Guido Mattucci, l’inventore del Technicolor
Quando partì, lo fece con la passione dell’arte nel cuore e la voglia di dare corpo ai propri sogni da artista. Guido Mattucci coronò il suo sogno americano ma tornò a Bisenti, suo paese natale, con la fama di pittore e il successo di una invenzione che diede un forte contributo alla diffusione del cinema a colori. E trasferendo tutto il suo talento al figlio Serafino Vecellio e destinato ad affermarsi come grandissimo ceramista.
Guido nacque nel paese teramano nel 1887, figlio di Serafino e di Laura Frattara e come tanti bambini dell’epoca crebbe nel mito dell’America. Il fratello Umberto, nato nel 1890 lo precedette nell’attraversata atlantica stabilendosi nella città di Philadelphia e dando inizio al proprio sogno lavorando come sarto (una delle professioni artigianali italiane più apprezzate dagli americani dell’epoca). Il grande affetto che univa Guido a Umberto fu cementato proprio dall’amore per l’arte. Umberto infatti era un talentuoso musicista di trombone cresciuto nella scuola della banda musicale di Bisenti e nella città di Philadelphia aveva continuato a coltivare la sua passione suonando nel Corpo Musicale della città. Alla musica, Umberto unì anche la passione per la poesia dialettale tanto che il suo talento avrebbe trovato spazio nella memoria dei compaesani che gli avrebbero intitolato la locale sezione dell’istituto dialettologico d’Abruzzo e Molise. Iscrittosi alla Scuola di Belle Arti, Guido portò invece avanti il proprio sogno finanziandosi con l’attività di ritrattista che gli fruttò una buona entrata economica e una fama che pian piano crebbe fino a giungere ai personaggi famosi di quell’America vivacissima di inizio Novecento. La bravura di Guido Mattucci giunse infine all’orecchio del Governatore del Massacchussets, che non si limitò a commissionargli il proprio ritratto ma lo raccomandò anche alla casa cinematografica Metro Goldwyn Meyer, che in quegli anni stava scalando rapidamente il successo economico. Il pittore abruzzese accettò di buon grado questa opportunità e iniziò a lavorare per i cartelloni pubblicitari dei film in uscita. In poco tempo Mattucci divenne una vera e propria istituzione nel settore, collaborando anche al miglioramento tecnico dello stesso. Avendo come base della sua espressione artistica il colore, l’abruzzese iniziò a lavorare su alcune intuizioni tecniche che nel giro di qualche tempo lo portarono a elaborare l’invenzione del “Densitometer”, un’apparecchiatura tecnica che correggeva il colore nello sviluppo delle pellicole fotografiche e cinematografiche. Grazie al Densitometer era possibile determinare scientificamente la tonalità di colore da applicare scegliendo tra le infinite possibilità date dalla gamma di mescolanza dei tre colori principali. In un’epoca segnata dal passaggio dal bianco e nero al colore questa invenzione permise di superare i grandi ostacoli nel ritocco delle pellicole. Fu peraltro l’invenzione che permise alla casa di produzione MGM di passare per prima alla realizzazione di pellicole a colore. Strappando lo stupore in tutto il pubblico degli anni Quaranta del XX Secolo. Guido Mattucci iniziò a lavorare alla sua idea nel 1947 dando di fatto inizio al lancio dei famosi film in Technicolor, che ancora oggi strappano apprezzamenti durante le proiezioni. Nel 1958, dopo vari perfezionamenti, il Densitometer venne presentato dall’artista all’ufficio brevetti prima di imbarcarsi alla volta dell’Italia. Tornato in Abruzzo, Guido Mattucci ricevette dagli Stati Uniti la notizia che forse neanche si aspettava. Il 21 giugno del 1960 la United States Patent Office lo aveva gratificato con il brevetto del suo strumento tecnico.
