Il Piave mormorava… Era il 24 maggio di tanti anni fa
“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio…”, un pezzo di storia in una canzone che tutti ricordiamo.
Qui la proponiamo in un video registrato dal Coro e dall’orchestra di Vicenza con il tenore Walter Fraccaro, diretti dal Maestro Giuliano Fracasso.
Leggiamo da Wikipedia: “La leggenda del Piave, conosciuta anche come La canzone del Piave, Il Piave mormorava o semplicemente Il Piave, è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Il brano fu composto nel giugno 1918 dal maestro napoletano Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E. A. Mario).
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il governo italiano l’adottò provvisoriamente come inno nazionale,
I fatti storici che ispirarono l’autore risalgono al giugno del 1918, quando l’Impero austro-ungarico decise di sferrare un grande attacco (ricordato con il nome di “battaglia del solstizio”) sul fronte del fiume Piave per piegare definitivamente l’esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto. L’esercito imperiale austriaco si avvicinò pertanto alle località venete delle Grave di Papadopoli e del Montello, ma fu costretto ad arretrare a causa della piena del fiume. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d’Italia, che costrinse gli austro-ungarici a ripiegare.
Il 4 luglio 1918, la 3ª Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante la battaglia morirono 84.600 militari italiani e 149.000 austro-ungarici. In occasione dell’offensiva finale italiana dopo la battaglia di Vittorio Veneto, nell’ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri; dopo una tenace resistenza iniziale, l’esercito austro-ungarico si disgregò rapidamente, consentendo alle truppe italiane di sfondare le linee nemiche e decretando lo sfaldamento politico dell’Impero.
Il testo e la musica, che fanno pensare a una canzone patriottica con la funzione di incitare alla battaglia, hanno l’andamento colto e ricercato di altre canzoni che già avevano fatto conoscere Giovanni Gaeta nell’ambiente del cabaret; sue sono anche Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Balocchi e profumi. La funzione che ebbe La leggenda del Piave nel primo dopoguerra fu quello d’idealizzare la Grande Guerra e di farne dimenticare le atrocità, le sofferenze e i lutti che l’avevano caratterizzata.
Il testo
Calmo e placido, al passaggio
Dei primi fanti, il ventiquattro maggio.
L’esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera
Tacere bisognava, e andare avanti.
Sommesso e lieve il tripudiar dell’onde
Era un presagio dolce e lusinghiero
Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero”.
Si parlò di un fosco evento
E il Piave udiva l’ira e lo sgomento
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto
Poiché il nemico irruppe a Caporetto
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
Sommesso e triste il mormorio dell’onde
Come un singhiozzo, in quell’autunno nero
Il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero”.
Per l’orgoglio, per la fame
Volea sfogare tutte le sue brame
Vedeva il piano aprico
Di lassù, voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allora.
Mai più il nemico faccia un passo avanti
E come i fanti combattevan le onde
Rosso del sangue del nemico altero
Il Piave comandò: “Indietro va’, straniero”.
Fino a Trieste, fino a Trento
E la vittoria sciolse le ali al vento
Fu sacro il patto antico
Tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti.
Le forche e l’armi dell’impiccatore
E tacque il Piave: “Si placaron le onde”
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi
La Pace non trovò né oppressi, né stranieri.
