Il “ragno” di Savorgnano
Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego, Luigi Airoldi, Annibale Zucchi: hanno nomi italianissimi i componenti di una spedizione, che nel 1965 diedero l’assalto finale a una delle creste più impervie del Mondo: il Monte McKinley.

La spedizione tricolore affrontò con coraggio la quasi impossibile impresa e dal terzo campo montato sulla Cresta Sud completarono la scalata dei restanti 1200 metri per arrivare infine sulla cima. A guidarli, un nome destinato a entrare nella storia dell’alpinismo mondiale: Riccardo Cassin da Savorgnano, figlio orfano di Valentino Cassin, emigrato in Canada e morto sui monti delle Rocky Mountains, per aprire la strada ai nuovi abitanti della stupenda terra nordamericana.

L’assalto al Monte McKinley non era cosa da tutti i giorni. La vetta più alta del Nordamerica ha infatti una terribile caratteristica, per chi volesse violarne le pareti: è terribilmente “fredda” e non si lascia facilmente domare dalla perizia umana. Nel 1965 i sei italiani della spedizione “Città di Lecco” riuscirono in questa impresa, guadagnandosi l’appellativo di audaci. Il gruppo riuscì perfino a tornare sano e salvo in un’epoca nella quale l’attrezzatura sportiva e i kit di sopravvivenza alle terribili escursioni del termometro non raggiungevano certamente l’eccellenza dei prodotti attuali. I sei italiani, seppur malconci (Jack Canali soffrì di gravi congelamenti) ritornarono alla base per raccogliere il giusto tributo di successo. Riccardo Cassin ritornò alla sua tranquilla città lombarda per scrivere “La Sud del McKinley”, destinato a diventare un best seller tra i testi dedicati all’alpinismo estremo.

Definito da Rainold Messner la “pietra miliare dell’alpinismo italiano”, Riccardo Cassin, salendo ai 6178 metri del gigante d’Alaska, chiuse in effetti un debito con la sfortuna e riscattò alla grande la perdita del padre, avvenuta quando lui aveva soltanto quattro anni. Partito come tanti alla volta del Nuovo Mondo, Valentino Cassin venne infatti chiamato a lavorare nelle miniere che costeggiavano la Canadian – Pacific Railway (6000 chilometri che attraversano l’immenso paese nordamericano). La morte lo colse proprio su una delle tante montagne canadesi e per lui ci sarà soltanto una semplice sepoltura tra le valli della British Columbia. La sua semplice tomba venne però scoperta dall’infaticabile figlio, che decenni dopo, e dopo le soddisfazioni della conquista del McKinley, riuscirà ad arrivare nella zona chiamata Nikomen, per trovare i resti del povero padre, deceduto a soli trent’anni. Sarà il più bel regalo per il “ragno” del Friuli, avvezzo a decine di vette pericolose e pronto a partire ancora oggi, a novantatre anni, alla volta di qualche parete sospesa nel vuoto. Sarà un bel regalo anche per l’Italia, che sul McKinley costruisce un’altra fetta della sua imprimatur americana, a suggellare un legame viscerale con la terra che toccò scoprire al grande genovese.

Quella di Riccardo Cassin è ancora oggi un’avventura umana dai contorni affascinanti. Non esiste, tra i giochi olimpici, la disciplina specifica delle scalate alpine (né potrebbe del resto esistere una gara agonistica imperniata sul tempo) ma ciononostante l’impresa del 1965, sommata alle altre decine di vette, rende il friulano un atleta onorario dei Giochi olimpici, permettendogli l’ingresso nella Hall of Fame degli arrampicatori mondiali.
Insignito nel 1980 del titolo di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e nel 1999 di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiano, l’alpinista friulano nel 1935, 1937, 1938 si è guadagnato la Medaglia d’oro al valore atletico conferitegli dal Comitato Olimpico Italiano.
E sono davvero tante le vette conquistate nell’arco di settanta anni di scalate. Nato a Savorgnano di San Vito al Tagliamento (Pordenone) nel 1909, Riccardo visse nel paese natale fino all’età di 21 anni, per poi trasferirsi a Lecco e diventare fabbro. Il lavoro umile lo aiutò a compensare la grave penuria economica, conseguente alla prematura scomparsa del padre nel lontano Canada, e si accompagnò sempre alla grande passione delle montagne. Il fisico prestante di Riccardo, in un’epoca nella quale il pugilato si incarnava nel mito del conterraneo Carnera, indirizzò il futuro alpinista sul ring, esperienza che durerà lo spazio di qualche incontro. Non era quella infatti la vocazione per Riccardo: per lui la strada doveva essere in salita, per diventare appetibile: possibilmente a strapiombo sul vuoto!
E furono proprio le vette a regalargli le più belle soddisfazioni della vita. Escludendo gli allenamenti, il friulano compì ben 2500 ascensioni, e di queste ben 100 hanno avuto il sapore della prima scalata. Le pareti della Svizzera, della Francia, Austria, Spagna, Jugoslavia, Scozia, Caucaso, Pakistan, Nepal e Giappone hanno fatto da corollario a un percorso che ebbe i suoi apici nelle vette americane . Il friulano scalò infatti le montagne del Perù, della Terra del Fuoco, del Cile, del Canada e dell’amatissimo Alaska.

Nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, Riccardo Cassin vsse tra le amate montagne anche durante la guerra. Arruolato tra gli alpini, durante la guerra partigiana guidò la Brigata Rocciatori e si guadagnò la decorazione con la Croce al Valore Militare per le coraggiose imprese, nelle quali venne più volte ferito. Ritornato alla tranquillità civile, a 78 anni Riccardo Cassin stupì ancora una volta il mondo, salendo due volte in una settimana sul Pizzo Badile. Con la sua escursione sulle vette della Patagonia rese omaggio all’amico Carlo Mauri. Tra il 1998 e il 2000 toccò invece al mondo cinematografico avere per protagonista il “ragno” di Savorgnano. A Banff, infatti, l’italiano presenziò il festival internazionale del film di montagna, e dopo due anni, partecipò in qualità di “maestro indiscusso” al summit mondiale dell’alpinismo, aperto a tutti i più forti escursionisti del mondo.
Sposatosi in tempo di guerra con Irma, Riccardo divenne padre di tre figli, nonno di sette nipoti e infine bisnonno. Alla montagna dedicò anche molta delle sue fatiche letterarie. Autore di dieci volumi, Cassin ha regalato al grande pubblico una splendida serie di lavori incentrati sulle scalate, riservando all’esperienza del Mc Kinley una pagina tutta particolare. Ripubblicato dal Centro di Documentazione Alpina , il libro si presenta come un diario della spedizione, senza alcuna pretesa letteraria, ma riesce a cogliere l’essenza della bellezza della disciplina alpinistica. Usando la narrazione giornaliera, aliena da iperboli e parole complicate, Cassin descrisse nitidamente le tante difficoltà e i pericoli superati, accompagnando il lettore nel mondo tutto particolare delle scalate.
Membro onorario del Club Alpino Accademico Internazionale, del Groupe Haute Montaigne e dei club alpini di Italia, Stati Uniti, Spagna, Svizzera e Francia, Riccardo Cassin non si è mai arreso agli acciacchi dell’età, sostituendo le scalate con lunghe passeggiate ed escursioni sulle colline di Lecco , la città scelta come propria residenza. E nel 2009, in occasione del suo centesimo compleanno, la Città gli ha dedicato una serie di iniziative, consegnandogli una medaglia d’oro di benemerenza.
Il grande alpinista friulano è morto il 6 agosto 2009. Alla sua memoria il Comune di Lecco ha intitolato una piazza cittadina che da allora porta il nome di “piazzale Riccardo Cassin – Alpinista del Novecento”.
LE PRINCIPALI ASCENSIONI DELLO SCALATORE DI SAVORGNANO
1934 Parete Sud-Est Piccolissima di Lavaredo
1935 Spigolo Sud-Est Torre Trieste e Parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo
(quest’ultima aveva respinto 27 tentativi di tutti i più forti alpinisti europei dell’epoca)
1937 Parete Nord Est del Pizzo Badile (una delle più lunghe e difficili pareti delle Alpi
Centrali)
1938 Sperone Walker sulla Parete Nord delle Grandes Jorasses (1a ascensione assoluta
su una delle tre grandi Nord con Cervino e Eiger)
1939 Spigolo Est del Golem e Parete Nord dell’Aiguille de Leschaux
1947 Parete Nord-Ovest della Prima Sorella del Sorapis e Spigolo Sud-Est della Torre
del Diavolo
1955 Parete Nord del Piz Roseg
1957 Parete Nord del Disgrazia
1958 Capospedizione al Gasherbrum IV, 7980m (Walter Bonatti e Carlo Mauri
raggiungono per primi la vetta)
1959 Parete Nord del Ligoncio
1961 Parete Sud del Mount McKinley (m 6178, prima ascensione sulla parete ritenuta più
difficile del Nord America)
1969 Parete Ovest dell’Jirishanca (m 6126, prima ascensione, a 60 anni)
1975 Capospedizione al Lhotse
