Il difficile lavoro del giornalista
Riceviamo e pubblichiamo.
Noi giornalisti indaghiamo, riportiamo le notizie, senza una precisa volontà di commentarle. Dobbiamo, però, renderle fruibili, comprensibili, affinché chiunque possa elaborarne il contenuto, nella forma eticamente più corretta.
La nostra, in teoria, dovrebbe essere una missione, come quella dei medici laddove loro curano il corpo, ma noi parliamo alla mente, troppo spesso di persone “deboli ed indifese” e che credono, a prescindere, nell’autorevolezza dell’informazione. Per questo, probabilmente, dovremmo avere una “patente” per comunicare.
Certo, come in tutti i settori, vi sono seri professionisti e personaggi prezzolati che lastricano il proprio cammino di “fake news”, con l’unico obiettivo di ottenere, da questa professione, tanto utile quanto indispensabile, il maggior profitto personale.
È una caratteristica umana, che deve tutto alla morale degli individui e che, quindi, riscontriamo in molti ambiti, anche quelli dove l’onestà intellettuale dovrebbe essere il principio fondamentale delle nostre azioni. Mi viene così in mente la politica, soprattutto quando si connatura a quelle attività esecutive per le quali i cittadini delegano un soggetto a rappresentarli se non a governarli. In realtà proprio il connubio fra informazione e politica è devastante e evidenzia la peggiore disonestà e pochezza delle persone, sia in un ambito che nell’altro.
Dico questo dopo aver visto l’ennesimo atto, tanto scellerato quanto puerile. Mi ha colpito l’azione della nostra deputata, Fucsia Nissoli, eletta negli USA, una di quei rappresentanti popolari, per inciso, che non assurgono agli onori delle cronache ma che lavorano costantemente in favore delle comunità italiane nel mondo, credendo che proprio la presenza degli italiani all’estero possa rappresentare un valido supporto allo sviluppo – se non alla salvezza – del nostro sistema produttivo. Ebbene, ho raccolto la notizia per la quale, a sua prima firma, è stato proposto all’attuale Governo italiano un sostegno alle Camere di Commercio italiane all’estero, per un importo di 5 milioni di Euro, affinché possano aiutare i processi di internazionalizzazione delle imprese italiane, in un momento così delicato. Certamente queste stesse Camere dovranno rivedere il proprio modo di agire, dovranno aggiornarlo e fare rete con tutte le realtà, anche nei Paesi dove operano, che le possano aiutare in questo processo; l’onorevoli Nissoli, però, ha colto nel segno, sapendo anche ascoltare le istanze dei loro rappresentanti .
Poi, solo il tempo di accettare la proposta, nata peraltro in seno all’opposizione ma condivisa da tutti gli eletti all’estero, in forma trasversale, che si palesa, in tutto il suo vergognoso opportunismo, il volto menzognero di chi, come dicevo in premessa, prospera sulle false notizie che si vogliono rendere vere e credibili, contando su una informazione faziosa e di parte. Il sottosegretario Merlo, che non risulta abbia mosso un solo dito in questa direzione, vede l’opportunità di accampare un diritto sul lavoro di altri, proprio contando su quei megafoni prezzolati di cui l’informazione, quella vera, farebbe volentieri a meno.
Certo, colpisce la mancanza di dignità, l’assenza di onestà, il bieco opportunismo, figlio di una politica che tutti vorremmo fosse rimasta figlia di tempi passati. Certamente, noi osservatori, sappiamo che il signore in questione non ha meriti per ricoprire il ruolo che, solo un altro atto di opportunismo, gli ha garantito. Ed allora, da semplice cronista, non resta che rammaricarmi per la bassezza cui la politica, con una informazione complice, che mi pesa chiamare tale, porta il Paese e la sua immagine nel mondo. Sia chiaro, è solo uno dei tanti esempi, ma mi sia consentito domandarmi: davvero, in un momento come questo, possiamo lasciare spazio a chi vive di menzogna e propaganda ? Forse dovremmo chiederlo al Presidente del Consiglio Conte che deve traghettare l’Italia, in queste acque turbolenti, con una “ciurma” che, probabilmente, avrebbe rifiutato anche Cristoforo Colombo.
Lettera firmata
