Gli italiani all’estero per i rifugiati in fuga dalla guerra
“Non ci sono alternative: gli italiani all’estero devono aiutare chi fugge dalla guerra in Ucraina”. C’è questo alla base dell’incontro svolto online questa mattina, 5 marzo, per delineare quanto gli italiani all’estero stiano facendo e potranno fare in futuro per chi scappa – e non solo – dal conflitto Russia-Ucraina. Un incontro voluto e organizzato dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE, che ha coinvolto, oltre a Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, i rappresentanti dei Comites dei paesi limitrofi all’Ucraina, quali Repubblica Ceca, Slovacchia, Mosca, Romania, Ungheria, Polonia e Austria.
L’incontro si è aperto con una breve panoramica fatta dal Segretario Generale del CGIE, Michele Schiavone, che ha spiegato come i numeri dell’esodo e non solo siano già enormi, ma anche che “secondo le previsioni continueranno ad aumentare. Le stime ci dicono che ci saranno tra 2,5 e i 7,5 milioni di persone in fuga”. Da qui la ragione per questa riunione straordinaria del CGIE: “ascoltare e recepire le proposte pratiche dei Comites e di chi è in prima linea per aiutare i profughi, e chi scappa dai paesi belligeranti, compresi i nostri connazionali”.
A seguire sono potuti intervenire i rappresentanti dei comites, a partire dal presidente di quello di Mosca, Massimo Marengo, che, dopo aver condannato la guerra e aver spiegato le “incognite” che stanno attraversando gli italiani in Russia, che “sono rimasti quasi tutti qui”, ha sottolineato le grandi difficoltà che sta riscontrando in questo periodo non facile in cui si è insediato il Comites. Difficoltà causate da diverse questioni: la prima è che “siamo acerbi. Siamo un Comites neonato”, e in questo momento, causa sanzioni contro la Russia, “la Farnesina ci ha comunicato che purtroppo sono stati sospesi i finanziamenti culturali. Quindi saremo ancora più in difficoltà. Con il Direttore Vignali capiremo cosa potremo fare anche per cercare di metterci all’opera per aiutare i rifugiati che scappano dalla guerra”. Ma qui entra in gioco un’altra difficoltà lamentata dal Presidente del comites moscovita, ossia la difficoltà nel muoversi sul fronte degli aiuti. In primis perché “non sappiamo come la Russia avrebbe visto il fornire aiuti”. Ma anche per un possibile “isolamento” dei russi e degli italiani in Russia, che si riscontra anche con le difficoltà “a ricevere pagamenti e pensioni dall’Italia”. “Questa situazione – ha concluso il Presidente Marengo – danneggia noi e l’imprenditorialità italiana. Ricordiamoci che ci sono molti italiani in Russia e molte sono le aziende che subiranno le sanzioni”, per questo, secondo lui, “non ci devono essere atteggiamenti punitivi. Spero di poter lavorare con voi”.
Ha preso parole, poi, Roberto Massa, del Comites di Praga, che ha illustrato le vicissitudini in Repubblica Ceca e in Slovacchia, che stanno accogliendo circa 50 mila profughi la prima, e circa 80 mila la seconda. “Fortunatamente – ha detto -, la Repubblica Ceca e la Slovacchia sono estremamente aperte ad accoglierli. Sono stati già rilasciati 27 mila visti che consentono di circolare in Ue. Alcuni bambini vanno già a scuola affiancati. C’è stata una grande capacità di organizzazione”. Gli aiuti italiani che si sono attivati “sono principalmente economici”, specie per fornire “aiuti materiali”. Ha parlato di diversi “centri di raccolta di farmaci e beni di prima necessità”. La situazione, al momento, è che “il flusso dei profughi è quotidiano”, grazie anche a dei corridoi umanitari garantiti. Ma gli aiuti che il Comites sta cercando di fornire sono anche per far entrare le persone che devono entrare per le più svariate necessità in Ucraina. Ha parlato di una lavoratrice in Ucraina in Repubblica Ceca che è dovuta entrare in Ucraina per star vicino alla figlia dodicenne rimasta lì. Il Comites ceco, dunque, ha spiegato di essere inoltre in “stretto collegamento” con Ambasciata e Camera di Commercio Italiano, come sottolineato anche dal Comites russo. “Noi siamo qua – ha sottolineato – e supportiamo le iniziative del Governo Ceco. Finita la prima ondata, mi aspetto che ci sarà un calo della solidarietà. Quello sarà un momento importante dove potremo svolgere un ulteriore richiamo e supporto per la raccolta”, ha concluso.
