La canzone napoletana punta all’UNESCO: al via la candidatura a Patrimonio dell’Umanità
Non è stato soltanto uno spettacolo televisivo. La serata “Campioni del Mondo – Italia Loves UNESCO”, andata in scena all’Arena di Verona, ha segnato soprattutto il lancio ufficiale della candidatura della canzone napoletana classica a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.

L’iniziativa, sostenuta dai Ministeri della Cultura e del Turismo, punta a ottenere il riconoscimento internazionale per una delle espressioni artistiche più conosciute e amate della tradizione italiana. Canzoni come “’O sole mio”, “Funiculì Funiculà”, “Torna a Surriento” e decine di altri classici hanno attraversato generazioni e continenti, diventando simboli universali dell’identità italiana.
La presentazione della candidatura è avvenuta davanti a circa cento delegati UNESCO provenienti da numerosi Paesi, riuniti a Verona per celebrare le eccellenze culturali italiane già riconosciute a livello mondiale. Dopo il successo ottenuto dall’Arte del Canto Lirico Italiano e, più recentemente, dalla Cucina Italiana, l’Italia guarda ora alla valorizzazione di un altro elemento fondamentale del proprio patrimonio culturale.
Secondo il Ministero del Turismo, la canzone napoletana rappresenta un patrimonio artistico che ha saputo superare confini geografici e linguistici. Tradotta, interpretata e amata in tutto il mondo, essa costituisce uno dei veicoli più efficaci della cultura italiana all’estero.

L’iter per il riconoscimento UNESCO richiederà diversi anni di lavoro. Un comitato scientifico sarà incaricato di predisporre il dossier necessario per dimostrare il valore storico, sociale e culturale di una tradizione musicale che da oltre un secolo accompagna la storia dell’emigrazione italiana e continua a essere un punto di riferimento per milioni di discendenti italiani nel mondo.

Per le comunità italiane all’estero, dalla Repubblica Dominicana agli Stati Uniti, dall’Argentina al Canada, la canzone napoletana non rappresenta soltanto un genere musicale, ma una memoria collettiva capace di mantenere vivo il legame con le proprie radici. È anche per questo che la candidatura UNESCO assume un valore che va ben oltre l’ambito artistico: si tratta del riconoscimento di una parte importante della storia culturale dell’Italia e della sua diaspora nel mondo.
