Il Tarallo Napoletano e la storia di Fortunato, il tarallaro che ispirò Pino Daniele
Il tarallo rustico napoletano, ‘’ ‘nzogna e pepe ‘’ e mandorle tostate è, senz’altro, nella storia della cucina partenopea, il primo snack popolare.
C’era una volta e c’è ancora adesso, un magnifico sostitutivo economico di un pasto spezzafame saporito, che unisce il sapore forte del pepe nero con la dolcezza delle mandorle, il tutto unito dalla sugna, nato come forma di recupero degli avanzi dell’impasto per il pane.
Ritorto, friabile e croccante, protagonista di tante serate tra amici che si riunivano a Mergellina o a Piazza Sannazaro (dalla ‘’Cafona’’ o da ‘’ ‘o Marchese ‘’) per trascorrere il sabato sera, fino a notte inoltrata, tra birra e taralli caldi, un eccezionale connubio intimo che ancora si perpetua quando si passeggia sul lungomare di Napoli e che, ancora come allora, si vendono in tutta la città tramite i tarallari ambulanti. Il più noto tra questi, senza dubbio, Fortunato, celebrato negli anni ‘70 da Pino Daniele, che mise in musica la sua celebre cantilena, ormai un inno: ‘’Fortunato tène ‘a robba bbella! ‘Nzogna, ‘nzò!’’ e citato anche da Matilde Serao ne ‘’Il ventre di Napoli’’.
Sono e siamo in tanti ad averlo incontrato tra gli anni ‘50 e ‘90, sempre vestito di bianco con una carrozzina da bambini adattata a carrettino per il trasporto dei taralli. Era facile incontrarlo la mattina, dalla Pignasecca a Piazzetta Nilo, dove abitavo, dalla Sig.ra Amalia alla Pensione Bedini, con sua figlia Angela e il marito Prospero e, soprattutto, Renato, il Professor Bedini, grande esperto e conoscitore delle cose di Napoli, della cucina e delle tradizioni partenopee e noto ‘’tombeur de femmes’’, playboy napoletano.
Cantava e ballava Fortunato, un reduce della campagna di Russia, come si vede in due scene di ‘’Napoli Milionaria’’ e ‘’Filomena Marturano’’ del grande Eduardo De Filippo e anche nel ‘’Giudizio Universale’’ di Vittorio De Sica.
Oggi, più di tutti, i taralli più famosi sono quelli di Leopoldo Infante, un vecchio tarallaro che cominciò la sua attività in una piccola bottega di fronte all’Orto Botanico, un marchio, Leopoldo, diventato poi sinonimo di qualità nella produzione, appunto, dei taralli e nella vendita degli stessi in diversi negozi cittadini.
Più recentemente sono diventati anche importanti come ingredienti di alcuni famosi primi piatti napoletani, opera di altrettanto famosi Chefs di tradizione ma anche d’innovazione partenopea, da Antonino Cannavacciuolo a Sergio Scuotto di ‘a Figlia d’ ‘o Marenaro – Innovative.
