I nostri figli e i loro sogni
I sogni dei nostri ragazzi spesso si scontrano con i peggiori incubi di noi genitori. Per esempio, come può un genitore affetto da ailurofobia far felici i figlioletti che desiderano un gatto? O ancora, come può la paura di un genitore nei confronti delle altezze convivere con il desiderio dei figli di praticare paracadutismo, parapendio o deltaplanismo? A queste domande risponde una meravigliosa poesia di Khalil Gibran
La notte in cui nacque nostro figlio, tenendo stretta la mano di mia moglie, le dissi: “è sano come un pesce! Ora spero che porti con sé il tuo amore e che non abbia la mia ‘testaccia’ “.
Ma i figli non si possono scegliere come se fossero un paio di scarpe o l’automobile dei nostri sogni; i figli vanno accettati per quello che sono.
Quel neonato che da pochi istanti era entrato nelle nostre vite era figlio di entrambi e, di conseguenza, oltre all’amore della madre aveva già dentro di sé anche i miei desideri di libertà e di adrenalina.
Diciassette anni e sei mesi dopo quella notte, mio figlio, che continuo a considerare un ragazzo anche se è già più alto e più robusto di me, è venuto a confessarmi il desiderio di “farsi la moto”.
Alla breve discussione nata dopo il mio istintivo rifiuto, hanno fatto seguito una quarantina di minuti nei quali la mia posizione si è sempre più ammorbidita. Alla fine siamo arrivati a un accordo: potrà “farsi la moto”, ma alle mie condizioni! In sintesi, finanzierò una piccola parte dell’investimento garantendomi il diritto di mettere bocca sul modello e la cilindrata; mio figlio, una volta che avrà raggiunto la maggiore età, dovrà pagarsi tutto il resto con i soldi che guadagnerà con il lavoro che si dovrà trovare e che svolgerà negli orari in cui non sarà impegnato con la scuola.
Cosa mi ha ammorbidito? Il buonsenso.
Impedire a un figlio di rincorrere i propri sogni, per quanto folli possano essere (seppur anch’io, alla sua età, ho sognato di “farmi la moto”), può scatenare un conflitto destinato a distruggere entrambi. Inoltre, se questo è davvero il suo sogno, presto o tardi, inevitabilmente, lo realizzerà. Con o senza di me.
Ad ammorbidirmi, poi, ci ha pensato anche una meravigliosa poesia di Khalil Gibran:
I vostri figli
I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo
Non mi rimane che aggiungere questo: “Vola, figlio mio. Vola come una freccia (possibilmente senza farmi preoccupare troppo!)”.