Ha preso poi parola la Presidente del Comites di Varsavia, Silvia Rosato, che ha fotografato la situazione in Polonia, il paese che sta ospitando più profughi. E secondo lei, c’è un vero e proprio slancio di solidarietà: “fino a martedì scorso ha ospitato 359 mila rifugiati. Quindi ad oggi saranno quasi 500 mila”. In questa situazione, la Presidente Rosato ha spiegato lo stretto rapporto con l’Ambasciatore che “ci fornisce informazioni in tempo reale”. “È importante che ci sia un accentramento in mani polacche delle distribuzioni degli aiuti. C’è un elenco completo ben fatto per poter aiutare. Se gli aiuti pervengono dall’estero è possibile mandare e-mail”. Ha poi parlato del Sistema Italia, che si sta muovendo con la Caritas attivando “una forte collaborazione” tra i vari attori: “l’Ambasciatore ha organizzato un punto di raccolta per contributi efficaci. Inoltre sta dando aiuti particolari per gli ucraini che hanno legami in Italia”. Anche gli imprenditori italiani “si stanno muovendo con aiuti concreti: cellulari, interpreti e alloggi”. Ma con la Caritas, il Sistema Italia si sta attivando anche per “l’integrazione” di questi rifugiati, il che comprende anche offerte di lavoro, attivazione del permesso di soggiorno, che al momento è ancora complicato ottenere.
La Presidente Rosato ha anche spiegato come il suo Comites si stia muovendo di concerto con il Comites Romania, attraverso l’attivazione di “call center che funga da filtro per sgravare l’Ambasciata”. Questa iniziativa importante serve soprattutto per sottoporre “richieste urgenti per chi vuole ricongiungersi con qualcuno in Italia”. Inoltre, ha parlato anche della “Bottega Italiana” con la quale “si vuole dare supporto linguistico culturale a madri e bambini per aiutare l’integrazione di chi vuole entrare in Italia”. Per questo, secondo la presidente del Comites polacco il tipo di aiuto che si è attivato è stato volto “in modo molto efficiente”, però “la rete dei Comites può aiutare ancora tanto”.
Infine, ha anche richiesto un’accelerata riguardo “i tempi per chiedere dei fondi d’emergenza, specie per i trasporti, del quale non esiste neanche la voce. Per farlo ci dovrebbe essere un canale preferenziale, perché Ambasciate e consolati sono oberate. Serve un canale diretto”. Schiavone, sollecitato rispetto a quest’ultimo punto, ha risposto che il CGIE è pronto a coadiuvare la loro richiesta.
Dall’Ungheria, è poi intervenuto per il Comites Giuseppe De Vita: “sono contento che la comunità italiana ragioni come comunità e non solo come poli opposti. C’è una crisi umanitaria che si allarga a tutte le persone che sono coinvolte in questo scontro”. Una guerra – ha evidenziato De Vita – che “vede nel mezzo, tra Putin e la Nato, della brava gente”. L’esponente del Comites ungherese ha infatti voluto sottolineare anche un altro aspetto importante: “esistono comunità di russi e bielorussi, qui in Ungheria, che sono rimasti senza nulla. Migliaia di persone che non fuggono dalla guerra, però non possono comprare neanche una caramella. Anche loro devono essere aiutati. Il conflitto sta innescando situazioni terribili, con cartelli anti russi che ricordano i tempi di Hitler. Siamo tutti persone, è questo che fa vincere le guerre”, ha evidenziato prima di ricordare anche la sua vicenda persona, con la moglie russa che è stata all’improvviso sospesa dal lavoro solo per la nazionalità.
Da Bucarest è invece intervenuto Gianni Calderone, Presidente del Comites della Romania: “il mondo avrebbe bisogno tutti i giorni di questo tipo di videoconferenze”, ha detto prima di ringraziare prima Silvia Rosato, per l’eccellente sinergia tra i due Comites in questa situazione, e poi l’imprenditore Antonio Patané che da Cluj ha messo a disposizione la struttura di telecomunicazione per attivare una rete solidale. Un’iniziativa, quest’ultima, che vede un numero verde pronto ad aiutare ambasciate e consolati nel loro lavoro. Un numero verde “che chiunque può contattare dall’Ucraina, rispondendo in russo, ucraino, inglese e italiano”. “Devo dire – ha poi aggiunto – che il popolo rumeno ha dato un esempio di solidarietà eccezionale. Le persone hanno aiutato i profughi che scappavano. Anche il Governo ha fatto buone pratiche che hanno dato una mano”. Ma importante è stato anche “il cuore degli italiani, che si vede sempre: alcune associazioni hanno fatto tante cose, con medicine e beni di prima necessità che stanno arrivando. Questo sta facendo vedere quanto noi italiani abbiamo una marcia in più quando si parla di aiutare il prossimo. Ho paura che questa situazione sarà lunga e la questione dei rifugiati sarà problematica. Questa gente ha davvero bisogno. Speriamo che si possa risolvere anche il problema delle assunzioni. La Romania è un Paese dove la manodopera scarseggia, quindi si potrebbe unire l’utile al dilettevole. Avremo bisogno di lavorare insieme. Uniamoci, da italiani possiamo fare tanto”.
