Italiani all’estero senza voce: dopo Silli, il vuoto alla Farnesina
Dopo le dimissioni di Giorgio Silli, gli italiani all’estero si ritrovano senza un punto di riferimento politico diretto. A distanza di settimane, infatti, non è stato ancora nominato un nuovo sottosegretario con delega specifica alle comunità italiane nel mondo.
Una situazione che, al di là degli aspetti formali, pesa. E molto.
Il Ministero degli Esteri resta guidato da Antonio Tajani, ma la delega agli italiani all’estero – che Silli aveva seguito in prima persona – è di fatto rimasta scoperta o gestita in modo temporaneo all’interno della Farnesina.
Tradotto: milioni di italiani sparsi tra Americhe, Europa e resto del mondo oggi non hanno un interlocutore politico dedicato.
E non è un dettaglio.
In un momento in cui si discutono temi cruciali – dalla cittadinanza alle difficoltà dei servizi consolari, fino alla questione sanitaria per gli iscritti AIRE – l’assenza di una figura politica di riferimento appare come un segnale preciso: il tema rischia di non essere una priorità.
E questo, per chi vive all’estero, si traduce spesso in problemi concreti: tempi lunghi per documenti e pratiche, difficoltà di accesso ai servizi, scarsa attenzione politica.
La mancata sostituzione di Silli non è solo una questione di poltrone ma di rappresentanza.
Perché senza una voce chiara al governo, gli italiani all’estero rischiano di diventare, ancora una volta, una comunità invisibile: importante nei numeri, ma marginale nelle scelte.
Quanto bisogna aspettare perché venga nominato un nuovo sottosegretario?
E soprattutto: quanto conta davvero, oggi, l’Italia fuori dall’Italia?
Per ora, la risposta sembra essere nel silenzio.
