Il Comites di Santo Domingo e Santa Domenica Talao
Lo scorso lunedì 14 novembre, il Com.It.Es. (Comitato Italiani all’Estero) di Santo Domingo, rappresentato dalla sua presidente, Diana Spedicato, ha partecipato a un evento organizzato da un Comitato di Famiglie originarie del Comune di Santa Domenica Talao.
Presente all’evento, a nome del Comune calabrese, il Sindaco Alfredo Lucchesi.
Lo scopo dell’attività è stato quello di rafforzare il legame tra gli italo-discendenti di Santa Domenica Talao residenti nella Repubblica Dominicana e il loro Comune italiano di origine.
Pubblico, di seguito, una nota che, a proposito dell’emigrazione da Santa Domenica Talao alla Repubblica Dominicana, era apparsa nel gennaio del 2012 sul mio blog “Azul Caribe”.
I Nardi, come i Russo, i Grisolia, i Pappaterra, i Di Franco, Di Puglia, San Giovanni, D’Allessandro, Riccetti, Senise, Longo, Schiffino, Conte, Oliva, Di Carlo, Sarubbi, Di Vanna e tanti altri, arrivarono nella Repubblica Dominicana oltre cent’anni fa da Santa Domenica Talao, borgo dell’alto Tirreno cosentino. In maggioranza piccoli si trattava di possidenti e professionisti. Si stabilirono a Santiago, La Vega, Puerto Plata e Gaspar Hernandez.
Tutto ebbe inizio 150 anni fa. La Spagna abbandonava volontariamente Hispaniola. I Savoia conquistavano il regno di Napoli. Un certo “sergente”, originario di Santa Domenica Talao, in servizio nella città di Puerto Plata con l’esercito borbone, tornato in patria, ebbe modo di constatare la grande crisi provocata dalle nuove leggi savoiarde. Raccontò di un nuovo e libero paese nel nuovo mondo. Fu il primo a tornare.
In quel tempo Puerto Plata era la capitale della nascente Repubblica Dominicana. Poco a poco: “u sargentu” fu seguito da molti paesani i quali prosperarono molto. La casa Di Vanna & Grisolia, per esempio, quasi monopolizzò il commercio d’esportazione di tutto il Cibao. Molti si unirono e fondarono un’associazione benefica, denominata “Pro Santa Domenica Talao”, unicamente per inviare risorse monetarie in patria. Tali somme furono usate dalle autorità facendone palese la provenienza.
Attualmente nella Repubblica Dominicana sono migliaia i discendenti di quei lontani pionieri, molti arrivati alla sesta generazione. Tanti altri, nati negli anni trenta e quaranta, parlano tuttora il dialetto del paese, imparato nelle case materne, giacché nessuno di quei vecchi emigranti conosceva la moderna lingua italiana e comunicavano in spagnolo con altri connazionali non meridionali. I dialetti italici, infatti, sono molto diversi e spesso incomprensibili tra loro. Per questo è bravo chi è in grado di capire anche solo alcuni dei tanti proverbi italici in lingua locale. Piemontese: “L’aso ‘d Cavor as lauda da sol”. Friulano: “Il clip di mai svee il caj”. Sardo: “Trunch’ e figu, hast’e figu”. Pugliese: “vi dim nu pikk’ a cci si ttu e a cci só jji”. Siciliano: “ca cu voli a butti ghina e a muggheri ‘briaca”.
Detto questo, è facile intuire che, se tutti gli emigranti italiani d’Argentina, avessero parlato una sola lingua, oggi sarebbe quella ufficiale in quella nazione.
da http://azul-caribe.blogspot.com/2012/01/santa-domenica-talao-cuna-de-la.html