Da Budapest, è intervenuto poi Maurizio Sauli, del Comites Ungheria, che anche lui ha spiegato le proprie difficoltà di movimento: “siamo di nuova costituzione e non abbiamo forma legale e nessun finanziamento, ma comunque ci stiamo dando da fare”. Diverse sono infatti le “significative attività di gruppo e individuali” messe in atto, a partire dall’assistenza agli immigrati, che “qui sono circa 140 mila con un flusso che si sta gestendo molto bene. Dal confine vengono trasportati a Budapest dove prendono diverse direzioni, verso Germania, Austria e in parte in Italia. Abbiamo una piccola organizzazione per distribuire beni di prima necessità sulla base delle disposizioni governative. Sarebbe interessante per noi poter avere un rapporto stretto con Polonia e Romania, potendo così fare rete e usufruire della loro esperienza, capendo quali siano le best practice da mettere in campo e muoverci nella stessa direzione”.
Infine, ha parlato anche Francesco Marrella, del Comites d’Austria: “non siamo sulla linea di confine, ma noi fin dalle prime ore si siamo subito mobilitati, sia a livello individuale che di collettivo. Come Comites, la cosa migliore da fare era utilizzare i nostri strumenti: abbiamo rilanciato le informazioni dell’unità di crisi della Farnesina e i servizi delle unità consolari italiane. Ci siamo offerti come piattaforma di informazione. In seconda battuta abbiamo convogliato un numero di attività benefiche che stavano prendendo forma, rilanciandola alla comunità. Ci siamo proposti come punto di raccordo per aiutare la comunità italiana e non solo”. Ma c’è un grande quesito per il prossimo futuro. Ad oggi lo slancio di solidarietà è importante, ma secondo Marrella “dobbiamo guardare oltre e sostenere lo sforzo a lungo termine. La guerra è vera, e bisogna costruire una coscienza per fronteggiarla”.
Non sono mancate, poi, le parole del Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Maria Vignali, che è complimentato per questa iniziativa di “raccordo dei comites”. “È un ulteriore modalità per mostrare il valore aggiunto dei Comites – ha spiegato Vignali -. Come MAECI siamo pronti a sostenere questa voglia di unione” ha affermato il DG invitando poi la segreteria del CGIE a “trasmettere proposte di progetti che potremo sostenere anche finanziariamente da Roma”.
Vignali ha poi informato sulla “serie di riunioni che vanno avanti” sul tema. “La nostra prima preoccupazione sono gli italiani che risiedono nelle zone in conflitto o limitrofe. Non tutti gli italiani sono voluti andare via e non tutti non hanno potuto andare via”, ha spiegato. E poi “c’è un tema relativo ai bambini ucraini adottati da italiani” per il quale “ci siamo attivati per portarli in Italia”. “Il controllo delle varie situazioni e un coordinamento è essenziale – ha concluso il Direttore Vignali prima di rinnovare “la possibilità di farci pervenire proposte”.
A seguire sono intervenuti alcuni volontari italiani dalla Romania e dall’Ungheria. Antonio Patanè dalla Romania ha spiegato il servizio di telecomunicazioni spiegato anche dal Presidente del Comites, in “numero verde che collabora con la piattaforma “refugees.ro” a cui sta lavorando per aiutare il collegamento tra le persone in viaggio e le persone che vogliono offrire aiuto”. Inoltre ha “messo a disposizione delle linee per gli italiani”. Sempre dalla Romania sono intervenuti prima Cesare Insintola, che ha posto il problema dei pensionati italiani in Ucraina, attenzionando la questione per non farli trovare senza soldi, poi Giovanni Baldantoni, che dal canto suo ha sottolineato le attività dell’associazione dei cuochi italiani che ha organizzato diversi punti di raccolta dal Sud Italia per poi essere distribuiti in Romania, ma ha anche evidenziato il problema di una donna ucraina, già vittima di Chernobyl, che dovrebbe arrivare in Italia, ma i documenti non sono stati accolti favorevolmente. “C’è bisogno di sbloccare la situazione e dunque di un documento che possa essere valido”.
