Il sangue non ha colore politico!
Agli italiani abituati all’efficienza della sanità di casa nostra, il fatto che, nella Repubblica Dominicana, si debba pagare il sangue necessario a una trasfusione per sé o per qualcuno dei propri familiari potrebbe sembrare una cosa dell’altro mondo. Cose dell’ “altro mondo!”, siamo abituati a esclamare, del “terzo mondo”, appunto.
Eppure è così. In un Paese dove gli ospedali pubblici mancano di tutto, o quasi, dove spesso i parenti debbono accudire a una farmacia esterna al nosocomio per comprare i medicamenti necessari a curare i propri cari, anche il sangue si paga. In caso di necessità, i congiunti del paziente debbono cercare donatori e mettere mano al portafogli. Nella Repubblica Dominicana coloro che donano il sangue volontariamente, e quindi gratis, sono circa il 20% del totale. Tutti gli altri si fanno pagare. Esiste una Banca del Sangue cui accudire in caso di bisogno, a pagamento.
Che dire, quindi, se un bravo medico italiano, come il dottor Massimiliano Scerra, che ha “sposato” questo Paese per viverci e lavorare, decide di promuovere un Club dei Donatori italiani di Sangue? Se dovessimo dargli un voto, come si faceva anni fa a scuola, con le pagelle, gli spetterebbe un bel dieci e lode.
Scerra pensa al suo progetto, si mette d’accordo con l’Hemocentro Nacional e dà il via al Club. Gli italiani della RD si possono iscrivere, donare il sangue che verrà raccolto nelle strutture dell’Hemocentro e messo a disposizione. Per gli italiani, gratis.
Scerra fa parte del Comites. In un primo momento pensava di far avanzare l’iniziativa attraverso l’organo istituzionale rappresentativo della nostra comunità, ma quando si rende conto che le farraginose lungaggini della burocrazia avrebbero fermato il suo progetto chissà fino a quando, decide di proporlo attraverso il Maie, il Movimento degli italiani all’Estero di cui è coordinatore per questo Paese.
Non l’avesse mai fatto! Partono le critiche, uno degli sport nazionali in cui noi italiani non siamo secondi a nessuno.
“Il Club non ha ufficialità giuridica – gli si rimprovera -, il Maie raccoglie iscrizioni, nomi e indirizzi, che potrebbero poi servirgli in campagna elettorale, è una iniziativa politica…” e chi più ne ha…
Tuonano i partiti di opposizione, i movimenti e i Comitato che si contrappongono a quello del presidente Merlo.
Noi crediamo, invece, che la solidarietà non abbia e non debba avere connotazioni politiche, che chi deciderà di iscriversi, lodevolmente, al Club lo farà perché ha piacere di farlo, per dare una mano (o qualche goccia del suo sangue, in questa occasione) nel caso che qualcuno dei suoi connazionali, più sfortunato di lui, ne abbia bisogno.
Siamo convinti che un ammalato, in ospedale, in condizioni critiche di salute, nell’assoluta necessità di una trasfusione, non andrà sicuramente a sindacare se il sangue che gli viene donato, gratis, per salvargli la vita abbia o meno un colore politico, sa che gli viene regalato da un donatore sconosciuto che ha deciso di fare del bene iscrivendosi a un “club” che, magari, non avrà ancora personalità giuridica in questo Paese, ma la cui presenza è fondamentale e benemerita, nell’ottica esclusiva di fare del bene ai connazionali necessitati. Anche a quelli che lo criticano.
