Elezioni europee: ha vinto l’astensionismo
Quasi la metà degli aventi diritto non ha votato. Anche questo dato deve essere analizzato, studiato e capito
In attesa di conoscere nel dettaglio i risultati delle elezioni europee e di capire quali conseguenze porteranno il successo del Rassemblement National in Francia e il forte aumento dei movimenti più nazionalistici ed euroscettici in Germania e in Austria, un primo, preoccupante dato è già ufficiale: l’affluenza ai seggi non ha superato il 51%.
Dunque avevano ragione i non pochi convinti che a vincere sarebbe stato il partito dell’astensionismo? Pare proprio di sì. Ma perché non si vota? Perchè siamo alle porte dell’Estate è un bel week-end fuori porta è più attraente del diritto/dovere di votare? Perché la sfiducia nei confronti della politica è ormai giunta al punto di non ritorno? Perché gli elettori credono che in fin dei conti, che vinca “Tizio, Caio o Sempronio”, non cambierà nulla? Qualunque sia il motivo, l’astensionismo con cui ci stiamo ritrovando a fare i conti deve essere considerato un fallimento (della politica e non solo).
La politica (lo dico in tono provocatorio) dovrebbe imparare dal calcio. Cosa voglio dire? Alle 21:00 di venerdì prossimo, all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, le nazionali di Germania e Scozia apriranno la 17ª edizione del campionato europeo di calcio; sono certo che al momento del calcio d’inizio saranno ben pochi coloro che decideranno di astenersi dal piacere di seguire un simile evento. Dunque i calciatori sono più credibili dei politici? No, ma piacciono di più perché giocano a calcio e non con il nostro futuro.
