Io mi chiamo Gioconda
Mi sussurrava all’orecchio, con grande esitazione, nei miei sogni ad occhi aperti. Quasi come un mistico sufi….Vedevo quel nome in frammenti colorati come minuscole schegge di cielo. Mi diceva che un nome…non è soltanto fatto di lettere che formano una parola. Nel nome di una persona, ogni lettera vi infonde la vita. Il nome è intimamente collegato all’anima. Ha perfino un suono che riverbera nell’universo e può sorpassare tutti i rumori che esistono sulla terra.
Mia madre sapeva il mio nome, ma lo tenne segreto. Per settimane, prima che io nascessi, quasi ogni notte lei si accarezzava dolcemente il ventre che cresceva, ma soltanto quando nessuno poteva vederla, e canticchiava una incantevole ninna nanna con il nome Gioconda. Quel canto cullava e accompagnava nel sonno la sua e la mia anima. “Gioconda, Gioconda…mio piccolo tesoro, brilla stellina mia…Gioconda mia, mamma ti vuol bene…brilla, brilla, mia stellina!”
Ti prego, perdonami mio caro angelo, ma io non posso chiamarti Gioconda. Il tuo nome farebbe divampare una faida ancestrale peggio che se buttassi un cerino in un mucchio di paglia. Porterebbe lo scompiglio nel mio mondo, e per questo devo rinunciare al tuo nome. Lo terrò sepolto dentro il mio cuore come in un sacro funerale. Ti prometto di farti visita, un giorno, Gioconda….Ma questa notte è l’ultima notte che ti chiamerò con il tuo nome segreto. Infatti, quel nome è quasi svanito…che tristezza. Il funerale fu celebrato il giorno stesso del mio battesimo perché mi furono imposti i nomi di due madri sante. Quel giorno venne avvolto da una nebbia mistica perché anche le nubi erano in lutto per la perdita di un nome sacrale.
Finché…ahimè…cinquantatre anni dopo! Quel nome mi chiamò, come in una di quelle storie di fantasmi che ci vengono tramandate. Era traslucido eppure aveva sembianze di essere vivente. Aveva perfino una voce. “Gioconda…dove stai?” La voce era flebile ma non dal tono sconfitto. Era un sussurro ma non era debole. Aveva un suono possente ma non cupo. Aveva fluttuato fra le dimensioni che esistono oltre la vita terrena, senza una identità di genere, ed era finalmente venuta a reclamare il suo diritto, come se la sua consapevolezza eterna fosse ansiosa di abitare finalmente nella sua giusta dimora.
Adesso, illuminate e risvegliate, la voce e io iniziamo la nostra missione: rivendicare il mio nome, con la spada invincibile della misericordia (Curtana) che ci accompagna. Per prima cosa, la voce deve visitare il suo grembo originario. Era entrata nel sonno di mamma ma lei l’aveva ignorata senza pietà. La voce si era resa conto di come il grembo di mamma si stia rapidamente dissolvendo in polvere e aveva pianto come una bambina. La nascita nostalgica. Poi, aveva rivolto il suo appello agli arcangeli.
Mamma continuò a negare la sua esistenza e mi chiamò freneticamente con il nome che mi era stato imposto: Anna-Maria, Anna-Maria, Anna-Maria vieni qui… per l’amore di Dio! Lei prega con fervore il nome imposto e chiede alle due sante di fare un miracolo. Ma la sua preghiera non viene ascoltata perché gli angeli hanno ammutolito la sua voce.
Gioconda…si manifesta come un fiore e inizia a sbocciare come uno sgargiante fiore purpureo di ipomea. Mamma viene finalmente sopraffatta da questa sacra visione. E, per la prima volta nella sua esistenza terrena, mamma si arrende e inonda la terra sotto di lei di lacrime di sangue. Gioconda sussurra mentre lei continua a piangere «Perché mi hai abbandonato, mamma? » Io sono sempre restata qui e ti baciavo con ogni tocco del pennello. I miei colori si fondono e si mescolano dovunque io mi trovi nel mio viaggio….ogni notte, ti mandavo baci mentre dormivi….ma hai scelto di non vedermi. Ancora una volta devo chiederti : « Perché mi hai abbandonato, mamma? » Mamma si chiuse in un silenzio di pietra. Per cinquantatre anni io sono stata il vento per gli uccelli e la spada per le donne. Tu avevi ricevuto il dono di donare un nome, mamma. Il mio nome significa….E mamma, ancora con gli occhi colmi di lacrime, completa la frase… « il tuo nome vuol dire colei che è felice. »
Gioconda, perdonami.
Mamma, io sono qualcosa di diverso dal dipinto del sedicesimo secolo. « Sì, lo sei. » Mamma, io sono qualcosa di diverso dall’opera in quattro atti di Ponchielli. «Sì, lo sei.» E sono perfino più squisita del vino. « Sì, lo sei. »
« Gioconda, non esiste vigneto, né teatro, né pittore che possa sostituire l’animus, l’essenza della tua anima. Sei venuta, in questa notte sacrale, per riappropriarti del tuo nome… »
Sì, madre…IO MI CHIAMO GIOCONDA.
Testo e dipinti di Anna Panunto
Traduzione all’italiano di Anna Foschi Ciampolini
