Il chavismo ha i giorni contati? Sei mesi decisivi per il futuro del Venezuela
Il tempo, questa volta, non sembra giocare a favore del chavismo. Con Delcy Rodríguez alla guida del Paese come presidente ad interim, la Costituzione venezuelana impone limiti chiari e difficilmente aggirabili: in caso di assenza temporanea del capo dello Stato, il mandato ad interim non può superare i sei mesi. Oltre quel termine, si entra apertamente in una zona extra-costituzionale.
È un dettaglio giuridico solo in apparenza. In realtà, è il vincolo più stringente che il chavismo abbia affrontato negli ultimi vent’anni
Sei mesi, non uno di più
L’articolo 233 della Costituzione è netto:
l’assenza temporanea consente un’interim di 90 giorni,
prorogabili una sola volta fino a un massimo di 180 giorni.
Dopo, non ci sono scappatoie legali. Se la presidenza viene dichiarata vacante in modo permanente, le elezioni devono essere convocate entro 30 giorni.
Tradotto: il calendario politico è già partito, e non può essere fermato senza rompere apertamente l’ordine costituzionale.
Perché stavolta è diverso
A differenza del passato, il contesto è cambiato su tre punti fondamentali:
Osservatori internazionali veri, non simbolici, con accesso al processo elettorale.
L’opposizione organizzata, pronta a mostrare e pubblicare gli atti di seggio (le “actas”), rendendo verificabile ogni voto.
Un limite temporale invalicabile, che riduce drasticamente la possibilità di rinvii tattici.
In queste condizioni, la tradizionale strategia del controllo opaco del risultato diventa molto più difficile, se non impossibile.
Il fattore internazionale
Anche sul piano esterno, lo scenario è mutato. Gli Stati Uniti – oggi guidati da Donald Trump – possono preferire stabilità e interlocutori affidabili, ma non possono legittimare un processo elettorale smentito da prove documentali e osservatori internazionali.
Il pragmatismo di Washington ha un limite: la negabilità politica. Se i verbali parlano chiaro, ignorarli avrebbe un costo diplomatico troppo alto.
Il vero bivio del chavismo
Il chavismo si trova davanti a tre sole opzioni:
Accettare elezioni reali entro i tempi costituzionali, rischiando seriamente la sconfitta.
Forzare il quadro legale, rinviando o svuotando il voto, con il rischio di isolamento internazionale.
Non votare affatto, aprendo una crisi istituzionale senza precedenti.
Nessuna di queste strade è indolore.
La domanda non è più se il chavismo sia in difficoltà, ma se sia ancora in grado di controllare l’esito del processo senza rompere la legalità.
Con sei mesi come limite massimo, osservatori internazionali e atti di seggio pubblici, il tempo del potere indefinito sembra finito.
Se si voterà davvero, l’opposizione parte favorita.
Se non si voterà, il Venezuela entrerà in un’altra fase di instabilità profonda.
In entrambi i casi, una certezza emerge: questa volta l’orologio corre contro il chavismo.