Per i volontari Ungheria è intervenuto Valerio Gattoni, del gruppo “Insieme Ungheria”, che ha parlato di quello che vorrebbe fare in questo periodo, ossia “imparare a seguire la crisi, capendo i bisogni delle persone. L’Italia può essere protagonista in Ungheria creando legami, che oggi rappresentano un aiuto ma un domani possono materializzarsi in rapporti che possono permettere ai rifugiati di avere accesso al lavoro”.
Dopo di loro sono intervenuto diversi consiglieri CGIE. Per primo Andrea Mantione, che ha spiegato come “non servano le chiacchiere per fermare il despota”. Mantione ha dunque proposto di destinare, data l’impossibilità di svolgere la plenaria del CGIE in presenza, quei “soldi alla solidarietà”.
Per la Consigliera del CGIE Silvana Mangione, “dobbiamo muoverci in due sensi, uno, proteggere i deboli, due, prepararci per il futuro. Non basta risolvere situazioni caso per caso, ma dobbiamo creare possibilità per reinserirsi in altre società”. Per questo, secondo lei, è molto importante la “comunicazione tra i Comites del mondo”. Per far sì che questo funzioni, è necessario creare “un elenco telefonico dei Comites che sono seduti in paesi di frontiera che sono seduti di fronte al conflitto”. Inoltre, Mangione ha preso anche un impegno per sensibilizzare i Comites USA e per “lavorare assieme alle associazioni per raccogliere quanto necessario”. Proprio per questo, secondo lei, “abbiamo bisogno della vostra conoscenza in modo che voi possiate dirci di cosa avete bisogno”.
Il Consigliere Gianluca Lodetti, in seguito, ha sottolineato il “grande compito” dei Comites, ossia quello di “creare network”. Compito che “stanno svolgendo bene” secondo il Consigliere, che poi ha voluto evidenziare un aspetto problematico sui quali “c’è da lavorare”, cioè i “pagamenti delle pensioni all’estero”. Rispetto a questo Lodetti ha detto: “è indispensabile che l’INPS eviti di fare campagna di certificazioni di esistenza in vita e campagne Red adesso. Ciò significherebbe alimentare enormi difficoltà a queste persone”.
Dal Brasile è intervenuta anche Silvia Alciati, del Cgie, che si è complimentata con i Comites di frontiera, spiegando: “abbiamo un incontro linguistico in questi paesi”, per questo “penso che si può cercare di sensibilizzare queste persone e sensibilizzare i call center, utilizzando la lingua italiana come ponte per far parlare le persone tra loro”. E infine ha concordato con la proposta di Mantione rispetto ai fondi del Cgie da mettere in progetti di solidarietà.
Per il consigliere Giuseppe Stabile, invece, “è importante creare un legame unico di informazione, dei comites per i comites, più il Cgie e il MAECI. È importante valutare gli effetti delle nostre azioni. In Europa iniziano a crearsi situazioni di freddezza verso la popolazione russa e bisogna prestare attenzione a questo. La guerra ci costerà”, ha concluso.
Per concludere sono intervenuti prima il consigliere Vincenzo Mancuso, che ha spiegato come la guerra stia “devastando vite e psicologia delle persone”, e per questo sarebbe importante, secondo lui, attivare una serie di aiuti medico-psicologici; poi il consigliere Vincenzo Arcobelli, che ha informato che il 19enne pugliese ballerino bloccato in Ucraina è potuto rientrare ora in Italia; e il consigliere Paolo Da Costa, che si è concentrato sulle possibilità di presentare progetti concreti alla Farnesina e sul supporto che va dato: “stiamo seguendo la strada giusta, siamo in guerra, sarà una cosa lunga e ci saranno problemi seri. Su questi saremo chiamati e il Cgie è attivo e pronto a reagire”.
A chiudere la videoconferenza ci ha pensato il Segretario Schiavone: “il Cgie ha una chiara e limpida presa di posizione. La rete dei Comites nei paesi limitrofi al conflitto è attiva e hanno avuto modo di conoscersi direttamente con questa videoconferenza. Noi ci impegneremo perché questa rete possa mettersi in contatto e valutare le proposte che sono emerse oggi. Per la prima volta abbiamo capito che il genio dei nostri connazionali è talmente forte da riuscire a mettere in piedi iniziative che rispondono alle richieste di aiuto e agli aspetti pratici che emergono sui territori. Come detto da Vignali, dalla Farnesina c’è un’attenzione alta sull’argomento. Sarebbe opportuno si possano costruire dei progetti comuni finanziati dal MAECI. Il fondo CGIE, se non utilizzato, sarà utilizzato per progetti della solidarietà. Rimaniamo in contatto”, ha concluso Schiavone. (l.m.\aise)
