I droni non bastano per difenderci: l’Ue punti alla propria sicurezza
๐๐ซ๐จ๐ฉ๐ฉ๐จ ๐ฌ๐ฉ๐๐ฌ๐ฌ๐จ ๐ฌ๐ข ๐ฬ ๐ฉ๐๐ง๐ฌ๐๐ญ๐จ ๐๐ก๐ ๐ข ๐ฏ๐๐ฅ๐ข๐ฏ๐จ๐ฅ๐ข ๐ฌ๐๐ง๐ณ๐ ๐ฉ๐ข๐ฅ๐จ๐ญ๐ ๐ฉ๐จ๐ญ๐๐ฌ๐ฌ๐๐ซ๐จ ๐๐ฌ๐ฌ๐๐ซ๐ ๐ฅ๐ ๐ฌ๐จ๐ฅ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐๐๐จ๐ง๐จ๐ฆ๐ข๐๐ ๐ ๐๐๐๐ข๐ง๐ข๐ญ๐ข๐ฏ๐ ๐ฉ๐๐ซ ๐๐จ๐ฅ๐ฆ๐๐ซ๐ ๐ข๐ฅ ๐๐ข๐ฏ๐๐ซ๐ข๐จ ๐ฌ๐ญ๐ซ๐๐ญ๐๐ ๐ข๐๐จ ๐๐จ๐ง ๐ฅ๐ ๐๐ฎ๐ฌ๐ฌ๐ข๐. La realtร di un conflitto ad alta intensitร ci dice altro: i droni sono formidabili per la ricognizione e la saturazione tattica, ma non possono sostituire la potenza e la penetrazione cinetica dei missili da crociera e balistici. I punti chiave dell’analisi:
Il ritardo strutturale: l’Europa sconta un pericoloso gap sulle capacitร di attacco in profonditร (deep strike).
I limiti dei droni: bassa velocitร , scarso carico utile ed estrema vulnerabilitร alla difesa aerea stratificata e alla guerra elettronica.
La svolta necessaria: superare la frammentazione dei programmi di Difesa comuni e rigenerare gli arsenali con scorte di missili e sistemi di lancio diversificati.
Affidarsi solo ai sistemi non pilotati รจ un errore dottrinale. Per una deterrenza credibile serve un piano strategico coordinato tra UE e Nato.
