Honduras, cento giorni dopo: Asfura al potere, ma il Paese resta spaccato
Il nuovo presidente conservatore, sostenuto da Trump, ha preso le redini di Tegucigalpa tra contestazioni e sfide enormi. Un cambio di rotta che interessa anche la piccola ma attiva comunità italiana nella regione
È passato poco più di un mese da quando Nasry “Tito” Asfura ha giurato come presidente dell’Honduras davanti al Congresso nazionale di Tegucigalpa. La cerimonia si è tenuta il 27 gennaio, con la presenza del corpo diplomatico accreditato nel Paese, segnando l’avvio del mandato 2026-2030, dopo uno dei processi elettorali più tormentati della storia recente centroamericana.
Asfura ha ottenuto il 40,27% dei voti nelle elezioni del 30 novembre, superando di stretta misura Salvador Nasralla del Partito Liberale, fermo al 39,53%, mentre la candidata di sinistra Rixi Moncada, espressione del partito uscente Libre, si è fermata al 19,19%. Un margine di appena 27.000 voti su quasi tre milioni di schede scrutinate, con uno spoglio che ha richiesto oltre un mese e che è stato contestato sia dall’opposizione che dal partito di governo della presidente uscente Xiomara Castro, che aveva ordinato un nuovo riconteggio voto per voto, poi dichiarato illegale dal Consiglio Elettorale.
Un presidente “trumpiano” nel cuore del Centroamerica
Chi è Asfura? Nato nel 1958 a Tegucigalpa da una famiglia di ascendenza palestina, ingegnere civile e imprenditore nel settore delle costruzioni, è considerato un politico conservatore della destra tradizionale. Durante la campagna elettorale ha ricevuto un sostegno esplicito e rumoroso da Donald Trump, che lo ha pubblicamente indicato come l’unico candidato affidabile per la regione. Ampiamente sostenuto da Washington, Asfura si inserisce in quel filone di governi latinoamericani di destra vicini alla Casa Bianca che comprende anche Bukele in El Salvador e Milei in Argentina.
I primi atti del nuovo governo hanno seguito il copione annunciato: tra i primi decreti firmati dopo l’insediamento, la vendita dell’aereo presidenziale per ridurre le spese dello Stato e l’ampliamento del regime di importazione per favorire 45.000 nuovi posti di lavoro. Sul fronte internazionale, Asfura ha ufficializzato il rientro dell’Honduras nel CIADI, il tribunale arbitrale del Gruppo Banca Mondiale per le controversie tra investitori e Stati, con l’obiettivo dichiarato di attrarre capitali stranieri e ridurre la percezione di rischio Paese.
Le sfide che attendono Tegucigalpa
Al di là della retorica del cambiamento, le sfide che attendono il nuovo governo sono enormi. L’Honduras presenta un tasso di povertà superiore al 60% e una povertà estrema che tocca il 38% della popolazione, con oltre due milioni di persone in cerca di occupazione. La corruzione è endemica, e il partito dello stesso Asfura porta sulle spalle il peso imbarazzante della condanna per narcotraffico dell’ex presidente Juan Orlando Hernández — poi graziato da Trump in uno degli atti più controversi della sua amministrazione.
A tutto questo si aggiunge una polarizzazione politica che non accenna a diminuire: il partito Libre della presidente uscente ha annunciato che non riconoscerà il nuovo governo, definendo le elezioni illegittime e contestando le numerose irregolarità nel processo di trasmissione dei dati.
Cosa cambia per gli italiani
Per la comunità italiana in Honduras e in Centro America — piccola ma radicata soprattutto nei settori del turismo, dell’agricoltura e del commercio — il cambio di governo porta con sé segnali contrastanti. Da un lato, il ritorno alla destra filo-americana promette un clima più favorevole agli investimenti stranieri e una maggiore stabilità nei rapporti con Washington. Dall’altro, la tensione sociale interna e l’instabilità istituzionale rappresentano incognite che nessun imprenditore può ignorare.
Il COMITES del Costa Rica — Paese confinante e con una delle comunità italiane più attive del Centro America — ha già segnalato la necessità di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione regionale, in un’area dove le crisi politiche di un Paese si riflettono rapidamente sui vicini.
L’Honduras di Asfura ha appena cominciato il suo cammino. Cento giorni sono ancora pochi per un bilancio, ma il Paese resta spaccato — e il Centroamerica guarda con attenzione a ciò che accadrà nei prossimi mesi.
