Fra Marco da Nizza, il primo missionario italiano degli Stati Uniti
Nell’Isola di Santo Domingo – 1531 – approda Marco da Nizza. Appartenente all’ordine dei Frati Minori Francescani, il religioso si fermerà nell’isola caraibica solo il tempo di conoscere i primi rudimenti di quel Nuovo Mondo che le grandi potenze europee avevano iniziato a colonizzare e a depredare. Poi proseguirà per il Perù, testimone diretto di grandi eventi storici, per poi riapparire nelle terre nordamericane e dare il suo personale contributo all’evangelizzazione delle popolazioni native.
È però una vita avvolta nelle nebbie, quella vissuta dal francescano. Nato probabilmente nel 1495 nella città di Nizza, all’epoca sotto la protezione della famiglia comitale di Savoia, guidata da Amedeo VII, Marco prende i voti e si mette a disposizione della Spagna per intraprendere l’evangelizzazione nel Nuovo Mondo. La sua presenza, dopo il passaggio nelle isole, è chiaramente documentata nel 1532 a Cajamarca. Fra’ Marco presenzierà infatti al celebre incontro tra il conquistatore spagnolo Francisco Pizarro e il capo inca Atahualpa.
Altre tracce del nizzardo portano nel 1536 nella Nuova Spagna (l’attuale Messico); in quest’anno, per conto del viceré di Spagna Antonio de Mendoza il missionario parte alla scoperta e all’esplorazione di nuove terre arrivando fino ai territori degli indiani Pueblo, nell’attuale stato dell’Arizona. È il contatto con questi indiani che induce gli spagnoli a intraprendere la ricerca delle sette città d’oro, un mito molto forte nelle terre oggetto di conquista: vi si narra infatti di 7 vescovi fuggiti all’invasione araba in direzione Ovest e fondatori, su una nuova isola, di sette città ricoperte d’oro. Questa storia intersecò in Arizona un mito altrettanto forte tra gli indiani Pueblo e riguardante 7 caverne e 7 tribù Nahua fondatrici della confederazione Zuni. Quanto bastava per scatenare una corsa spasmodica, da parte delle autorità spagnole, alle immense – così erano ritenute- ricchezze indigene.
La spedizione di Marco da Nizza si trasformò in un apostolato tra le miti genti del luogo. Per questa opera fra Marco ricevette anche l’approvazione del padre provinciale Antonio de Ciudad Rodrigo, uno dei 12 francescani giunti in Messico nel 1524 al seguito del primo approdo nelle nuove terre degli spagnoli. Con sé Fra Marco portava anche le istruzioni del viceré Mendoza, un vero e proprio decalogo di comportamento per l’esplorazione e la colonizzazione di nuove terre, cui era dovere attenersi scrupolosamente. La spedizione mosse da San Miguel de Culiacaàn il 7 marzo 1539 e il
francescano era in compagnia del confratello Fra Onorato e di Esteban, un uomo di colore salvatosi miracolosamente da un precedente naufragio.
Fra Marco dimostrò in questa spedizione, passata le sue indubbie qualità di geografo. Dimostratosi dotto in cosmografia, cartografia e navigazione, il francescano inserì nella sua “Relatione” dettaglia importantissimi sulla rotta, sul profilo costiero, tracciando altresì utilissimi portolani. La sua figura quindi, strada facendo, si ricoprì, agli occhi degli indiani, di un’aura mistica: per loro Fra Marco divenne “Sayota” – uomo del cielo, uno sciamano dai tanti poteri. Giunti fino all’attuale stato del Kansas, gli esploratori non trovarono il mitico oro e il vasto territorio esplorato da Coronado sarà chiamato Nuevo Reino de San Francisco, trasformando Cibola al tempo stesso in un’immagine politica, sociale e utopica.
Fra Marco venne nominato provinciale dell’Ordine ma in quell’avventuroso viaggio il savoiardo contrasse anche una grave malattia che lo affliggerà fino alla morte, avvenuta nel 1558. La morte mise fine alla straordinaria e pittoresca figura di “fray Marco da Niza”, trasfigurando il suo nome in un nuovo mito del pionierismo americano. Il missionario esploratore riposa da secoli a Città del Messico, a testimonianza di un’epopea che vide la Spagna e la chiesa compiere la più grande opera di colonizzazione ed evangelizzazione.
