.
Tra gli anni ottanta e novanta, Repubblica segue con molta attenzione la vicenda della fusione tra la chimica pubblica di Eni e quella privata di Montedison nella joint venture Enimont, anticipando molte delle irregolarità che saranno poi accertate dai processi di Mani pulite. Negli ultimi due anni della sua direzione, il quotidiano si oppone con forza all’ascesa politica di Silvio Berlusconi, battaglia mantenuta a lungo anche sotto la successiva direzione di Ezio Mauro.
Contestuale l’attività di scrittore. Tra i suoi molti libri si ricordano “L’autunno della Repubblica” (1969), “Razza padrona” (1974), “Interviste ai potenti” (1979), “L’anno di Craxi” (1984), “La sera andavamo in via Veneto. Storia di un gruppo dal “Mondo” alla “Repubblica”” (1986), “Incontro con io” (1994), “Alla ricerca della morale perduta” (1995). E poi i romanzi “Il labirinto” (1998) e “La ruga sulla fronte” (2001), l’autobiografia “L’uomo che non credeva in Dio” (2008).
Lascia la direzione di Repubblica nel 1996 e pochi mesi dopo viene nominato Cavaliere di Gran Croce dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Continuerà a collaborare con il gruppo editoriale, pubblicando lunghi editoriali sull’edizione domenicale del quotidiano e mantenendo anche rubriche sul supplemento “Il Venerdì” e su “L’Espresso”. Nell’ultimo decennio ha più volte intervistato Papa Francesco. L’ultimo articolo su Repubblica porta la data del 6 marzo scorso e il titolo “Il morso velenoso del serpente russo”.
La Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, lo ha voluto ricordare questa mattina con un breve discorso di commemorazione e un minuto di silenzio in Aula
“La scomparsa di Eugenio Scalfari lascia un vuoto incolmabile nella vita pubblica del nostro Paese. Scalfari è stato assoluto protagonista della storia del giornalismo nell’Italia del dopoguerra – ha detto Casellati -. La chiarezza della sua prosa, la profondità delle sue analisi, il coraggio delle sue idee hanno accompagnato gli italiani per oltre settant’anni e hanno reso i suoi editoriali una lettura fondamentale per chiunque volesse comprendere la politica, l’economia”.
Anche il premier Mario Draghi ha avuto parole di stima verso Scalfari: “Deputato della Repubblica, ha accompagnato il suo amore per il giornalismo all’impegno civile e politico, all’alto senso delle istituzioni e dello Stato. Esprimo ai suoi cari, ai direttori Maurizio Molinari e Lirio Abbate e a tutti i giornalisti de La Repubblica e de L’Espresso, le più sentite condoglianze a nome di tutto il Governo. A me mancheranno molto i nostri confronti, la nostra amicizia”. (aise)
