La Commissione Affari Costituzionale del Senato dibatte il Decreto legge sulla cittadinanza
Il decreto legge recanti disposizioni urgenti in materia di cittadinanza approderà nell’Aula di Palazzo Madama nella settimana dal 6 all’8 maggio e la prossima settimana la Commissione Affari Costituzionali del Senato avvierà le votazioni per le proposte di modifica. In questi ultimi giorni il dibattito sul provvedimento presso la I Commissione è stato molto variegato ed intenso . Partiamo dalla senatrice Francesca La Marca (Pd – America Settentrionale e Centrale) che ha in primo luogo chiesto il ritiro del decreto legge sottolineando come il ricorso al provvedimento d’urgenza limiti il dibattito parlamentare e quindi il confronto con le opposizioni. Rilevata dalla senatrice anche l’introduzione di un taglio netto nella possibilità di riacquisire la cittadinanza che sfavorisce gli italiani all’estero che mantengono un legame affettivo con il Paese e parlano l’italiano. Dal canto suo il senatore Roberto Menia (FdI) ha sottolineato come il provvedimento in esame persegua l’obiettivo di frenare la presentazione di un numero sproporzionato di domande di riconoscimento della cittadinanza provenienti da persone che vivono prevalentemente in Brasile, e in parte in Argentina, le quali, pur non avendo alcun legame con l’Italia, fanno valere una discendenza di sei generazioni, considerato che l’emigrazione italiana in Sudamerica risale alla fine dell’Ottocento. Per Menia l’urgenza dell’intervento, quindi, è determinata dall’intasamento di corti d’appello, consolati ed enti locali per l’esame di decine di migliaia di pratiche di cittadinanza. Il Senatore ha comunque concordato sul fatto che la norma possa risultare eccessivamente rigorosa, soprattutto per un Governo che è sensibile agli ideali di patriottismo, sottolineando come sia opportuno apportare alcuni correttivi. Menia ha quindi anticipato di aver elaborato alcune proposte di modifica per prevedere, tra i requisiti richiesti, il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana al livello B1, oltre a stabilire una corsia agevolata per il rientro degli oriundi e l’obbligo di dimostrare periodicamente il legame con il Paese d’origine. Da Antonio Nicita (Pd) sono state espresse perplessità sia sulla scelta di adottare un provvedimento d’urgenza sia sul suo contenuto. Il senatore ha sottolineato la necessità, anche a causa dell’invecchiamento demografico del nostro Paese, di volgere l’attenzione ai giovani immigrati che frequentano le scuole italiane e parlano addirittura i dialetti locali, o che rappresentano l’Italia nello sport. La necessità di non utilizzare il provvedimento di urgenza per questa materia è stata sottolineata anche da Poalo Tosato (Lega). Per il senatore, che ha invitato la maggioranza a rimanere aperta a proposte correttive, da una parte vi è la necessità di contenere l’esorbitante numero di richieste di cittadinanza, pur in assenza di un effettivo legame con il Paese e di un sentimento di italianità, dall’altra occorre tutelare e valorizzare il legame con le comunità italiane all’estero, ambasciatrici delle eccellenze italiane nel mondo. A seguire il senatore Roberto Cataldi (M5S) che evidenziato come il riconoscimento di un diritto come la cittadinanza andrebbe esaminata con maggiore ponderazione, al di là della contrapposizione per motivi politici. Dafne Musolino (Italia Viva), dopo aver espresso critiche sulla forma e sul contenuto del provvedimento, ha rilevato : “Se la necessità è quella di risolvere l’affollamento di pratiche in comuni e tribunali, si sarebbe potuto snellire o digitalizzare le procedure, oppure aumentare gli sportelli, anziché adottare provvedimenti restrittivi per cittadini italiani che non possono più essere riconosciuti come tali”… Per la senatrice “ostacolando il riconoscimento della cittadinanza, che è al tempo stesso un diritto, uno status e anche un sentimento, si penalizzano cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero per necessità e che poi hanno inviato in Italia il frutto dei loro sacrifici”. Da segnalare anche l’intervento del senatore Beppe De Cristofaro (Misto) che si è detto contrario all’uso della decretazione d’urgenza, ha riconosciuto il problema della proliferazione delle richieste di cittadinanza italiana soprattutto in Sudamerica e ha ricordato la situazione di almeno un milione di bambini nati sul territorio nazionale, che frequentano le scuole, parlano italiano e sono perfettamente integrati, ma non possono ottenere la cittadinanza italiana. Contrario alla decretazione d’urgenza anche Andrea De Giorgis (Pd) che ha segnalato come il provvedimento non proponga soluzioni intermedie o temporanee atte a favorire il bilanciamento di esigenze che sono effettivamente tutte rilevanti. Per il senatore se da una parte occorre contrastare le possibili degenerazioni sull’acquisizione della cittadinanza, dall’altra non si possono dimenticare le aspettative delle comunità di Italiani all’estero che intendono poter trasmettere la cittadinanza ai loro discendenti. La senatrice Maria Stella Gelmini ( Gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati) nel sottolineare come il provvedimento vada nella direzione corretta, introducendo un approccio più rigoroso, ha comunque evidenziato l’esigenza di apportare al decreto legge alcuni correttivi, sulla base soprattutto degli spunti di riflessione proposti dai parlamentari eletti all’estero. Ha poi preso la parola il relatore Marco Lisei (FdI) che ha rilevato come effettivamente il provvedimento sia necessario e urgente, data la situazione di estrema difficoltà per uffici comunali e tribunali. Per il senatore non si può riconoscere la cittadinanza a persone che non hanno alcun legame con il territorio nazionale, anche perché questo ha rilevanti conseguenze dal punto di vista economico, per i costi di funzionamento degli uffici consolari, oltre che per il raggiungimento del quorum nelle consultazioni elettorali e referendarie. Lisei ha comunque condiviso la necessità di apportare correttivi per affinare il testo e renderlo giuridicamente solido, in modo che le misure siano efficaci e compatibili con le sollecitazioni della Corte costituzionale.. Nel suo intervento il Sottosegretario agli Esteri Giorgi Silli, dopo aver posto in evidenza che la situazione degli italiani all’estero è molto variegata e che eventuali distorsioni nell’acquisto della cittadinanza al solo scopo di usufruire dei benefici legati al possesso di un passaporto italiano sono più diffuse in specifiche aree, ha sottolineato come sia ormai indispensabile correggere la normativa vigente, per cui potenzialmente il numero degli italiani all’estero – visti gli ottanta milioni di oriundi , a fronte degli attuali sette iscritti all’AIRE – potrebbe diventare di gran lunga superiore a quello dei residenti in Italia. In proposito il Sottosegretario ha auspicato il raggiungimento di un’intesa su uno o due argomenti più significativi, rispettando comunque l’approccio restrittivo scelto dal Governo, per risolvere l’ingorgo di pratiche che si è determinato presso uffici comunali, tribunali e consolati. Il Presidente della I Commissione Aldo Balboni ha concluso la seduta segnalato come nel corso delle audizioni, i costituzionalisti abbiano rilevato criticità che non potranno essere ignorate in fase di predisposizione degli emendamenti. (Inform)
