Io e il Festival di Napoli
Siamo coetanei, il Festival di Napoli ed io. Entrambi siamo nati nel 1952. Ci siamo frequentati per tanti anni, poi quando abbiamo raggiunto la maggiore età, nel 1970, ci siamo persi di vista. Il Festival si è interrotto ed ha avuto lunghi momenti di pausa.
Fino ad ora, quando, quasi settantenni, ci siamo finalmente ritrovati e il mio “coscritto”, riabbracciandomi, mi ha chiesto di far parte della sua giuria.
Erano i tempi, i Cinquanta, in cui la RAI cominciava a diffondere sempre piú il suo segnale in varie parti d’Italia e il Festival di Napoli era, per me, un appuntamento fisso, come del resto quello di Sanremo, piú giovane di un anno.
I miei genitori erano stati tra i primi, nel nostro quartiere di Gattinara, centro allora ancora prevalentemente agricolo della provincia di Vercelli, a comprare un apparecchio televisivo. Un enorme cassone di legno, marca Grundig, con più sotto il regolatore di tensione a manopola, che un amico di mio padre ci aveva venduto ed installato.
Giá da piccolo avevo una passione innata per la musica e quindi i grandi cantanti dei primi Festival di Napoli sono diventati parte dei miei “eroi”: Aurelio Fierro, Tullio Pane, Nunzio Gallo, Mario Abbate, Sergio Bruni… Sono quelli che ricordo ancora con grande piacere. Poi le loro canzoni: Guaglione portata al successo nel ‘56 da Fierro, Malinconico autunno di Marisa Delfrate, dell’anno successivo, che mia madre cantava riassettando i letti, Sarrá chi sá di Fausto Cigliano, l’indimenticabile e bellissima Tu si na cosa grande di Modugno, nel ’64.
Mi avevavo regalato un magnetofono Geloso. Aveva due pinzette che collegavo all’interno dell apparecchio televisivo, in corrispondenza degli altoparlanti, e potevo registrare perfettamente le canzoni. Il giorno dopo giá le cantavo.
Fino al ’70, quando vinsero Di Capri e Nazzaro, con “Me chiamme ammore”, canzone di cui ricordo il titolo ma non la melodia.
E quest’anno, 50 anni dopo, ritroveró finalmente il mio coetaneo. Faró parte della sua Giuria Internazionale, rappresentando Italian’s News. E vi assisterò non piú in bianco e nero, davanti al mio televisore, come facevo in gioventù, ma dallo schermo del computer, a migliaia di chilometri di distanza, a Las Terrenas, Repubblica Dominicana, dove mi ha portato da un paio di decenni a vivere il festival della vita. E lo faró con lo stesso entusiasmo di una volta, sperando di trovare nuovi eroi nei nuovi interpreti che il mio vecchio giovane coscritto mi proporrà.
